Il mondo piange Nelson Mandela, l’eroe della lotta all’apartheid

Nelson Mandela "Madiba"

Nelson Mandela “Madiba”

E’ morto Nelson Mandela. La notizia e’ stata data al mondo dal presidente sudafricano, Jacob Zuma. “Adesso riposa, adesso e’ in pace”, ha detto Zuma annunciando la scomparsa del leader sudafricano Nobel per la pace. “La nostra nazione ha perso un grande figlio”, ha proseguito. Mandela, che aveva 95 anni, avra’ funerali di Stato. La salma e’ stata trasferita in un ospedale militare a Pretoria.  Lo ha riferito la tv pubblica sudafricana Sabc Mandela, ha detto Zuma, “e’ morto alla 20.50 circa circondato dall’affetto della sua famiglia”, che qualche ora prima si era radunata al letto di morte del 95 Nobel per la pace. “La nostra nazione”, ha aggiunto, “ha perso un grande figlio. Ho ordinato che tutte le bandiere siano a mezz’asta da domani 6 dicembre fino a dopo il funerale…Ti ameremo sempre, Madiba! Dio benedica l’Africa”.

DALLA CELLA ALLA PRESIDENZA, STORIA DI UN EROE DI PACE Con Nelson Mandela, scompare uno dei piu’ grandi protagonisti del XXI secolo. Nato Rolihlahla Mandela il 18 luglio 1918 a Mvezo, villaggio nella povera regione orientale del Capo, Nelson rimase ben presto orfano di padre, morto di tubercolosi quando lui aveva solo 9 anni. Fu la sua insegnante alle elementari a ‘ribattezzarlo’ Nelson.
Dopo gli studi universitari, segnati tra l’altro dall’espulsione dall’Universita’ di Fort Hare per aver partecipato a una protesta studentesca, ‘Madiba’, come veniva affettuosamente chiamato in onore della sua tribu’, lascio’ il villaggio d’origine, sotto la minaccia di un matrimonio combinato, e si stabili’ nel 1941 a Johannesburg, dove lavoro’ come funzionario della sicurezza per una miniera.
Parallelamente si faceva strada in lui la passione per la politica, che si concretizzo’ nel 1944 con l’adesione all’African National Congress (Anc). Un impegno crescente che lo porto’, poco dopo, a co-fondare la Lega giovanile del partito.

IL PRIMO ARRESTO 

Nel frattempo si era sposato con Evelyn Mase dalla quale ebbe quattro figli, due maschi e due femmine, di cui una pero’ mori’ in tenera eta’. Diventato avvocato, nel 1952 apri’ con il collega Oliver Tambo il primo studio ‘nero’ di Johannesburg: insieme, i due si impegnarono attivamente contro il regime segregazionista dell’apartheid. Nel 1956 arrivo’ il primo arresto con l’incriminazione, insieme ad altri 155 attivisti, per alto tradimento, accusa dalla quale venne successivamente assolto ma solo al termine di un lungo processo conclusosi cinque anni piu’ tardi. Intanto era finito il primo matrimonio e Madiba, ottenuto il divorzio nel 1958, si risposo’ con Winnie Madikizela, compagna battagliera che in seguito divenne una delle protagoniste della lotta per farlo liberare e dalla quale ebbe altre due figlie. Nel 1960, sulla scia del massacro di Sharpeville e della dichiarazione dello Stato di emergenza, l’Anc venne messo fuori legge, costringendo cosi’ Mandela a entrare in clandestinita’.

