Due omicidi in settanta giorni, la camorra alza il tiro nel Baianese

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di Bianca Bianco

SPERONE- Due omicidi in settanta giorni. Due esecuzioni fredde e spietate, alla luce del giorno ed in centro. Il Baianese, avamposto del clan Cava per anni mai toccato dal sangue della faida e dei regolamenti di conti, paga stavolta con due vittime quella che per molti è la nuova strategia della tensione della camorra su questo territorio.

L’omicidio di Francesco Basile, tranquillo ingegnere che dopo decenni di duro lavoro, partendo dai suoi uffici di Cimitile, si è costruito un piccolo impero immobiliare, segna una nuova traccia sulla mappa della criminalità organizzata. Una mappa che adesso include il Mandamento, non più solo come terra di infiltrazione avvelenata dai traffici di camorra, come l’usura ed il racket, ma anche come area in cui si riprende a sparare e lo si fa con efferata freddezza. Impossibile non collegare la sua uccisione con quella avvenuta solo due mesi e mezzo fa a Baiano. Era il primo agosto, Fortunato Miele, imprenditore del settore degli impianti per l’edilizia, anche lui al capo coi fratelli di una azienda affermata e conosciuta in Bassa Irpinia, fu freddato con tredici colpi di pistola a due passi da casa. Erano le tredici, poco prima nella Chiesa di Santo Stefano si era celebrato un matrimonio, e proprio nell’angolo con la stradina che conduce alla parrocchia, fu crivellato di colpi da due sicari, e finito con un colpo alla testa. Una vera e propria esecuzione camorrista.

Le indagini sull’omicidio Miele sono oggi affidate alla Procura, e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia. La stessa DDa presente ieri sul luogo del delitto Basile, via Subaiano, attraverso il pm Francesco Soviero. Il pubblico ministro non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali ma lasciato intendere che l’attenzione dell’Antimafia su questa zona è altissima. Quella di Francesco Basile, ha detto, “è una brutta storia”, le indagini si incrociano, sì, con quelle sull’omicidio di Fortunato Miele ma solo “ufficiosamente”.

Del resto le due vicende si intrecciano con molte coincidenze. Entrambi imprenditori del settore edile (Basile costruiva, Miele e i fratelli si occupano di impianti e serramenta), sono stati uccisi con raid rapidissimi da sicari che li hanno seguiti, si sono appostati e poi li hanno uccisi senza pietà. In entrambi i casi l’assassinio è avvenuto in pieno giorno, in un orario in cui ci potevano essere testimoni. E’ la mano di killer professionisti in tutte e due i casi? Su questo sono orientati gli investigatori.

 

Diverse anche le differenze sui due casi. Miele fu ucciso con una pistola calibro 9×21, una beretta di quelle in uso alle forze dell’ordine. I sicari gli scaricarono quasi tutto il caricatore addosso, poi lo finirono con un colpo al volto. Per Basile sarebbe stata usata una pistola di calibro superiore, e contro i lui sono stati sparati tre colpi: due al volto, uno al petto. Nel caso Miele si sa con certezza che gli assassini erano a bordo di una Citroen. Nel caso Basile non si sa se i killer fossero in moto o in auto. Di sicuro hanno atteso che la vittima uscisse dal cantiere di via Subaiano per massacrarla.

 

Fortunato Miele e Francesco Basile, insomma, sembrano, con le dovute differenze, due pedine su uno scacchiere nuovo. Forse la camorra sta alzando il tiro in questo territorio che si credeva immune dalle stragi che hanno macchiato il vicino Vallo di Lauro. Le estorsioni e l’usura, storicamente i settori che nel Mandamento hanno fatto gola ai clan, potrebbero essere alla base di queste due morti. Morti tragiche, che hanno sconvolto l’intero Mandamento.

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