Il professor Antonio Giordano: “Esiste un nesso tra rifiuti e tumori”- L’intervista

Antonio Giordano

Antonio Giordano

di Bianca Bianco

NOLA- Nel 1976 Giovan Giacomo Giordano scrisse il “libro bianco” intitolato “Salute ed ambiente in Campania”; 37 anni fa, il professor Giordano descriveva per primo l’inquinamento a Napoli e Provincia, e la sua nocività per la salute umana. Trentatre anni dopo, il testimone scientifico di quel luminare viene raccolto da suo figlio Antonio Giordano, ricercatore scientifico di fama internazionale, oggi direttore dello Sbarro Institute di Philadelphia, autore di più di 400 pubblicazioni scientifiche. Giordano ha parlato nel corso di questi anni delle connessioni tra rifiuti e salute, ed ha definito il dna della gente campana (lui stesso lo è, essendo nato e cresciuto a Napoli), un “dna bucherellato”. Il suo libro “Campania, terra di veleni” scritto con Giulio Tarro, professore di Virologia Oncologica all’Università di Napoli e primario emerito al Cotugno, è una raccolta di articoli, documenti, riflessioni, statistiche su questo delicatissimo argomento. Anche in questo volume viene ribadito il pericolo dei veleni che in un “silenzio assordante” decretano la lenta malattia del territorio e della gente campana. Lo abbiamo intervistato su questa tematica, ed ancora una volta ribadisce l’esistenza di un collegamento tra rifiuti e tumori.

Professor Giordano, a novembre sono stati pubblicati i risultati del rapporto del ministero della Salute sui 44 luoghi e siti più inquinati d’Italia. Nel dossier sono presenti comuni dell’agro aversano, del litorale domizio, dell’area nolana. Luoghi in cui si trovano discariche, abusive e non ed in cui, secondo recenti studi pubblicati dall’Istituto Pascale, aumenta l’insorgenza di malattie. E’ una conferma a quanto con i suoi studi Lei afferma da tempo, cioè che c’è un nesso causale tra presenza di rifiuti e malattie?

Sebbene sia difficile trovare un nesso causale, certamente non si può escludere e resta altamente probabile. È infatti ormai ben nota la correlazione tra cancro e ambiente. Ritengo che sia necessario agire secondo il principio della massima cautela senza attendere di dimostrare il nesso di causalità”.

Sull’argomento lei ha scritto un libro che si intitola “Campania, terra dei veleni”.

Un ‘libro bianco’ che arriva 36 anni dopo la ricerca pubblicata da suo padre, primario al Pascale. Da allora cosa è cambiato nell’ambiente campano?

Direi che il cambiamento consiste in un evidente peggioramento delle condizioni ambientali e della salute dei cittadini, confermate dalle indagini della magistratura che hanno accertato piu’ volte nel tempo lo sversamento illegale di rifiuti tossici e dall’aumento delle patologie tumorali e delle malformazioni alla nascita”.

Il suo libro come affronta questa problematica?

Attraverso le competenze di molte professionalita’. Alla stesura del libro hanno partecipato tutte persone sensibili al problema ma con differenti estrazioni. Si sono spesi in tal senso giornalisti, medici, ricercatori, professionisti del mondo dello spettacolo, ecc. Il senso era quello di comunicare la necessita’ di far fronte comune rispetto alla questione ambientale che colpisce tutti gli esseri del pianeta. Nessuno escluso”.

Cosa serve ancora per dimostrare il nesso tra siti inquinati e l’incidenza delle malattie?

A volte sembra che non ci sia una presa di coscienza politica di una connessione,  che invece parte della medicina e dell’opinione pubblica già danno per scontata. A mio modo di vedere il problema e’ di natura politica. Gli amministratori sono in netto ritardo rispetto alla questione della salvaguardia dell’ambiente e tendono a trincerarsi dietro il problema del nesso di causalità. In realtà se e’ vero che non sempre si conoscono tutte le sostanze contenute nei rifiuti tossici illegalmente sversati, e’ altrettanto vero che conosciamo gli effetti cancerogeni di materiali come il cadmio, l’arsenico, il cobalto, l’amianto, il mercurio, il piombio, il rame, il berillio, il benzopirene, il cloruro di vinile, le diossine e i furani, il pbc, i fitofarmaci, ecc. In sostanza, se da una parte sono aumentati i casi di tumore dall’altra si sono diffuse malattie come la sindrome da fatica cronica, la sindrome di Sjogren e la sensibilita’ cronica multipla”.

Si parla, a cicli alterni, di emergenza rifiuti. A volte con grande clamore mediatico, a volte no. Anche questa è una questione di opportunità politica?

Questa domanda andrebbe rivolta ai politici più che al sottoscritto. Comunque e’ vero che gli amministratori mostrano maggiore interesse alla questione rifiuti nel periodo delle campagne elettorali, ma il fenomeno si replica anche per altri problemi come la sicurezza o la tassazione”.

L’area nolana, è stata definita  il “Triangolo della Morte”. I suoi studi hanno toccato anche la nostra zona? Qui il problema appare drammatico, e drammaticamente sottovalutato. Cosa può dire lei al riguardo? Ci sono studi epidemiologici?

La sua domanda ci riporta all’annosa questione della mancanza di un registro tumori che permetta una precisa mappatura dei casi di mortalità per cancro sul territorio allo scopo di identificare una correlazione tra incidenza dei tumori e cause genetico/ambientali, come accaduto in passato per il mesotelioma”.

Cosa bisognerebbe fare per consentire alle amministrazioni ed alla cittadinanza di avere consapevolezza del rischio collegato alla presenza di siti inquinanti? E cosa si potrebbe fare e non si fa?

I dati relativi all’area del casertano, meglio nota come triangolo della morte, sono da incubo, eppure nessuno sembra esserne sorpreso…Certamente la questione del casertano richiederebbe una particolare attenzione, ma in generale il problema e’ piu’ esteso e meno circoscritto di quanto si possa pensare, per cui sarebbe  necessario assumere comportamenti comuni dal punto di vista della prevenzione a monte e della bonifica a valle”.


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