Clan Graziano, per la Cassazione il processo d’appello è da rifare

 

Adriano Graziano

Adriano Graziano

di Bianca Bianco (Il Mattino)

QUINDICI- Clan Graziano, la Corte di Cassazione annulla la sentenza di secondo grado del processo «Washing». Rinviata dunque ad una nuova sezione di Corte d’Appello la decisione sulle due posizioni per le quali si era fatto ricorso, quella di Antonio Mazzocchi e di Adriano Graziano.
I due, in secondo grado, avevano subito pesanti condanne: dieci anni per Adriano Graziano e sei anni per Antonio Mazzocchi, imputati per associazione mafiosa.
I magistrati della Corte Suprema hanno però ribaltato la decisione dei giudici di secondo grado e, accogliendo l’istanza dei difensori degli imputati, gli avvocati Raffaele Bizzarro e Sabato Graziano, hanno operato il rinvio.
Si dovrà aspettare per conoscere le motivazioni della pronuncia degli «ermellini». Graziano e Mazzocchi furono i protagonisti della operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Avellino ribattezzata «Washing», naturale prosecuzione della ben più nota operazione «Rewind» che decapitò con decine di arresti il clan Graziano.
L’operazione «Washing» fu condotta dall’Arma irpina nel 2010 sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia e comportò lunghe e complesse indagini sul nucleo del clan Graziano ritenuto fiancheggiatore di Adriano, l’allora leader del sodalizio che secondo gli inquirenti stava riorganizzando il gruppo dopo gli arresti di due anni prima.
Adriano Graziano aveva cominciato a raccogliere intorno a sé non solo i fedelissimi ma anche nuovi affiliati. E proprio dopo la perquisizione di una new entry del clan, trovato in possesso di un «pizzino» all’uscita dall’abitazione di Graziano, iniziò l’indagine.
Su quel foglietto di carta, sostennero gli investigatori, c’erano le istruzioni per imporre tangenti alle imprese. Le istruzioni erano scritte in codice ma furono decriptate. Il processo di primo grado si svolse nel 2011, gli imputati scelsero il rito abbreviato. Graziano fu condannato a sedici anni insieme a Mazzocchi.
Ma l’esito fu ribaltato già in secondo grado, con una forte decurtazione per il capoclan, condannato a dieci anni di reclusione. Ieri invece il ribaltamento da parte dei giudici della Cassazione che hanno imposto un nuovo procedimento d’appello.
L’operazione “Washing” portò in carcere i presunti affiliati di un ricostituito clan Graziano. Fu ribattezzata in questo modo perché le accuse dei magistrati, in primis del pm antimafia Francesco Soviero, erano non solo di associazione a delinquere ma anche di intestazione fittizia di beni. Un metodo che serviva appunto a «lavare» gli affari sporchi del clan. In sostanza, si sarebbe trattato di un meccanismo di riciclaggio, al fine di eliminare (almeno questi erano i propositi) ogni traccia della fonte criminosa di parte del patrimonio.
Secondo l’ordinanza cautelare intorno alla quale è stato incardinato il processo, Graziano era riuscito a resuscitare il clan mediante anche la costituzione di società e negozi nel settore della distribuzione. A pesare sulle posizioni degli indagati poi finiti alla sbarra numerose intercettazioni ambientali e telefoniche anche nei confronti di familiari del boss e dei suoi accoliti.
Ma importanti rivelazioni che pesarono non poco sulla costruzione dell’indagine furono quelle del primo pentito della camorra del Vallo, quel Felice Graziano che, con le proprie confessioni, ha svelato molti aspetti della vita e degli affari della camorra irpina, consentendo di infliggere pesanti colpi all’attività crimonosa.

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