Il Comune di Nola era il bancomat degli imprenditori: “Un meccanismo devastante”

mancuso_conferenzamandatopoli3 copiadi Bianca Bianco e Nello Lauro

NOLA- Il meccanismo semplice e devastante di “Mandatopoli” ha distratto dalle casse comunali un milione e trecentoventimila euro. In dieci anni di comunella, imprenditori voraci e impiegati infedeli hanno prodotto carte false per incassare tangenti auto-prodotte. Un giro d’affari milionario che lascia intravedere altri livelli di responsabilità ed altri coinvolti. Per adesso le misure cautelari sono 4 (tre dipendenti ed un imprenditore) e gli avvisi di garanzia quattro. Ma tutto lascia intendere che questo filone avrà un seguito.

 

L’INDAGINE- Il procuratore capo Paolo Mancuso questa mattina ha illustrato i risultati di quella che ha definito una “indagine lampo”, partita ad agosto e conclusa per il momento oggi, ha spiegato “per evitare ulteriori conseguenze alle casse del Comune di Nola”. Una indagine iniziata a luglio e da un preciso mandato di pagamento, quello intestato ad una casalinga non residente a Nola che si ritrovò beneficiaria di una lauta somma che non le spettava. Fu la stessa casalinga a rinunciare ai soldi, un errore marchiano da parte dei fautori della frode. Così marchiano da finire sotto la lente della magistratura, dopo la segnalazione arrivata da un dirigente del Comune di Nola. E’ stato da quel documento che si è risaliti a tutta la truffa, come il filo di Arianna quel mandato ha portato a scoprirne per il momento altri quarantadue. Pagamenti replicati per opere compiute una sola volta o per opere mai compiute. Mandati replicati sino a cinque volte  a beneficio di tutti i sodali di quella che la Procura definisce “una organizzazione criminale interna all’ente”. Una associazione per delinquere che ha truffato per almeno dieci anni, dal 2004 a questa estate.

 

IL MECCANISMO- Diverse le competenze degli impiegati infedeli: c’era chi formava il mandato falso, chi lo inseriva fraudolentemente nella contabilità dell’ente, chi modificava il database per fare apparire tutte le operazioni nella norma. In alcuni casi si partiva da un mandato vero, per lavori eseguiti. Quel mandato veniva clonato per un numero indefinito di volte (fino a cinque) a beneficio dello stesse imprenditore (ma anche di altri imprenditori e di privati cittadini). Poi c’erano i mandati per opere e servizi inesistenti. Lo scudo che avrebbe consentito in questi anni di difendere le manovra truffaldine degli indagati è la manipolazione del data base della Tesoreria comunale.

 

LA SPARTIZIONE- I pagamenti per lavori e servizi fittizi venivano spartiti dai sodali. E’ stato verificato dagli inquirenti che le somme spettate ad Antonio Mercogliano erano da questi divisi con gli altri, con percentuali del 30 o del 40%, “in contanti” ha sottolineato Mancuso.

 

I RESIDUI PASSIVI- Ma come era possibile stornare queste somme? Da dove venivano prelevate? Lo ha spiegato il gip Enrico Campoli: “Chi agiva conosceva il bilancio e laddove trovava capitoli “capienti” riusciva ad ottenere la provvista”. In particolare, ha aggiunto Mancuso “gli indagati giocavano sui residui passivi non cancellati, poiché questi non erano stati eliminati attraverso di essi si trovavano le somme per continuare con i pagamenti”.

 

I RESPONSABILI- Quattro misure cautelari, quattro indagati. Ma ci sono altri profili di responsabilità in questa vicenda? “Il nostro lavoro è ancora in corso- ha chiarito Mancuso- e ci sono ancora aspetti da approfondire. Rispetto alle responsabilità dei dirigenti e dei revisori contabili, non possiamo esprimerci. Di certo le ricerche non sono esaurite”. A chi gli ha chiesto se nella vicenda ci siano stati ritardi nel controllo da parte della politica, Mancuso ha risposto: “Forse siamo partiti in ritardo noi”.

 

I SOLDI- In dieci anni si sono con questo sistema volatilizzati un milione e trecentoventunomila euro. Una piccolissima parte è stata restituita da chi si è reso conto di essere stato colto con le mani nella marmellata. Per le altre, non si è potuto procedere a sequestro per equivalente a carico degli indagati in quanto le prove della magistratura sono antecedenti la Legge Severino, emanata nel dicembre 2012.

 

LA CURIOSITA’- L’ha rivelata Paolo Mancuso in conferenza. Le truffe avvenivano soprattutto sotto Natale e d’estate “per evidenti esigenze dei beneficiari”. Insomma, il Comune appare come un bancomat. Chi aveva bisogno prelevava la somma, magari per fare regali o per andare in vacanza o per improvvise esigenze familiari. Nola-mat l’ha chiamata qualcuno. E forse era proprio così.

 

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