Omicidio Basile, il parroco ai funerali: “Gesto ignobile, il killer si converta”

Francesco Basile

Francesco Basile

di Bianca Bianco (Il Mattino)

AVELLA- Un cielo plumbeo ha accolto la salma di Francesco Basile. La bara dell’imprenditore ucciso a Sperone venerdì ha raggiunto la chiesa della Collegiata poco prima dell’una, quando già una piccola folla di amici aspettava per porgere l’estremo saluto.
Visi contriti, sguardi commossi dinanzi il grande tempio che l’ingegnere conosceva bene. Fu proprio lui, qualche anno fa, a donare all’allora parroco don Franco Capasso il restauro del portone ligneo, l’ingresso principale che ieri ha accolto il suo ultimo passo terreno. Un passaggio attraverso quella che don Giuseppe, parroco della Collegiata, ha definito più tardi nella sua omelia una simbolica porta del Paradiso.
La navata si è riempita in poco tempo di quanti conoscevano l’imprenditore, originario di Cimitile ma da quaranta anni cittadino avellano integrato e stimato. Accanto ai familiari, la moglie Anna Maria ed i figli Felice, Angela ed Emiliana, anche il sindaco di Avella Domenico Biancardi ed il consigliere regionale Pietro Foglia.
Un dolore composto quello dei congiunti che hanno ascoltato la lunga e toccante omelia di don Giuseppe, una elegia funebre che ha sfiorato con discrezione ma anche con parole di condanna la tragedia vissuta dalla famiglia del sessantottenne ucciso con tre colpi di pistola dinanzi il suo cantiere edile. Per i congiunti, il sacerdote ha implorato “la pace”, per l’assassino ha invece invocato la redenzione ed il ravvedimento.
 “E’ una giornata molto triste per la nostra comunità- ha detto dall’altare, affiancato da don Franco Capasso, suo predecessore alla Collegiata-. La prima reazione alla notizia terribile della morte di Francesco è stata il silenzio, poi lo sgomento e l’incredulità. Quello compiuto è stato un gesto disumano, ignobile e cattivo. Il gesto di chi ha deciso consapevolmente e deliberatamente di rivolgere il proprio sguardo solo alla propria esistenza, rifiutando la presenza di Dio. L’ingiustizia oggi domina il mondo in cui viviamo,  in cui Dio è messo da parte ed escluso”. “Francesco- ha continuato il prete- a detta di tutti era una persona onesta, gentile, riservata. Una persona per bene”. Parole dure rivolte invece a chi ha sparato: “Supplichiamo il Signore affinché quell’uomo cambi vita e si converta”.
La salma è stata poi trasportata nel cimitero di Avella sotto la pioggia, la stessa incessante pioggia che ha funestato gli ultimi tre giorni. Tre giorni di domande senza risposta per la comunità mandamentale, trafitta da una violenza inusitata, la stessa che già ad agosto aveva sconvolto il Baianese quando fu ucciso Fortunato Miele.  Consumato il rito funebre, si dovranno dare risposte a questi interrogativi. Per questo le indagini, affidate anche alla Direzione distrettuale antimafia, vanno avanti. Molti i nodi da sciogliere in questa vicenda. Prima di tutto i possibili punti di contatto con l’omicidio Miele. E poi le ragioni della recrudescenza del crimine in un territorio che non aveva mai assistito a episodi simili. Nelle ore immediatamente successive l’omicidio è stata messa sotto la lente degli inquirenti la vita imprenditoriale, oltre che quella personale, dell’ingnegnere Basile, alla ricerca di elementi utili alle indagini. Mentre le procure indagano, il Mandamento vive una fine di novembre blindata. Le forze dell’ordine hanno intensificato la loro presenza ed aumentato i livelli di sicurezza. Un messaggio forte per un territorio che si sente improvvisamente indifeso e sotto attacco.
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