Le case della vergogna, a Saviano continua lo scempio della Cisternina- FOTO

di Nello Lauro
SAVIANO- Il silenzio della vergogna. Un silenzio irreale squarciato dalle auto che sfrecciano a tutta velocità e dai tir di una ditta che fanno manovra per uscire dal deposito e andare verso la destinazione designata per il viaggio. Alla fine della strada si sentono insistiti e nervosi colpi di clacson da parte di qualche irrequieto e frettoloso automobilista che vuole approfittare che il semaforo all’incrocio con via Polveriera, dove giace sommerso il villaggio preistorico di Nola, non funziona già da tempo. A completare il desolante quadro il disegno più significativo: il mostro chiamato “Cisternina”. Quarantamila metri quadrati di degrado, un monumento all’incuria edificato per ospitare gli sfollati del terremoto del 1980. A causa dell’assenza della rete fognaria, la Cisternina fu poi abbandonata. Nel 2001 fu firmato un accordo di programma tra la Regione, il Comune di Saviano, il Comune di Napoli, l’Arpac e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. L’obiettivo era quello di creare un centro di ricerche ambientali. Nulla di fatto. Da allora paventate altre soluzioni, organizzate diverse conferenze, ipotizzati accordi, inscenate proteste, e pubblicate diverse inchieste: niente è cambiato. Quello che doveva essere un gioiello di urbanistica è una patacca senza valore: nessuna recinzione, nessuna protezione, con un albero, piegato dal tempo che passa, che introduce allo squallore quotidiano Case “fantasma” e annerite, muri lesionati, finestre distrutte come la peggiore Beirut ma qui ma la guerra non c’entra. E’ il cimitero degli elettrodomestici (frigoriferi di ogni misura e dimensione) e degli pneumatici gettati in quelli che dovevano essere dei garage per i veicoli, il tutto nascosto o quasi nella fitta vegetazione ormai “proprietaria”, di diritto, della struttura. Delle 138 unità abitative resta solo il concetto, l’idea. A parte qualche porta ancora fissata nei battenti quasi tutto è stato portato via compreso mattonelle, tubature (il rame fa sempre gola) mentre i vetri, pavimenti e strutture in ferro hanno ceduto all’inesorabile incuria. Bottiglie di birra, materassi e qualche vestito testimoniano anche la presenza recente di qualcuno o di qualcuna che consuma un fugace rapporto a pagamento. Con qualcuno che ogni tanto ci va anche a passare qualche fredda ora di sonno. Anzi di un incubo.
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