Rifiuti, il procuratore Roberti: “Ridiamo dignità alla nostra terra”

terramia1 terramia2 terramia3di Carmela Iovino

SAVIANO- “Storie e numeri della criminalità ambientale” e strategie di contrasto alle ecomafie: questi i temi roventi, oggi al centro del dibattito mediatico locale e nazionale, affrontati nel convegno “Italia terra mia”, tenutosi ieri pomeriggio nell’aula consiliare del Comune di Saviano. Intervenuti al dibattito il sindaco Carmine Sommese, a cui è spettato il compito di aprire i lavori, il Procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti, il Procuratore aggiunto di Santa Maria Capua Vetere Luigi Gay e il generale Sergio Costa, Comandante Provinciale del Corpo Forestale dello Stato.

Ai magistrati e al militare l’arduo compito di spiegare come si è arrivati alla terribile situazione attuale della vecchia “Campania felix”, che di “felix” ormai conserva ben poco, e di presentare possibili vie d’uscita e strategie di contrasto all’azione devastante della criminalità organizzata nella gestione dello smaltimento illecito dei rifiuti. Il procuratore Gay, in particolare, ha specificato come la camorra nei decenni scorsi abbia fiutato le grandi possibilità di tale lucroso settore, creando e alimentando un rapporto di connivenza e di “reciproca convenienza” con il mondo imprenditoriale, complici anche la crisi economica, che già allora iniziava a farsi sentire, e la presenza troppo debole della legalità, “che ha lasciato spazio all’azione dell’illegalità”. Un’altra pecca, per il giudice, è stato il fallimento del sistema di raccolta differenziata, “fondamentale per il riciclo e la diminuzione dei costi”dello smaltimento dei rifiuti, fallimento dovuto- ha affermato- alla presenza dei consorzi che, guidati da operatori privati disonesti e collusi con la camorra, non hanno permesso ai Comuni di controllare direttamente il sistema e lo hanno ostacolato”.

Roberti, invece, ha ricordato come fu proprio lui, nel ’93, “per caso”, a venire a conoscenza del sistema di smaltimento illegale dei rifiuti, quando, interrogando il pregiudicato Nunzio Perrella sul traffico di droga, scoprì che in realtà la camorra aveva spostato la sua attività imprenditoriale, appunto, sulla “monnezza”, meno rischiosa e altrettanto lucrosa.

Il generale Costa ha invece fornito i “nnumeri” della criminalità ambientale: sarebbero circa 30 milioni di tonnellate annui i rifiuti “speciali e pericolosi” prodotti e smaltiti in nero, sepolti in “buona parte” “in casa” ma anche all’estero (il procuratore Roberti ha parlato, infatti, di un “traffico di rifiuti transfrontaliero”) ed è proprio di questi che la Forestale si sta occupando, svolgendo un grande lavoro investigativo su terreni e falde acquifere inquinati.

Per quanto concerne le strategie di contrasto alle ecomafie, tutti i relatori hanno posto l’accento sulla necessità di “riformare” il codice penale e quello ambientale, realizzando norme più severe e specifiche (ad esempio, l’introduzione del “reato ambientale”, che ancora non esiste), modificando il sistema della prescrizione (che dovrebbe decorrere non dal commesso reato, come accade oggi, ma da quando il reato viene accertato dallo Stato) e i tempi giudiziari (“non brevi ma ragionevoli”- propone Roberti). Altra proposta condivisa, l’azione “congiunta”, “sinergica”, di forze dell’ordine, procure, amministratori, università e di tutti i soggetti specializzati per il monitoraggio dei territori critici e la lotta alle ecomafie. L’invito di Costa, in particolare, è quello di creare una “filiera in chiaro dell’ortofrutta”, così come già esiste per le carni, in modo da ottenere il “doppio vantaggio” di prodotti sicuri e controllati per il consumatore e di una “non dispersione” delle forze di inquirenti e magistrati, che saprebbero dove indagare. Per Roberti, inoltre, fondamentale è anche combattere la corruzione dilagante degli amministratori, che permette alla criminalità organizzata di agire liberamente sotto gli occhi dello Stato: “Le mafie, prima di sparare, tendono a comprare”. Sul recupero dei beni confiscati e le bonifiche, l’idea, discussa attualmente, rassicura il magistrato, anche in Parlamento, è quella di utilizzare il “fondo unico giustizia” (il tesoro che raccoglie tutti i ricavi della giustizia penale, “circa due miliardi l’anno”) e il ricavato delle sanzioni amministrative sull’ambiente per mantenere produttivi i beni confiscati e recuperare i terreni inquinati. “Lo dobbiamo ai nostri figli – conclude Roberti – un territorio più sano e una vita degna di essere vissuta”.

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