Camorra, ecco chi e come comanda nel Nolano

Rifiuti, estorsioni, usura. Con investimenti massicci e calibrati in altre regioni d’Italia e anche all’estero. La camorra padrona è senza confini e senza limiti. Porta il suo denaro fresco, contante e sonante nelle “lavatrici” degli affari leciti e ingrassa i suoi già lauti introiti. E nel territorio magari stringe alleanza con le famiglie del posto cercando di selezionare e reclutare i migliori cervelli finanziari e commerciali utili per la Camorra spa. Emerge questo e altro nella relazione semestrale della Dia che fa la radiografia a tutti i territorio e i suoi clan. Nell’area nolana – si legge – la criminalità organizzata ha trovato nello smaltimento illegale dei rifiuti un business molto vantaggioso. Qui si conferma ancora l’egemonia del clan Fabbrocino che controlla le gestione delle attività illecite mediante diversi capizona. Il sodalizio fondato dal boss dei due mondi Mario Fabbrocino è presente anche nell’area vesuviana, nei comuni di Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Poggiomarino, Palma Campania, San Gennaro Vesuviano, Saviano e Somma Vesuviana. A seguito della detenzione del capo un ruolo di rilievo è stato riconosciuto alle famiglie Bifulco, Cesarano (che opera a Palma Campania) e Striano (nel comune di San Giuseppe Vesuviano). Le indagini hanno evidenziato il rapporto tra la cosca ed una famiglia di imprenditori che nel giro di un decennio avevano creato dal nulla un impero economico, operando per contro del clan investimenti, anche all’estero, di capitali illecitamente accumulati, acquistando aziende , apparati produttivi e società commerciali. Illeciti disseminati in tutta le penisola con investimenti in aziende agricole, supermercati , fabbriche tessili. In particolare poi la Lombardia era diventata una sede secondaria del clan dove  venivano convocati summit di camorra per stabilire le linee guida operative da adottare nel territorio di origine. In più i Fabbrocino avevano imposto una sistematica richiesta di tangenti su tutte le attività imprenditoriali, nonché su pubblici appalti relativi sia alla raccolta dei rifiuti solidi urbani sia ai lavori per la realizzazione della strada statale 268 del Vesuvio in relazione ai quali sono stata versate dalle ditte aggiudicatrici tangenti tra il 3 ed il 5% dei lavori. Il clan Fabbrocino ha tessuto legami criminali con i sodalizi  napoletani Liccardi di Secondigliano, gli scissionisti Amato-Pagano e i Mazzarella di San Giovanni a Teduccio, confermando i rapporti con il clan di dell’ex primule rosse i fratelli Pasquale e Salvatore Russo di Nola.  Nell’area strettamente nolana confermata la penetrazione del clan Cava di Quindici che come referente la famiglia di Sangermano nei  comuni di San Vitaliano, Scisciano, Cicciano, Roccarainola, ed il gruppo Tagliatela nei comuni di Cimitile, Carbonara di Nola e Saviano. I Cava sono presenti nei comuni di Quindici, Baiano, Pago del Vallo di Lauro, San Paolo Bel Sito, Palma Campania – dove il clan opera attraverso la famiglia Amoroso- Atripalda, Casamarciano, Monteforte Irpino, Taurano, Moschiano, Manocalzati, Mugnano del Cardinale fino al comune di Mercato San Severino. Il clan Cava è concentrato sul controllo delle attività economiche e sulle estorsioni con l’imposizione di percentuali sugli importi dei lavori pubblici e privati. Altra fonte importante di introiti è rappresentata dai prestiti a tassi usurari: tutto in un clima di assoluta omertà favorito da minacce.

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