La cultura nolana? Petrolio senza petroliere. Un’inchiesta di Repubblica scopre l’acqua calda

 

La prima pagina di Sette del 29 marzo

La prima pagina di Sette del 29 marzo

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di Bianca Bianco

NOLA- “Un immenso patrimonio che non riesce a fare sistema”. Questo il titolo-stilettata di Repubblica Napoli di oggi; il giornale dedica un articolo- inchiesta allo stato dei beni culturali dell’area nolana. Sfonda una porta aperta; il giornalista Antonio Ferrara descrive una realtà in cui un tesoro culturale ed archeologico immenso (un museo nazionale, un anfiteatro, un villaggio “preistorico”, le basiliche paleocristiane) non viene valorizzato per mancanza di una sinergia a livello istituzionale (e forse anche, lascia supporre il pezzo, per qualche polemica tra Comune e Soprintendenza). Repubblica Napoli dedica ai monumenti nolani un pezzo a pagina 4, con interviste al funzionario della Soprintendenza Giuseppe Vecchio, al sindaco Biancardi ed all’assessore ai Beni culturali Cinzia Trinchese.

L’articolo è una sintesi di quello che andiamo scrivendo da tempo: il museo nazionale di via Senatore Cocozza c’è ma nessuno lo conosce (tant’è che in un anno ha avuto appena 7613 visitatori, media deludente di 20 al giorno), l’anfiteatro deve ancora essere restituito completamente al presente visto lo sfiancante iter degli espropri (ma, assicura Vecchio, c’è un progetto per riportarlo alla luce interamente, un progetto da 10 milioni di euro); il villaggio? Quello sarà interrato a settembre. Lo ripete ancora stoicamente Giuseppe Vecchio (in barba a tutte le conferenze di servizi, gli appelli ed i teatrini fatti finora per salvarlo). Le basiliche di Cimitile ci sono ma non sono inserite in un sistema integrato, quindi sono anch’esse ai margini del turismo culturale. Stesso discorso per l’anfiteatro di Avella. Un disastro. “Metti tutti questi ingredienti insieme- scrive Ferrara- e ti aspetteresti una offerta turistica in grado di attirare visitatori. Ma a Nola non va così”.   Purtroppo.

Era il 29 marzo quando con il nostro settimanale “Sette” pubblicammo una lunga inchiesta (di grande successo, peraltro) sullo stato di salute dei beni culturali nolani. Un villaggio abbandonato, di fronte al quale ci sono addirittura venditori ambulanti (oltre che immondizia); un anfiteatro che apre una tantum, indicazioni turistiche assenti, degrado ed abbandono. Molta indifferenza. Quel gioiellino del Museo, praticamente sconosciuto. Con quella inchiesta tastammo il polso del turismo culturale, quello che dovrebbe portare anche denaro e non solo prestigio. In due gioni incontrammo solo 4 turisti, quattro settentrionali spaesati nelle basiliche cimilitesi. Un pianto antico.

Ora anche Repubblica si accorge di Nola, della sua grandiosità. E si accorge del Nolano, e delle sue meraviglie. Il sindaco Biancardi risponde al giornalista: “Vogliamo fare sistema con gli altri Comuni che hanno siti di interesse”. L’assessore Trinchese difende il suo lavoro iniziato l’8 aprile e che ha portato già al successo della Notte dei Musei. Vecchio ricorda che il villaggio è ormai perduto. Risposte già sentite. Resta un bilancio in negativo che ora è sotto gli occhi di tutti. I beni culturali sono il petrolio dell’area nolana, manca però un lungimirante petroliere che ci renda tutti ricchi. E orgogliosi.

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