Poche idee e molta timidezza, a Cicciano la campagna elettorale parte col rallenty

di Bianca Bianco

CICCIANO- Impressioni elettorali. Cicciano, quasi tredicimila abitanti, quattro elezioni comunali in undici anni. Un record negativo nell’area nolana, sintomo evidente di instabilità politica profonda. Frutto forse di decenni di intese fondate più sul patto per vincere che sui programmi. Giocoforza oggi le elezioni a Cicciano, che sono poi le uniche cui sono chiamati i cittadini dell’area nolana, sono sotto la lente di ingrandimento dell’opinione pubblica. Questo inizio di campagna elettorale ha però lasciato delusi quanti si aspettavano fuochi di artificio, bordate e veleni. I primi due comizi delle compagini (Uniti per Cicciano di Giuseppe Tarantino e Paese Futuro di Raffaele Arvonio) si sono ridotti a semplici passerelle di candidati o big in piazza Mazzini. Niente più discorsi fiume, niente folle arringate a braccio, le prime due uscite dei due aspiranti primi cittadini sono state piuttosto freddine, organizzate senza particolare originalità, hanno poco entusiasmato i cittadini accorsi abbastanza numerosi nella principale piazza del paese. Arvonio ha avuto lo spunto di far parlare prima le cinque donne candidate con lui, Tarantino si è invece portato sul palco i deputati Enzo Cuomo e Massimiliano Manfredi. Uniche note di colore in una campagna elettorale altrimenti finora ‘grigia’, caratterizzata più dalla estrema timidezza dei due contendenti (che a volte facevano persino tenerezza mentre leggevano i loro discorsi dal palco) che da colpi di scena o americanate. Arvonio, nonostante sia stato sindaco, è apparso impacciato e si è troppo dilungato sui programmi nella sua prima uscita ufficiale. Tarantino tremava dall’emozione, moltiplicava i ‘refusi’, è arrivato alla fine del discorso ancora più emozionate dell’inizio, quasi contento di avere finito. Neanche le slide lo hanno aiutato nel compito di riscaldare una platea infreddolita, così come la verve dell’avvocato Nicola Nappi non ha purtroppo influito sulla staticità di Arvonio, troppo “fermo sulle gambe” . Entrambi non sembrano ancora dei leader, e persino i loro stentati e poco credibili ‘in bocca al lupo’ che si sono rivolti l’un l’altro, sapevano più di carenza di un ghost writer con qualche idea che di diplomazia. Il commento ai primi due comizi della campagna elettorale dell’anno non può che essere negativo: poca vivacità, molti corpi imbalsamati sul palco (tranne per qualche scatto oratorio di alcune candidate di Arvonio apparso però quasi fuori contesto visto il clima dormiente) e zero originalità. Pure la gente in piazza è apparsa ‘moscia’, e molti commenti post-comizio hanno bocciato i due competitors. O almeno li hanno rimandati al prossimo comizio.

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