Trenta anni fa fu arrestato Enzo Tortora, il grande accusatore era di Liveri

pandico

LIVERI- Trent’anni fa, esattamente trenta anni fa, il 17 giugno del 1983, fu arrestato il notissimo presentatore tv Enzo Tortora. Un caso entrato nella storia d’Italia, un esempio di mala giustizia che resterà per sempre nei più tristi annali della cronaca italiana. Tortora fu accusato da alcuni pentiti di camorra di essere un trafficante di droga. I magistrati napoletani credettero a quell’infamia, il conduttore di “Portobello” fu arrestato e sottoposto ad un penoso processo.In primo grado fu condannato a dieci anni, in Appello fu assolto con formula piena. I giudici d’appello smontarono le accuse basate solo su un nome su un’agendina e sulle calunnie di camorristi. Pochi sanno che tra quei camorristi pentiti, quello che diede la stura al caso Tortora e rovinò la vita dell’artista (che dopo la riabilitazione morì nel 1988, di fatto di crepacuore), c’era Giovanni Pandico, di Liveri. Pandico, considerato schizofrenico, avrebbe avviato questa campagna denigratoria nei confronti di Tortora, sfociata in un assurdo arresto, per il personale risentimento nei confronti suoi e della redazione di Portobello. Aveva inviato al programma un centrino da mettere all’asta per beneficenza. La redazione perse quel centrino, e proprio per questo episodio banale Pandico avrebbe cominciato a meditare una vendetta nei confronti di Tortora. Una vendetta riuscita alla perfezione, purtroppo per il creatore di Portobello. Nel 1988, due anni dopo l’assoluzione e la totale riabilitazione, Tortora morì. Era sofferente di cuore, di fatto morì di crepacuore. La sua storia è oggi un simbolo della malagiustizia. Giovanni Pandico era uno schizofrenico paranoide, ed a stabilirlo erano state le perizie psichiatriche fatte in carcere dopo l’orribile delitto di cui si era macchiato. Nel 1970, mentre era in attesa di un documento nel Comune di Liveri, perse le staffe perché riteneva di avere atteso troppo ed uccise un impiegato ed un vigile urbano. Ferì gravemente un consigliere comunale. Per quella strage fu condannato, ma nel suo curriculum criminale aveva giù altri reati. Tra questi, l’appartenenza alla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, della quale però non era un vertice. Secondo ‘o prufessore, era solo uno che ricopiava i suoi appunti. Giovanni ‘o pazzo, così era chiamato, è noto anche per essere stato il pentito più intervistato d’Italia. Resterà nella storia per avere rovinato, insieme ad altri camorristi,  la vita ad un innocente.

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