Rifiuti tossici, ecco come Carmine Alfieri gestiva il business coi Casalesi

rifiuti_tossici copiadi Bianca Bianco

NOLA- Carmine Alfieri, boss pentito ed ex ras della camorra nolana, era un luogotenente del clan dei Casalesi, cui era legato da rapporti d’affari oltre ad averli spalleggiati nelle guerre tra clan negli anni Settanta ed Ottanta. ‘O ntufato, era questo il soprannome del ras di Piazzolla, faceva da “capozona” per i camorristi casertani quando iniziò, proprio negli anno 80, il business dei Casalesi coi rifiuti tossici. E con la loro collaborazione gestiva lo smaltimento dei rifiuti.

Il retroscena viene fuori dalla lettura del verbale dell’audizione di Carmine Schiavone dinanzi la Commissione parlamentare d’inchiesta, il 7 ottobre del 1997. Nelle 45 pagine dattiloscritte che riportano la “conversazione” tra l’ex Casalese e la delegazione, più volte salta fuori il nome di Alfieri nella ricostruzione della suddivisione per zone nell’affare rifiuti tossici. L’alleanza tra il clan pizzollese ed il sodalizio malavitoso di Casal di Principe non è una novità: il Casalesi tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80 confluirono nella Nuova Famiglia (composta da Alfieri, Nuvoletta con il supporto di Cosa nostra) nella guerra di camorra con la Nuova Camorra Organizzata di Cutolo. Schiavone spiegà però alla commissione il ruolo di Carmine Alfieri rispetto ai traffici di veleni del Nord Italia e del Nord Europa.

“Il gruppo Italstrade- spiega Schiavone- soveva realizzare la superstrada che univa Caserta a Lago Patria e a Castel Volturno. Un collegamento che arrivava fino a Napoli e Nola. Un altro lotto, che partiva dopo Caserta, veniva gestito da noi attraverso i gruppi di Acerra ed in parte di Alfieri. Alfieri era nostro capozona fino al 1988”. In quell’anno, in particolare, furono suddivise le zone “di interesse”. I Casalesi arrivavano da Caserta fino alla provincia di Benevento; il capozona ed alleato Alfieri, insieme a Fabbrocino ed a Galasso, si allargava nella zona Vesuviana ma “erano collegati a noi attraverso una specie di mutuo soccorso” aggiunge il pentito.

In qualità di capozona ma anche di capo del proprio clan, il ras di Piazzolla si occupava dello smaltimento di rifiuti tossici nel Salernitano. Mentre i Casalesi seguivano il business da Caserta fino a Benevento e Giugliano e nel Lazio fino a Latina, a Salerno era Carmine Alfieri a gestire la piazza: “Ma c’era un mutuo soccorso- spiega Schiavone- per cui se diceva “dobbiamo scaricare là, noi scaricavamo là”. Alla domanda se Alfieri abbia dunque smaltito rifiuti tossici nel Salernitano, Schiavone risponde: “Può anche darsi che attraverso noi Alfieri si scaricava. Io so che lì ci sono le discariche e le cave scavate per realizzare le sopraelevate. Ed anche le loro discariche furono riempite”.

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