Saviano, the day after: l’incendio alla cereria accidentale, milioni di euro in fumo

_5982622279SAVIANO/NOLA- The day after. Il giorno dopo. Tornate nei depositi le autobotti, smantellato il presidio di vigili del fuoco e carabinieri che per dieci ore hanno lottato prima contro le fiamme, poi contro i focolai ed il fumo, Saviano fa i conti con le conseguenze dell’incendio della storica cereria “Carlo Nappi”, fondata si legge nel sito nel 1871. Andata in fumo ieri mattina alle 12,20. Nessuna vittima, solo qualche episodio di intossicazione. Ma a pagare le conseguenze di questo disastro oltre ai titolari della società che subiranno gli effetti economici del rogo, i tanti residenti della zona che tocca Saviano e Nola, ancora oggi ammorbati dal puzzo di plastica bruciata e da fumo che è penetrato fin negli anfratti delle loro abitazioni. L’ennesima emergenza.

I FATTI- Alle 12,20 le fiamme si propagano nell’area artigianale di Saviano, nell’ex agglomerato industriale “Basile”, di fronte la Cisternina. Le fiamme partono dal tetto, avvolgono il capannone, si estendono ad altre aziende, divorano tutto. Sul posto arrivano dieci autobotti del 115 di Nola, ambulanze (per fortuna non ce ne sarà bisogno), carabinieri. Per ore si lotta contro le lingue di fuoco, una parte del tetto della cereria collassa, nel frattempo le strade intorno si trasformano in un inferno di fumo nero e puzza. Anche un elicottero dei pompieri sorvola l’area. Il fuoco viene completamente domato intorno alle 20, arriva l’Agenzia regionale per l’ambiente per il primo sopralluogo. L’area è messa in sicurezza. Nell’azienda si lavorano candele, quindi paraffine e materiali come la plastica che sprigiona diossina.

LE INDAGINI- Le indagini sull’incendio sono affidate ai carabinieri di Nola e Saviano, che hanno già raccolto i primi riscontri ed ora attendono la perizia tecnica dei vigili del fuoco. L’ipotesi principale è l’incendio scaturito per cause accidentali, forse all’origine di tutto ci sono dei pannelli fotovoltaici installati proprio sul tetto. Ma è solo una ipotesi. Di certo il titolare dell’azienda ha negato di avere ricevuto tentativi di estorsione.

I DANNI- Milioni di euro di danni dopo l’incendio. Per la cereria, in fumo materiale e macchinari per centinaia di migliaia di euro. Lambite e danneggiate anche sette fabbriche vicine. Oltre 500 gli operai impiegati nelle fabbriche dell’area artigianale che oggi non andranno a lavoro.

Intanto la fabbrica “fuma” ancora, ecco la gallery:

I nostri articoli sulla vicenda, seguita in diretta ieri: 

https://www.ilgiornalelocale.it/archives/4619

https://www.ilgiornalelocale.it/archives/4600

https://www.ilgiornalelocale.it/archives/4595

https://www.ilgiornalelocale.it/archives/4582

 

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