“Terra dei fuochi”, i numeri di una tragedia: in 20 anni portati in Campania 10 mln di tonnellate di veleni

fustotossicoNumeri che fanno venire i brividi. Sono quelli diffusi dal dossier di “Legambiente” intitolato “Le rotte della Terra dei fuochi” e pubblicato alcuni giorni fa. Numeri che testimoniano il livello di avvelenamento subito dalla Campania, causato dalla connivenza tra imprese (soprattutto del Nord), camorra ed istituzioni.

82– Tante sono state le inchieste sul traffico di rifiuti tossici che hanno coinvolto le Procure campane, tra cui quella di Nola, dal 1991 al 2013. Ricordiamone alcune: Adelphi, Agricoltura Biologica, Arcobaleno, Avolio+19, Black Hole, Caronte, Carte False, Casper, Cassiopea, Chernobyl, Dirty Pack, Dirty Island, Dred, Dry Cleaner, Eco, Ecoboss, Ecoservice, Econox, Eldorado, Eurot, Falena, Giudizio Finale, Humus, Houdinì, Macchia d’olio, Madre Terra (articolata in 2 fasi), Marco Polo, Marea Nera, Matrix, Mazzettus, Mosca, Nerone, Nolo, Old Iron, Oro Rosso, Paccotto, Partenope, Quattro Mani, Re Mida (articolata in 3 fasi), Resa, Rompiballe, SOA, Terra dei Fuochi, Terra Mia, Toxic Country, Tre Ruote, Ultimo Atto Carosello.

915- le ordinanze di custodia cautelare emesse al termine di queste inchieste

1.806- le denunce

443 – le aziende coinvolte, quasi tutte con sede sociale al centro e al nord Italia. “Una vera invasione di veleni dal centro-nord alla Terra dei Fuochi”.

10 milioni di tonnellate– la quantità di rifiuti smaltiti in Campania in 20 anni.

410.905 -i camion che hanno viaggiato fino in Campania per portare i veleni del Centro Nord.

I rifiuti portati in Campania: scorie derivanti dalla metallurgia termica dell’alluminio, polveri di abbattimento fumi, morchia di verniciatura, reflui liquidi contaminati da metalli pesanti, amianto, terre inquinate provenienti da attività di bonifica.

Da chi erano portati: si tratta di rifiuti, scrive Legambiente, prodotti da società o impianti, noti nel panorama nazionale, come quelli di petrolchimici storici del nostro Paese: i veleni dell’Acna di Cengio, i residui dell’ex Enichem di Priolo, i fanghi conciari della zona di Santa Croce.

Un sistema ecomafioso, come l’ha definito Legambiente a partire dal 1994, che “ha fagocitato ogni cosa e creato le premesse per l’accumulazione di un potere economico che ha inquinato ogni aspetto del vivere civile di quei territori”.

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