Da vittima di camorra ad imputato, ex sindaco assolto dopo odissea di 5 anni

pistoladi Bianca Bianco (Il Mattino)

Marzano di Nola. Da presunta vittima della camorra ad imputato in un processo per porto e detenzione illegale di arma da fuoco. L’odissea di Sabato Caliendo, sessantacinquenne imprenditore, ex sindaco di Marzano di Nola, si è conclusa ieri con una piena assoluzione da parte dei giudici del Tribunale di Avellino.
La vicenda personale e giudiziaria di Caliendo è iniziata nel 2008 ed è terminata con una sentenza, pronunciata dal giudice Landolfo, che lo scagiona dall’accusa dopo un processo di primo grado durato due anni. Era finito sotto inchiesta e poi alla sbarra perché accusato di avere posseduto illegalmente un’arma con matricola abrasa, imputazione venuta fuori da una serie di intercettazioni ambientali che non hanno però trovato riscontro nelle successive indagini. Per questo motivo al termine dell’iter è arrivato il proscioglimento. La Corte ha pienamente accolto la tesi del difensore dell’imputato, l’avvocato Vincenzo Laudanno del Foro di Nola.
I fatti hanno inizio nel gennaio del 2008 quando Caliendo, che all’inizio degli anni 90 è stato sindaco di Marzano, rimase vittima di un raid di stampo camorrista. Un aggressore mai identificato gli sparò a pochi passi da piazza Marconi, mentre l’imprenditore tornava da un convegno sui rifiuti svoltosi a Nola. Tre colpi di pistola lo lasciarono a terra in una pozza di sangue, solo il caso evitò la tragedia perché la traiettoria di un proiettile fu deviata dal telefonino che aveva nel taschino della giacca impedendo che il colpo arrivasse al cuore. Si indagò subito sulla matrice di quell’attentato, gli inquirenti si orientarono su due ipotesi: il racket e la vendetta personale. Per risalire al movente ed all’autore del ferimento furono impiegate anche le intercettazioni ambientali, e proprio da una conversazione captata venne fuori che l’ex sindaco avrebbe avuto una pistola con matricola abrasa. Un’arma però mai ritrovata nonostante l’impiego di una unità cinofila per rintracciarla, e che l’accusato ha sempre negato di avere posseduto. Nonostante il mancato rinvenimento della pistola, Caliendo finì sotto processo per porto e detenzione illegale di arma. Un procedimento iniziato nel 2011 che è stato risolto ieri con l’assoluzione con formula piena «perché il fatto non sussiste».

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