Nola, sbornia Unesco: ecco perché la Commissione ha detto sì all’unanimità alla Rete

unesco_nuvlaNola, una città in amore con la sua festa. Non è ancora passata l’emozione per lo storico traguardo raggiunto ieri, alle 15,50 ora italiana, quando l’Ottava commissione intergovernativa riunita nella bella Baku, in Azerbaijan, ha accolto la proposta della Rete italiana delle grandi macchine a spalla e decretato i Gigli di Nola, la Macchina di Santa Rosa di Viterbo, la Varia di Palmi e i Candelieri di Sassari, con le celebrazioni collegate, “Patrimonio immateriale dell’umanità”. Un sì pronunciato ijn inglese, lingua ufficiale dell’organizzazione di tutela e salvaguardia della cultura mondiale, che ha fatto esplodere di gioia non solo i nolani, ma quanti amano la “ballata” dei gigli e la vivono ogni anno con lo stesso immutato sentimento e la stessa incrollabile fede. L’anno prossimo però, il 29 giugno 2014, la kermesse avrà, se possibile, un valore in più perché sarà ammirata dagli occhi del mondo intero.

La proposta presentata a Baku è stata accolta alla unanimità dai rappresentanti dei 70 Paesi presenti. Una pura formalità la decisione finale. Il modello del “Protocollo di Nola” è stata apprezzato dall’Unesco, come ha confermato il rappresentante della Commissione riferendosi al progetto contrassegnato con l’8.16. Ed ccco perché l’ottava commissione intergovernativa ha approvato la mozione della “Rete”. Per la Commissione sono diversi gli elementi che soddisfano i criteri per l’inclusione delle feste nella lista rappresentativa del patrimonio immateriale dell’umanità.

Tra questi quelli fondamentali sono cinque: le feste, che cadono periodicamente nelle quattro città italiane, danno alle comunità un senso di coesione e di identità; l’iscrizione nell’elenco Unesco potrebbe incoraggiare il dialogo tra i partecipanti alle celebrazioni nelle quattro e nelle altre città, promuovendo la diversità culturale e la creatività; le misure di tutela previste includono la documentazione e la ricerca, la promozione e campagne di sensibilizzazione e programmi di istruzione; Una serie di incontri e seminari sono stati organizzati con la partecipazione dei rappresentanti delle quattro comunità che hanno dato il loro libero, prioritario e informato consenso; l’elemento è incluso su iniziativa delle comunità interessate nel Catalogo generale del patrimonio culturale gestito dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, nell’ambito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

 

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