Piatti ‘vacanti’ e armadi pezzotti. Si mangia peggio, si spende meno: crisi nera nei consumi

carrello_spesaNOLA- Si mangia pane e pasta, ma un po’ meno e badando meno alla qualità. Ci si veste al mercato e si comprano meno elettrodomestici complicati. Alla casa si pensa per ultima, mentre alla salute si pensa sempre. Stiamo vivendo la crisi più nera dal dopoguerra ad oggi. Una crisi che costringe le famiglie a tirare la cinghia in settori che fino a poco tempo fa sembravano intoccabili: la gastronomia di qualità, i piccoli lussi, la cura della casa. Lo dice l’Istat. Anche nell’area nolana si assiste ad un crollo dei consumi di generi alimentari. Un crollo che è stato certificato dall’istituto nazionale di statistica e che dimostra la crisi sui consumi anche e soprattutto nel settore alimentare. Secondo i dati rilevati dall’Istat, nel 2012 la percentuale delle famiglie che ha ridotto la qualità e/o la quantità del cibo acquistato è salita dal 53,6% al 62,3%. Mentre la spesa media mensile per famiglia nel 2012 è pari a 2.078 euro, invariata rispetto all’anno precedente. La caduta della spesa media mensile registrato nel 2012, pari al -2,8%, risulta la più forte dall’inizio delle nuove serie storiche dell’Istat, avviate nel 1997, ovvero 15 anni fa. Si tratta della più clamorosa caduta dei consumi alimentari dal 2008 ad oggi. Cinque anni fa infatti si registrò una caduta della spesa alimentare del -1,7%(2.442 euro il valore assoluto medio mensile), ed anche a ndando a ritroso, a periodi di crisi profonda come nell’anno 1973, il ribasso non è stato mai così eclatante. Dall’analisi dei consumi delle famiglie a livello regionale, emerge che il Trentino-Alto Adige, in particolare la Provincia di Bolzano,è la Regione con la spesa media mensile più elevata (2.919 euro), seguono la Lombardia (2.866 euro) e il Veneto (2.835 euro). Fanalino di coda, anche lo scorso anno, la Sicilia, con una spesa media mensile di 1.628 euro, di circa 1.300 euro inferiore a quella del Trentino-AltoAdige. Per quanto concerne il dato nazionale, nel 2012, la spesa media mensile per famiglia è pari a 2.419 euro (-2,8% rispetto all’anno precedente). Ma come e quanto hanno speso gli italiani, e quindi gli abitanti dell’area nolana, nel corso del 2012? Hanno speso per gli alimentari, il dato è rimasto sostanzialmente invariato, ma hanno abbassato la qualità dei prodotti acquistati. Nel 2012, certifica l’Istat, alla spesa per generi alimentari e bevande viene destinato, in media, il 19,4% della spesa totale, in aumento rispetto al 2011 (19,2%). Ma aumentano anche le famiglie costrette a contenere la spesa abbassando la qualità o la quantità dei generi alimentari acquistati. Aumentano i prezzi, in sostanza, e per correre ai ripari le massaie e le famiglie in generale devono farsi largo tra i volantini delle offerte dei super market e gli scaffali degli hard discount. I prezzi sono aumentati del 2,5% rispetto al 2011; per questo nel Mezzogiorno il 70% delle famiglie in più compra merce più scadente. In aumento le famiglie che scelgono gli hard discount per l’acquisto di generi alimentari (dal 10,5% del 2011 al 12,3% nel 2012), a scapito prevalentemente di supermercati, ipermercati e negozi tradizionali. Nel Mezzogiorno la percentuale di famiglie che acquista almeno un genere alimentare presso gli hard discount raggiunge il 14,6% (era il 13,1% nel 2011), ma è nel Nord che si osserva l’incremento più consistente (dall’8,5% al 10,9%). In tutte le regioni del Mezzogiorno alla spesa alimentare viene destinato oltre un quinto della spesa totale (in Campania, Sicilia e Calabria tale quota di spesa rappresenta più di un quarto della spesa totale), mentre nelle regioni del Centro-Nord la quota è inferiore a quella media nazionale, fatta eccezione per la Liguria (20,5%, anche a seguito dell’elevata presenza di anziani nella popolazione), per l’Umbria (20,4%) e per il Lazio (19,9%). Crollano i consumi di alimentari, e crollano anche le quote di spesa destinate ai combustibili e all’energia (dal 5,2% al 5,6%) e ai trasporti (dal 14,2% al 14,5%). Tra il 2011 e il 2012 si è abbassata in Italia (e in particolare nel Mezzogiorno), spesa destinata all’abbigliamento e alle calzature: dal 5,4% si scende al 5,0%, nel Mezzogiorno dal 6,6% al 5,7%. Quasi il 22% delle famiglie del Sud (contro il 16,7% a livello nazionale) dichiara di aver diminuito, rispetto all’anno precedente, la quantità di vestiti e scarpe acquistati e di essersi orientato verso prodotti di qualità inferiore; l’acquisto sempre più spesso si fa al mercato. Così pure per gli acquisti di arredamenti, elettrodomestici, servizi per la casa (dal 5,4% del 2010, al 5,1% del 2011, al 4,8% del 2012), in particolare si limitano le spese per gli elettrodomestici meno indispensabili (lavastoviglie, apparecchi per le pulizie, condizionatori), per i mobili e per il personale domestico. In progressiva diminuzione anche la quota di spesa destinata al tempo libero e alla cultura (dal 4,4% del 2010, al 4,2% del 2011, al 4,1% del 2012); le famiglie riducono in particolare la spesa per cinema, teatro, giornali, riviste, libri, giocattoli, lotto e lotterie, acquisto e mantenimento di animali domestici. Solo le spese per la pratica sportiva e per gli abbonamenti a televisione, radio e internet non mostrano decrementi. In lieve diminuzione le percentuali di spesa destinate alla cura della salute (dal 3,7% al 3,6%), soprattutto nel Mezzogiorno (dal 3,6% al 3,4%), a seguito della riduzione delle spese per i medicinali, per le visite specialistiche e per il dentista; tengono ancora le spese per analisi cliniche ed accertamenti diagnostici e quelle per infermieri e fisioterapisti. Si mangia peggio, ci si veste peggio, si arredo peggio. Ma almeno si va dal dottore.

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