Mandatopoli, la difesa di Antonio Mercogliano: “Credevo fosse tutto regolare”

tribunaleNola2NOLA- Antonio Mercogliano è un imprenditore molto noto a Nola. Conosciuto anche perché organizzatore nel periodo natalizio di eventi solidali insieme ai suoi familiari, per molto tempo ha compiuto piccoli lavori di somma urgenza per conto del Comune. In seguito ha avuto appalti più consistenti diventando, sono parole sue, “impresa di fiducia” dell’Ente. Ora è finito invischiato nell’inchiesta della Procura di Nola sui falsi mandati con cui, insieme a tre dipendenti comunali, avrebbe distratto dalle casse dell’ente di piazza Duomo un milione e trecentoventunomila euro. Il gip Enrico Campoli ha accettato la richiesta formulata dai magistrati, Mercogliano è stato posto agli arresti ma dinanzi agli inquirenti (ai quali rese spontanee dichiarazioni quest’estate, allo scoppio dello scandalo Mandatopoli) si è difeso: “Credevo fosse tutto regolare”.

Era il 3 settembre scorso. Pochi giorni prima ilgiornalelocale aveva dato la notizia di una indagine su impiegati infedeli che avevano stornato attraverso falsi mandati ingenti somme. La notizia, ripresa da molti mezzi di comunicazione, mise a nudo quanto si era scoperto. Qualcosa di ‘strano’ avveniva nell’Ufficio Tesoreria del Comune di Nola, si parlò addirittura di 8 milioni di euro sottratti con il metodo dei pagamenti finti. Travolto dalle notizie di stampa e dall’ondata di indignazione dell’opinione pubblica nolana, Mercogliano si sente in dovere di recarsi in Procura e rendere spontanee dichiarazioni per difendersi in vista di uno scontato coinvolgimento nell’inchiesta.

“Credevo fosse tutto regolare” racconta l’imprenditore ai magistrati. “Nel 2004 fui contattato dagli impiegati comunali Mena De Sena e Angelo Ranieri- continua- i quali mi richiesero di prestare la mia ditta (la Mercogliano Antonio I.I. ndr), che era in regola, per fare eseguire lavori a persone che non erano in regola”. Furono gli impiegati, dice Mercogliano, a convincerlo che quella prassi era regolare, “mi convinsero che tale richiesta rispondeva ad una buona azione e cioè all’esigenza ed alla necessità di far lavorare persone non in regola ai fini fiscali e tributari”. Una richiesta che Mercogliano accoglie di buon grado: “Da allora è cominciato questo particolare rapporto, continuato sino al 2009”. A lui spettava solo presentare fatture della sua impresa così da coprire le ditte che lavoravano non in regola, prosegue nel suo racconto. Lui stesso prelevava la somma al netto dell’Iva, la portava ai dipendenti comunali Ranieri e De Sena “all’interno degli uffici comunali” oppure in strada. “Credevo fosse tutto regolare, e quindi non avevo nulla da nascondere”. “I soldi che prelevavo- afferma dinanzi gli inquirenti- li consegnavo sempre agli impiegati”. Solo dopo lo scoppio dello scandalo a fine agosto, ammette, avrebbe controllato le fatture emesse e gli estratti conto, rendendosi conto che quelle ditte che aveva creduto di aiutare in realtà venivano pagate per lavori inesistenti”.

Una autodifesa a spada tratta, che però i magistrati nolani non hanno ritenuto accoglibile, chiedendo quindi l’arresto dell’imprenditore. A smentire le dichiarazioni di Mercogliano, secondo la Procura, date e numero di mandati a lui intestati e gli estratti conto esaminati.

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