Unesco, la festa di Nola tra ritmi macedoni e fanfare. Il Vescovo: “Tutelare la nostra festa”

 

Biancardi in piazza Duomo

Biancardi in piazza Duomo

di Alberto De Sena 

NOLA- L’8 dicembre Unesco per la città di Nola è iniziato alle 16.30, quando il Corteo degli Orsini ha iniziato a sfilare dalla reggia di piazza Giordano Bruno, percorrendo le strade del centro storico con al seguito il gonfalone del comune, circondato dalle personalità politiche in rappresentanza della città e della Regione, e dalle nove bandiere delle corporazioni, trasportate dai maestri di festa 2014. Una sfilata durata oltre un’ora e mezza, terminata con i gonfaloni delle corporazioni in cattedrale, per ricevere la benedizione del Vescovo.  Beniamino Depalma nel suo discorso ha sottolineato “la soddisfazione per il raggiungimento di questo traguardo” e non sono mancate frecciate contro i paesi limitrofi, rei di scimmiottare con imitazioni la vera festa dei gigli, fenomeno questo “che va tenuto ancora di più sotto controllo per tutelare gli obelischi nolani”.

 

festa3Con l’uscita delle bandiere dal Duomo è iniziata la serata a  Piazza Duomo, le prime parole sono quelle del primo cittadino, tornato da Baku, dove ha assistito alla proclamazione: “Un emozione indescrivibile – sottolinea Biancardi – viverla di persona è stato qualcosa di irripetibile, ora è tempo di darsi da fare, la festa dei gigli può e deve costituire un volano anche per il rilancio economico della città e del territorio”.

 

Le luci si spengono, piazza Duomo resta nel buio totale, in sottofondo partono le note di “Who wants to live forever” dei Queen, il brano fa da colonna sonora allo spettacolo di luci e fuochi che si propagano per i quattro latri della piazza, dal palazzo di città lo spettacolo pirotecnico illumina di nuovo la piazza, che viene poi circondata dalla proiezione di un cielo stellato, mentre sul municipio appaiono le quattro macchine da festa e il logo Unesco, mentre sulla cattedrale l’immagine di San Paolino appare a guardare tutti dall’alto, la musica si spegne, ed il giglio viene avvolto da un fascio di luce colorata.

 

Dopo le luci, la musica. Si esibisce l’orchestra macedone, fortemente voluta dal maestro Roberto De Simone, direttore artistico della kermesse,  che si è pure accomoda ai piedi del palco per godersi lo spettacolo musicale. La Agusevi Dzambo Orkestar sorprende tutti già dalle prime note, eseguendo infatti lo storico brano “Paese mio”, ed esibendosi in uno spettacolo di brani dalle sonorità tipiche delle terre da cui provengono, molte le assonanze con i ritmi suonati nelle musiche giglianti,. L’esibizione dura 90 minuti, lo stile musicale cambia ad ogni canzone, per arrivare alla conclusione con le note dell’inno a San Paolino.

 

festa1Lo stesso inno, questa volta cantato, apre la parte conclusiva della serata, quando ad esibirsi sono le varie divisioni musicali dei gigli, un elemento per ogni fanfara a comporre una vera e propria orchestra che ripropone dodici brani che hanno fatto la storia della festa: da “o’ libro do core” a “serenata doce doce”, da “a fest’ de feste” a “tarantelluccia”, sei i cantanti che si esibiscono sul palco di Piazza Duomo: Tino Simonetti, Felice Parisi, Carmine Parisi, Raffaele Cacccavale, Tonino Giuliano e Angelo De Stefano.

 

unesco_fuochiLo spettacolo si conclude poco dopo le 23, con l’ennesimo gioco di fuochi pirotecnici che illumina il cielo della città, la festa finisce qui, per una sera l’aria di festa è tornata ad avvolgere una città che vive per i suoi gigli. Il commento di molti di partecipanti è univoco: “Ora è il tempo di rimboccarsi le maniche e di iniziare a lavorare per la valorizzazione internazionale di cui la festa ha fortemente bisogno, gli occhi del mondo saranno da giugno prossimo puntati anche sulla città dei gigli di San Paolino, patrimonio dell’umanità”.

 

 

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