Napoli, i mille capricci di una piazza incontentabile

di Domenico Silvestro (Maidirecalcio.com)

Secondo posto e qualificazione in Champions League, sostituito Mazzarri con Rafa Benitez, venduto Cavani incassando più di 60 milioni. Sembrano tutte notize ottime per Napoli e per il Napoli, ma l’entusiasmo nella piazza azzurra stenta ad accendersi. Dovrebbe esserci trepidazione, coinvolgimento e passione per il nuovo progetto, ma sono ancora presenti dei malumori e periodicamente continuano ad arrivare critiche da giornalisti e tifosi che sembrano non essere mai contenti. E una questione di continua ambizione nel raggiungere il meglio, o ci sono dei problemi più profondi? Analizziamo i principali punti che vengono toccati e contestati dall’incontentabile  piazza partenopea.

“De Laurentiis pappone”- Il Presidente è costantemente bersagliato da frasi come questa: accusato di non investire abbastanza, di intascare i soldi sulle cessioni e di lucrare sui diritti d’immagine che i calciatori devono cedere alla società. Che il buon Aurelio abbia i suoi tornaconti economici nessuno lo mette in dubbio, d’altronde chi fa qualcosa senza ottenere nulla in cambio? Il punto è che, aldilà del comportamento spesso “focoso” e talvolta irrispettoso del n.1 del Napoli, la sua gestione della società è un modello da seguire in Italia e all’estero. Bilancio in positivo, squadra competitiva, sponsorizzazione positiva della città, in regola per il fair play finanziario,  il tutto senza avere i capitali dei “top team”, senza uno stadio di proprietà e senza i finanziamenti di sceicchi o investitori esteri. De Laurentiis ha preso il Napoli in serie C, l’ha portato in Champions e a duellare per lo scudetto: anche se qualche errore può capitare a chiunque, le cose positive che ha fatto per la città e per la squadra devono essere fonte di riconoscenza più di qualsiasi altra cosa. I tifosi dovrebbero appoggiarlo invece che schernirlo, sposando il progetto che sta allestendo e collaborare per rendere la squadra partenopea ancora più competitiva.

La cessione di Cavani- Il Matador ha segnato la storia recente del Napoli, segnando gol a raffica e diventando il vero trascinatore degli azzurri in Italia ed in Europa. I tifosi lo hanno eletto, come è giusto che sia, eroe della città e beniamino del popolo azzurro. Ovviamente quando un tifoso vede il proprio eroe andare via verso altri lidi ha sempre quella lacrimuccia che scende sulla guancia, ricordando le sue prodezze e chiedendosi cosa potrà trovare in una città dove non sarà più un “dio” ma un comune mortale. Fatto sta che ogni storia è fatta per finire, specialmente se a volerlo è proprio l’eroe in questione. Il Napoli non ha certo l’appeal di altre squadre del mondo nè ha la pecunia per poter rendere ricco un giocatore che non ha intenzione di bearsi della sola gloria. Il Presidente si è però tutelato: la clausola rescissoria è, per definizione, una somma spropositata, atta a scoraggiare eventuali acquirenti e ad alimentare l’ego del calciatore. “Cavani non vale certo 64 milioni, ma se proprio devo farne a meno voglio ricavarvi il più possibile per poter ricostruire un Napoli vincente anche senza di lui”  sembrava intendere il Presidente. Ovviamente l’ultima parola sarebbe stata del giocatore, e ormai da tempo si era capito quali fossero le sue intenzioni. “la clausola o niente”, ma qualcuno con la disponibilità economica per questo afface c’è. Commenti? “Cavani mercenario, presidente pappone. Invece di migliorare, vendiamo i migliori”. Ovviamente non tutti sono stati di questo parere, esaltanto le capacità della società nel far fruttare al massimo calciatori sul piede di partenza (vedi Lavezzi lo scorso anno). Perchè dare del mercenario a Cavani per aver scelto il PSG pur sognando il Real? Cosa sarebbe cambiato se la destinazione fosse stata un altra? Bisogna solo ringraziare il Matador per ciò che ha dato al Napoli, per i suoi gol, per le sue giocate e per il guadagno che ha dato alla società. De Laurentiis ha fatto tutto ciò che poteva fare per il bene della squadra: vendere un giocatore scontento, guadagnare il massimo, reinvestire per mantenere la squadra competitiva. Grazie Cavani, si andrà avanti, ma senza rancore. Il calcio è anche questo, ma bisogna essere lucidi e non stolti e pieni di falso rancore.

Il mercato e gli investimenti- Rafael, Mertens, Callejon, forse Julio Cesar. Chi può dire che De Laurentiis non stia spendendo? Di certo non sono delle stelle (aldilà del portiere della nazionale brasiliana) ma tutti giocatori funzionali al nuovo progetto di Benitez. “Bigon non è in grado di comprare un giocatore, con quei soldi avrei preso….” Bello parlare a vanvera! Il fantacalcio siamo bravi tutti a farlo (chi più e chi meno) ma nel calcio reale non si negozia da soli: ci sono squadre che non vogliono vendere, calciatori con loro idee ed ingaggi, procuratori che vogliono guadagnare il più possibile. Dzeko? Il City non lo cede. Gomez? Voleva solo la Fiorentina. Jackson Martinez? Il Porto vuole la clausola e non vuole privarsene. Damiao? Si negozia sui dettagli e sui diritti di immagine. In cosa avrebbe sbagliato la società? Tutti gli attaccanti nominati sono grandi giocatori, il solo negoziarli vuol dire che il Napoli ha la dimensione per potersi permettere pezzi grossi del mercato mondiale. Ovviamente le trattative sono difficili e se si sceglie Damiao piuttosto che Dzeko c’è una motivazione ben precisa, tecnica o economica che sia. La società non si è mai tirata indietro, non ha mai fatto passi falsi e contestare su semplici supposizioni vuol dire non tenere davvero alla squadra che si ama. Il vero “supporter” supporta! Si sta vicini alla squadra, si mostra affetto e fiducia verso le sue mosse, specialmente se sono giuste e non azzardate come molti ritengono. Il futuro del Napoli sarà deciso dai suoi tifosi: vedremo già nel breve termine se la gente di Napoli, così come la società, raggiungerà la maturità tale da rendere la squadra partenopea un “top team” come tutto il popolo sogna. Più che “Presidè, caccia i soldi!” sarebbe bello sentire “Presidè, siamo al tuo fianco!”.

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