Gigli nella storia: la festa è patrimonio intangibile dell’umanità

a cura di Bianca Bianco

unescoNOLA- Otto anni di lavoro diplomatico, culturale, di mediazione e di approfondimento. Quattro città diverse ma unite dai valori delle loro feste: la fede, il sacrificio, il folklore. E soprattutto lo spirito della loro gente. Nola, Viterbo, Sassari e Palmi hanno vinto la loro “battaglia”. Le feste (i Gigli di Nola, la Macchina di Santa Rosa di Viterbo, i Candelieri di Sassari e la Varia di Palmi) sono da oggi patrimonio immateriale dell’Umanità. Alle ore 15.50 di oggi (4 dicembre) la richiesta presentata dalla “Rete delle grandi macchine a spalla italiane”, coordinata da Patrizia Nardi, è stata approvata dal Comitato intergovernativo dell’Unesco riunito da questa mattina a Baku, in Azerbaijan.

IL PERCORSO DELLA RETE– Il progetto bottom up fu avviato nel 2005 da Patrizia Nardi – coordinatrice della Rete e responsabile del progetto di candidatura – nella forma dell’interscambio culturale tra le comunità e fu successivamente recepito dalle istituzioni con il Protocollo di Nola (scarica e leggi: protocollo-finale-NOLA). Dopo diversi anni di condivisione di “buone pratiche” di salvaguardia messe in atto dalle comunità delle feste, in sinergia con le amministrazioni comunali che hanno sostenuto molto attivamente il progetto, con i soggetti ministeriali competenti (Mibac, Ministero degli Esteri e Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, con l’Iccd – istituto centrale per il Catalogo e la Documentazione), con le Soprintendenze ai Beni Storici, artistici ed etnoantropologici regionali e con l’Unpli – Ong accreditata all’Unesco, dal 2010 il percorso definisce la sua “Prospettiva Unesco” che porta nel giro di poco tempo alla proposta di candidatura delle feste della Rete come espressione simbolica e viva della cultura della tradizione mediterranea, sulla base della congruenza delle azioni realizzate con il dettato della Convenzione Unesco 2003 per la salvaguardia del Patrimonio culturale immateriale.

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La Varia di Palmi

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La Macchina di Santa Rosa

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I Candelieri di Sassari

La proposta di candidatura della Rete fu validata nel 2011 dall’Ufficio Patrimonio Unesco del Mibac, che istruì la pratica, competendo con 11 “concorrenti” molto qualificati. Nel 2012 fu quindi indicata dalla Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco alla selezione degli organi internazionali unescani come unica candidatura italiana per il 2013 e prima candidatura tematica del patrimonio intangibile presentata da uno stesso Stato parte. La proposta italiana si pone e concorre oggi come “modello” per le future candidature Unesco del Patrimonio culturale immateriale.

COSA SIGNIFICA ESSERE BENE INTANGIBILE “UNESCO”– Il 7 febbraio del 2003 la Conferenza generale dell’Unesco approvò la Convenzione Unesco per la Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. La Convenzione è entrata in vigore il 30 aprile 2006 dopo la 40esima ratifica. L’Italia l’ha ratificata il 27 ottobre 2007. unescoTra i principali obiettivi della”degli Convenzione per la Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale c’è la salvaguardia  gli elementi e le espressioni del Patrimonio Culturale Immateriale” e ancora “promuovere (a livello locale, nazionale e internazionale) la consapevolezza del loro valore in quanto componenti vitali delle culture tradizionali, assicurare che tale valore sia reciprocamente apprezzato dalle diverse comunità, gruppi e individui interessati e incoraggiare le relative attività di cooperazione e sostegno su scala internazionale (articolo 1)”.Ai fini della Convenzione, il patrimonio immateriale è descritto come “le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale” (articolo 2). Gli ambiti del patrimonio immateriale sono i seguenti le tradizioni ed espressioni orali (compreso il linguaggio in quanto veicolo del patrimonio culturale immateriale); le arti dello spettacolo;  le consuetudini sociali, eventi rituali e festivi; le cognizioni e prassi relative alla natura e all’universo; i saperi e pratiche legati all’artigianato tradizionale.

Patrizia Nardi

Patrizia Nardi

LA LUNGA STRADA DI NOLA- Il percorso della Rete delle città delle Macchine a spalla è iniziato proprio a Nola dove i sindaci delle altre città coinvolto firmarono il “Protocollo di Nola”. Era il 2006, quel documento stabilì le fasi strutturali dell’avventura verso il sigillo Unesco. Un documento di quattro pagine che all’epoca fu firmato anche da Gubbio, che partecipava con i Ceri. Poi la città eugubina decise di tirarsi fuori, e di concorrere da sola. Nola, Palmi, Sassari e Viterbo hanno invece continuato sulla loro strada fino ad oggi. Un solo grave (ma poi risolto) intoppo sulla strada della città dei Gigli. La clamorosa dichiarazione di Giovanni Puglisi, presidente della Commissione nazionale Unesco per l’Italia, che dichiarò di voler estromettere la Festa dei Gigli dalla candidatura per presunte infiltrazioni della camorra. Poi Puglisi ritornò sui suoi passi dopo avere incontrato i giovani nolani amanti della Festa, avere parlato con il sindaco ed il vescovo di Nola ed avere compreso che forse aveva compiuto una gaffe. Puglisi a parte, Nola e le altre città sono state sotto esame per tutti questi anni. Commissari Unesco hanno visto la festa dal vivo, hanno esaminato l’amplissima documentazione della Rete curata dalla grintosa Patrizia Nardi, hanno verificato il Protocollo, valutato ogni aspetto della kermesse e di quelle gemellate ed effettuato audizioni. Importantissimo, basilare, il ruolo delle associazioni locali che hanno messo a disposizione risorse, saperi, esperienze e soprattutto un grandissimo entusiasmo. Tutti uniti per un solo obiettivo: la Festa dei gigli patrimonio del mondo intero.

 

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