Eruzione Vesuvio, Nola sarà evacuata in Val d’Aosta: il vulcano fa sempre paura

di Bianca Bianco e Nello Lauro

NOLA- Se il Vesuvio erutterà, i cittadini di Nola saranno dirottati in Valle d’Aosta. Nei giorni scorsi è stata resa nota la mappa aggiornata delle evacuazioni programmate dalla Protezione civile in caso di eruzione del vulcano di Napoli. Una mappa esistente da sempre, il cui aggiornamento alle nuove località inserite nella zona rossa risale a qualche mese fa. La geografia delle evacuazioni è tornata d’attualità perché la mappa aggiornata è stata resa nota. L’aggiornamento riguarda anche Nola che è stata inserita all’inizio dell’anno che va terminando nella nuova zona rossa insieme ad altri comuni.  

LA NUOVA ZONA ROSSA-  In base alla nuova ripartizione delle zone a rischio inserito in Gazzetta ufficiale lo scorso 29 luglio, oggi le zone rosse 1 e 2 hanno nuovi confini secondo il piano di emergenza dell’area vesuviana. Un Piano che è scaturito dal continuo confronto tra Regione Campania, città interessate e Protezione civile e che ha aumentato il numero di località coinvolte (da 18 a 24)  I comuni interessati alla riperimetrazione sono stati Napoli (San Giovanni a Teduccio, Barra e Ponticelli), Palma Campania, Nola, San Gennaro Vesuviano, Poggiomarino. Con la definizione delle nuove zone rosse 1 e 2 si è  passati da 550mila persone da evacuare del vecchio piano a 700mila persone, con uno scenario di riferimento piu’ cautelativo per la popolazione. Per Nola la zona rientrante nell’area a rischio è Piazzolla, Villa Albertini. Oltre a stabilire la nuova mappatura, il Dipartimento protezione civile ha anche curato i gemellaggi con località italiane per la gestione dell’accoglienza in caso di eruzione.

LA NUOVA MAPPA DELLA FUGA– Ed eccola quindi la nuova mappa, che vede in lista stavolta anche Nola, i cui cittadini nella denegata ipotesi in cui dovesse risvegliarsi il vulcano troverebbero ospitalità nella ridente e lontanissima valle d’Aosta. Quelli di Palma Campania in Friuli, quelli di Scafati in Sicilia gli abitanti di San Gennaro in Umbria e i poggiomarinesi nelle Marche.

fugavesuvio

MA IL VESUVIO ERUTTERA’?-  Il Gigante dorme. Ormai dal marzo del 1944.  Un’eruzione minore – si disse – ma che provocò 47 morti. Ma non passa giorno che qualcuno non pensi che qualcosa stia per cambiare. Studi scientifici, convegni, tavole rotonde, articoli giornalistici su riviste di settore. Ognuno con la propria competenza, ognuno con le proprie conoscenze. Alla fine della fiera le persone che vivono all’ombra della Muntagna  hanno una semplice domanda alla quale vorrebbero un’altrettanta semplice risposta. Cosa succederà? La risposta degli studiosi e quella in particolare della geologa Sabrina Mugnos contenuta in un libro Vulcani, quali rischi? (macros edizioni): “Non è possibile sapere nè cosa accadrà, nè quanto meno accadrà”. Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche non si può prevedere esattamente quando un vulcano si risveglierà e tantomeno in che modo lo farà. Fin qui, un discorso quasi ovvio.  Ma la studiosa dice in un capitolo intitolato in maniera significativa Vesuvio, conto alla rovescia: “Se vogliamo accontentare gli amanti delle certezze, potremmo dire che il Vesuvio è una sorta di bomba ad orologeria che prima o poi dovrebbe riattivarsi, rompendo questo stato di quiete apparente. Quando lo farà, in qualsiasi modo accadrà, e per quanto potremmo fare, causerà danni e vittime”. E come siamo preparati all’evento. Da anni Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano, segnala il rischio di un’eruzione devastante del Vesuvio: “Nessuno strumento, nessun segno precursore può dirci quanto sarà forte un’eruzione. In 17mila anni il Vesuvio ha avuto cinque eruzioni pliniane, cioè violente come o più di quella di Pompei del 79 d.C. Le stesse statistiche utilizzate dalla Protezione Civile per l’esercitazione del 2006 davano la probabilità di un’eruzione pliniana all’11 per cento: non è poco.  Le testimonianze geologiche mostrano come, in un arco di tempo geologicamente recente, le eruzioni pliniane del Vesuvio si siano susseguite secondo un ritmo irregolare ma allarmante. Le eruzioni maggiori ebbero luogo 25 mila, 17 mila, 15 mila, 11.400 e 8.000 anni fa. Poi è seguita l’eruzione di Avellino, 3.780 anni fa, e infine quella di Pompei, nel 79 d.C., quindi quasi 2.000 anni fa. L’intervallo tra due eruzioni principali, dunque, sarebbe di circa 2.000 anni. E molti studiosi pensano che la prossima possa essere quella con le stesse caratteristiche di quelle Pomici di Avellino.

E SE ERUTTA DAVVERO? Una evacuazione dovrebbe essere già completata al momento di un’eruzione della portata di quella di Avellino. Il vulcano, in quel caso, scaglierebbe nell’aria milioni, forse miliardi di metri cubi di cenere, roccia e detriti, che ricadrebbero a pioggia sul terreno, rendendo del tutto inutile qualsiasi mezzo di trasporto. Gli aerei non potrebbero volare. I treni non viaggerebbero. Macchine, autobus e motorini non riuscirebbero a muoversi sul manto di cenere, anche se fosse spesso soli 10 centimetri. Resterebbe un unico mezzo di trasporto, e di fuga: i piedi. Quattromila anni dopo l’evento di Avellino, gli abitanti della Campania sarebbero costretti, ancora una volta, a lasciare le loro impronte nella cenere scrisse Hall sul National Geografic nel 2007.  Ma secondo i calcoli dell’Osservatorio Vesuviano, la probabilità che nei prossimi 150 anni circa si scateni un’eruzione devastante come quella di Pompei o, peggio, di Avellino, è intorno all’1 per cento; un’eruzione minore è data al 60 per cento, una di gravità media, sul 30. E su quest’ultimo dato si basano i piani della Protezione Civile. “In ogni caso, non abbiamo alcun segnale di imminente risveglio del vulcano”, hanno precisato più volte. dall’Osservatorio Vesuviano. Il Vesuvio resta  il vulcano più sorvegliato al mondo. Niente paura. Ma è meglio averla. Non succede, ma se succede…

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