Sezionavano e depredavano defunti, arrestati 5 necrofori campani

necroforiLa guardia di finanza di Pesaro ha arrestato cinque ex necrofori del nosocomio cittadino, mentre altre 29 persone, tra le quali medici e impresari funebri, sono indagate per peculato e truffa. I cadaveri venivano sezionati per rubare pacemaker, mentre corredi funerari erano venduti a 500 euro e vestizioni a pagamento dei defunti eseguite senza versare un euro nelle casse dell’ospedale.

L’indagine “Lazarus” – Si è conclusa dopo due anni di lavoro l’indagine “Lazarus”, condotta dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Pesaro. Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla procura pesarese, una lunga serie di abusi commessi dai cinque necrofori finiti agli arresti domiciliari, all’epoca dei fatti in servizio presso l’obitorio dell’Ospedale “San Salvatore” di Pesaro. Fra i cinque c’è anche una donna originaria di Pesaro; tutti gli altri sono campani residenti nel Pesarese.

Vendevano a 500 euro gli abiti per vestire le salme – Stando alle accuse, i cinque vestivano i defunti per il funerale incamerando le somme che avrebbero dovuto versare all’azienda sanitaria. Spesso si recavano a casa delle persone decedute in orario di lavoro, abbandonando l’obitorio. Ai familiari dei morti vendevano a caro prezzo – in media 500 euro – un paio di scarpe, un abito o un rosario per comporre la salma nella bara. I titolari delle imprese di pompe funebri pensavano poi a ricompensare i necrofori con somme comprese fra i 100 e i 500 euro, tanto che a fine mese i cinque potevano contare su mance extra fino a 10mila euro. Nelle abitazioni degli arrestati, i finanzieri del col. Francesco Pastore, comandante provinciale della Gdf di Pesaro, hanno scoperto un vero e proprio magazzino di abiti, scarpe, cravatte e oggetti religiosi per la vestizione dei defunti. Completi maschili, abiti da donna, crocifissi e rosari venduti a prezzi superiori al reale valore della merce, approfittando del disorientamento e del dolore dei familiari, a volte colti impreparati dalla scomparsa repentina dei loro cari.

Asportavano pacemaker dalle salme – Tre degli arrestati sezionavano le salme senza autorizzazione, asportando presidi sanitari come i pacemaker, e praticando iniezioni di formalina per “abbellire” i cadaveri. Sotto inchiesta anche due operatori cimiteriali, sottoposti ad obbligo di dimora, che pilotavano i casi di riesumazione delle salme in cambio di denaro versato da imprese compiacenti. I due sono dipendenti dell’Aspes, la multiutility cittadina.

Indagati anche medici, dipendenti pubblici e impresari funebri – Ventisette gli indagati a piede libero fra medici, dipendenti pubblici e impresari di pompe funebri: o chiudevano un occhio davanti alle truffe, o peggio erano d’accordo con i necrofori. I reati ipotizzati sono peculato, truffa aggravata, rivelazione d’ufficio, esercizio abusivo della professione medica. In caso di condanna rischiano pene severissime.

L’azienda sospende i necrofori e precisa: “Li avevamo già allontanati” – L’azienda Ospedali Riuniti Marche Nord ha precisato che aveva “già allontanato dal servizio in Camera mortuaria a inizio 2013 i quattro (e non cinque) necrofori”. “Contemporaneamente all’allontanamento – prosegue la nota dell’ospedale – la Direzione aveva richiesto di avviare un procedimento disciplinare nei confronti dei dipendenti”. Lo sviluppo delle indagini, che ha portato agli arresti domiciliari dei necrofori, ha consentito all’azienda, che potrà procedere alla costituzione in giudizio in qualità di persona offesa dal reato, di procedere all’immediata sospensione degli indagati. Per quanto riguarda la presunta truffa sulla vestizione delle salme dei defunti, l’Azienda ospedaliera (Ao) ha precisato che “i parenti, qualora non vogliano procedere autonomamente, possono scegliere di far effettuare la vestizione ai dipendenti ospedalieri, come servizio aggiuntivo, o alle imprese funebri che si occupano del funerale. Non è un’attività aziendale obbligatoria per i parenti ma un servizio in più svolto se richiesto”.

Espianto di pacemaker: la prassi – Una normativa nazionale di settore non c’è ancora, ma nell’ospedale di Pesaro, come in altre strutture italiane, è prassi prelevare gli stimolatori cardiaci soltanto dai cadaveri destinati alla cremazione: i pacemaker di vecchia generazione, alimentati con radionuclidi, potrebbero infatti interferire con la pietra refrattaria e i meccanismi interni del forno crematorio, con un potenziale pericolo per la salute pubblica. Nel nosocomio marchigiano ad eseguire l’espianto è un medico anatomo-patologo, e a quanto si apprende su non più di quattro-cinque defunti l’anno. I necrofori finiti agli arresti domiciliari per peculato, truffa ed esercizio abusivo della professione medica svolgevano dunque un compito per il quale non erano abilitati, probabilmente su defunti destinati ad una normale sepoltura.

Fonte Tgcom 

Print Friendly, PDF & Email



Utenti online