Dipendenza da sesso e gioco, quando il piacere diventa malattia

di Mariarosaria Alfieri

* criminologa, presidente associazione Criminalt

Nel momento in cui gli adolescenti avvertono il bisogno di prendere le distanze dalla famiglia e dalla scuola per cercare una propria dimensione individuale più autonoma il gruppo offre accoglienza, protezione e riconoscimento per la nuova identità che essi vanno formando. Ciò li aiuta a non sentirsi più figli o allievi ma individui liberi di sperimentare nuove regole, nuovi modi di stare in relazione, nuove dimensioni quali l’autonomia, l’espressività, l’affettività, la sessualità, la creatività, l’affermazione personale. La trasformazione del gruppo dei pari in gruppo deviante è però molto labile, e non sempre  la trasgressione e la contestazione si orientano in modo creativo, talvolta prendono strade distruttive, come nel caso dicerte forme di contestazione che sconfinano nella violenza e nel teppismo o nel caso dell’uso e abuso di sostanze tossiche (fumo, alcool, droghe). Il comportamento antisociale costituisce, in genere, un episodio transitorio ma in alcuni casi esso può rappresentare la prima fase di un processo, il cui esito è la stabilizzazione della devianza. A volte con l’atto violento si raggiunge lo scopo di cementare un gruppo troppo povero di interscambi relazionali e che, grazie alla negatività emotiva che riesce ad acquisire dall’esterno, si riconosce e si unisce affettivamente.  In particolare il “branco” è quell’insieme di minori che sembra non avere la capacità di ragionare prima di agire, manca ovvero un filo interno che leghi il pensiero all’azione, il gesto alle emozioni e alle conseguenze. Ed è così spesso ma non perchè essi siano mostri, quanto perchè l’organizzazione mentale e psichica dei ragazzi in adolescenza è confusa, ancora poco articolata. Il branco, come un’agglomerato di energia si sprigiona nelle situazioni più inattese. Colpisce con forza spavalda, abusa quando meno te lo aspetti, ti sfida senza un minimo di paura. Tutto può accadere in piena luce, nel cuore della città, su una panchina dei giardini o nel corridoio della scuola. E nessuno vede, ma quasi sempre perchè non si vuole vedere. Possiamo chiamarlo bullismo o con altri mille nomi, ma il significato è sempre lo stesso perchè i gesti violenti, sono sempre uguali, feriscono e sfregiano non solo il corpo ma l’anima della vittima, sia essa un adulto o un minore. Il branco che compie vandalismi  non è una cosa nuova, c’è sempre stato. Solo che un tempo era il bisogno di trasgredire alle regole, di misurare la propria forza quella che muoveva le piccole bande a suonare i campanelli di una casa e poi scappare, nascondersi per provare fino a che punto si poteva farla franca. Ora non è più questa la motivazione ma il bisogno di essere visibili, di acquistare consistenza e popolarità. Ora a differenza di ieri il gesto vale se tutti lo vedono, se impone attenzione e richiama spettatori. La violenza come spettacolo ormai appartiene alla nostra cultura, ai reality che dilagano dentro ogni nostra ora e sfumano il confine tra il “possibile” e il “non consentito”.  Da questo nasce il bisogno di filmare con il cellulare l’aggressione e l’umiliazione. Perchè la violenza  ha più significato se può essere esibita e il violento  diventa un eroe o il bullo un mito solo se tutti lo riconoscono. I giovani criminali di oggi non sono mostri, sono molto spesso degli esibizionisti che hanno bisogno di contare almeno un po’ per qualcuno. Non provengono più dalle aree degradate della società ma crescono in una realtà ambientale e familiare  povera di relazioni, svuotata di affettività e di condivisione, spesso nella più assoluta solitudine. E’ in questo spazio vuoto che i bambini e gli adolescenti si trovano a vivere e a tentare di diventare grandi senza riuscirvi. Il branco violenta, stupra. Il fine ultimo dello stupratore è quello di “impossessarsi” del corpo della donna, e di sottometterlo alla sua stessa volontà di potenza. Lo stupratore concepisce la donna come un suo oggetto, come un essere odiato e in quanto tale deve essere aggredita brutalmente e posseduta completamente. La maggior parte delle analisi cliniche, presentano gli stupratori come persone deboli, che vivono un senso di inadeguatezza nei confronti degli altri, ma soprattutto risultano essere  insicuri della propria identità sessuale. Si intuisce facilmente come i giovani devianti, che non hanno strutturato in loro un agevole e adeguato processo di comunicazione e di simbolizzazione, e che non sono entrati nel gruppo dei pari, ma al contrario nel branco,esprimono la loro aggressività, e le loro pulsioni sessuali sotto forma di stupro e di violenza sessuale.

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