MANDELA ESCE DI PRIGIONE, FESTA IN TUTTO IL PAESE

L’aumento delle tensioni razziali nel Paese lo porto’ ad abbandonare la linea della resistenza pacifica, divenendo il comandante in capo dell’organizzazione militare clandestina Umkhonto weSizwe, la ‘Lancia della Nazione’. Dopo una parentesi all’estero nel 1962, dove si era recato per ricevere addestramento militare e promuovere la causa, Mandela fu arrestato per aver incitato i lavoratori a scioperare e fu condannato a cinque anni di carcere. L’anno successivo fu accusato, insieme ad altri nove, di sabotaggio: fu proprio nel corso del processo a Rivonia, il 20 aprile 1964, che, dagli scranni di imputato, pronuncio’ quello che sarebbe diventato uno dei suoi discorsi piu’ famosi: “Ho combattuto contro la dominazione bianca e contro quella nera.
Ho accarezzato l’ideale di una societa’ democratica e libera in cui tutte le persone vivono insieme in armonia e pari opportunita’. E’ un’ideale che spero di vivere e di realizzare.
Ma se sara’ necessario, e’ un’ideale per cui sono disposto a morire”. La giuria lo condanno’ all’ergastolo, spedendolo nella famigerata prigione di Robben Island. Mandela rivide la liberta’ solo 26 anni piu’ tardi, l’11 febbraio 1990, quando fu scarcerato dietro le pressioni di una campagna internazionale lanciata dall’Anc, culminata nel 1988 con un concerto allo stadio di Wembley, dove 72mila persone chiesero a gran voce la liberazione di quello che era divenuto il leader del partito e fonte d’ispirazione per tutto il mondo.
Dall’esperienza del carcere, disse anni dopo l’arcivescovo Desmond Tutu, Mandela usci’ diverso, migliore, “un uomo compassionevole, in grado di capire la debolezza umana e di essere piu’ generoso nei suoi giudizi sugli altri”. Una capacita’ di perdonare che lo porto’, una volta libero, a battersi per riconciliare il Paese con il suo doloroso passato, lottando per il riconoscimento e la dignita’ della maggioranza nera ma rassicurando allo stesso tempo i bianchi a non avere paura del cambiamento ma anzi a rimanere e investire in patria. Un “lungo cammino verso la liberta’” che vide nel 1994, per la prima volta, tutto il Sudafrica recarsi a votare, con l’elezione del primo presidente nero nella storia del Paese. Promotore della nuova immagine del Sudafrica, Mandela, insignito nel 1993 insieme a de Klerk del Nobel per la pace, si impegno’ nella costruzione della nazione ‘arcobaleno’, girando per il mondo, incontrando leader, partecipando a conferenze e ricevendo innumerevoli premi, prima di concludere il mandato presidenziale nel 1999 dopo cinque anni di incarico. Ritiratosi a vita privata, dopo aver sposato l’anno prima, nel suo ottantesimo compleanno, Graca Machel, vedova del presidente mozambicano Samora Machel, Mandela continuo’ a impegnarsi per la pace e la stabilita’ del Paese e di tutto il Continente, tramite la Nelson Mandela Foundation e lavorando nella mediazione dei conflitti, in particolare per il Burundi e la Repubblica Democratica del Congo. Nel 2005 ruppe un altro tabu’, annunciando al Paese la morte per Aids del figlio Makgatho e invitando i sudafricani a parlarne per “farla apparire come una normale malattia”.  Convinto del potere unificante e catartico dello sport, come gia’ aveva dimostrato nel 1995 con i Mondiali di rugby ospitati in Sudafrica, Madiba gioco’ un ruolo chiave anche nell’assegnazione a Pretoria dei Mondiali di calcio 2010, teatro della sua ultima apparizione pubblica. Tra i tanti onori a lui tributati, nel 2009 le Nazioni Unite dichiararono il giorno del suo compleanno ‘Nelson Mandela International Day’, la prima ricorrenza mai istituita per una persona. Negli ultimi anni si erano moltiplicati i suoi problemi di salute. Quello che una volta era un giovane boxer che si allenava quotidianamente, nonostante fosse rinchiuso in una cella di pochi metri quadrati, dovette subire diversi interventi: debole di polmoni, nel 1988 era stato ricoverato per un principio di tubercolosi, lasciandolo esposto a vari problemi respiratori che lo portarono piu’ volte in ospedale. Mandela soffriva anche di problemi agli occhi in conseguenza dei lunghi anni passati a spaccare pietre nel cortile della prigione di Robben Island e fu operato di cataratta nel 1994, pochi mesi dopo essere stato eletto presidente. All’epoca, ai fotografi fu chiesto di non usare il flash. Nel 2001 gli fu diagnosticato un cancro alla prostata per cui si sottopose a radioterapia. (AGI) .

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