Strage di Scisciano, Biagio Cava fu mente e braccio del triplice omicidio

il boss Biagio Cava

il boss Biagio Cava

di Bianca Bianco

Strage di Scisciano, arriva la svolta investigativa. A ventidue anni dalla barbara uccisione dell’ ex sindaco di Quindici Eugenio Graziano, di  suo cugino Vincenzo Graziano e di Gaetano Santaniello, le indagini inchioderebbero alle sue responsabilità il boss del Vallo di Lauro Biagio Cava, capo dell’omonimo clan di Quindici. La svolta è arrivata al culmine delle indagini della Direzione distrettuale antimafia. Secondo gli inquirenti fu Biagio Cava ad ideare e poi eseguire la strage avvenuta davanti un’officina meccanica di Scisciano. Un triplice omicidio ordinato ed eseguito nell’ambito della faida allora in corso tra i due sodalizi egemoni nel Vallo, i Cava ed i Graziano. Secondo l’ordinanza della Dda, eseguita dagli agenti della Questura di Avellino, Biagio Cava, che nella prima fase delle indagini era stato ritenuto non responsabile dello spargimento di sangue e scagionato dalle accuse, in realtà non sarebbe stato solo la mente dell’attentato, ma anche l’esecutore materiale. La strage fu pianificata, secondo i magistrati, con l’allora ras del Vesuviano Mario Fabbrocino, alleato storico dei Cava e che sta già scontando 30 anni per questi tre omicidi. Un patto di sangue per estirpare i Graziano dai traffici illegali che Fabbrocino e Cava stavano imbastendo nell’area nolano- vesuviana. I Graziano dovevano morire per lanciare un chiaro segnale, per questo il  21 novembre del 1991 Eugenio e Vincenzo Graziano e Gaetano Santaniello furono trucidati.

Ad incastrare Biagio Cava,  detenuto nel supercarcere di Tolmezzo in regime di 41bis, sono state le dichiarazioni dei pentiti e le complesse indagini del pm della Dda Francesco Soviero e della Squadra Mobile di Avellino.

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