Botti durante la festa del majo, anatema del vescovo di Nola

majo_baianodi Bianca Bianco (Il Mattino)
Anatema del vescovo di Nola contro l’uso di botti nel corso della festa del majo di Baiano. Monsignor Beniamino Depalma ha indirizzato ai fedeli della comunità baianese un duro messaggio in cui, alla luce soprattutto di quanto avvenuto a Natale, condanna l’abitudine di fare esplodere  petardi e fuochi per celebrare Santo Stefano. Una usanza atavica, che però con il messaggio diramato dalla Curia di Nola si vuol cercare di fermare. “Non fuochi- dice in sostanza il vescovo- ma opere di bene per i più poveri e  più attenzione alle chiese del paese in condizioni precarie”. La missiva non risparmia critiche contro alcuni rituali che accompagnano il culto del majo. Rituali che nell’ultima manifestazione hanno rischiato di fare vittime.
Lo scorso 25 dicembre, nel corso del corteo per l’accensione del falò sotto l’albero che simboleggia la fede per il Patrono, un trentenne rimase gravemente ferito per lo scoppio dei mortaretti che portava con sé in un tascapane. Il ragazzo oggi sta bene, ma lo choc e le polemiche per quanto avvenuto hanno segnato questa edizione della secolare liturgia dell’albero, kermesse molto amata nel comune mandamentale. Tra critiche e difese del culto arboreo, a Baiano si è consumato un dibattito aspro sulla opportunità di rendere quella del majo, soprattutto la fase pomeridiana, una festa per tutti, in particolare per le famiglie.
Proprio nei giorni in cui i fedeli ed i cultori del folklore locale si pongono serie domande sulla sicurezza nei festeggiamenti, arriva la reprimenda del presule della diocesi nolana che si dice vicino alla comunità ed alla famiglia del ragazzo ferito ma impone anche una riflessione collettiva su quanto avvenuto: “È doveroso fare chiarezza – scrive Depalma- circa comportamenti che, nel modo più categorico, non esprimono nessuna devozione nei confronti di S. Stefano. L’utilizzo di botti illegali manifesta devianza, attenta alla incolumità delle persone e offende la dignità della religiosità di un popolo”. Il vescovo esorta poi all’abbandono “definitivo di queste pratiche, purtroppo consolidate, che espongono a seri rischi non  solo le singole persone ma anche la collettività. Nel corso degli anni infatti tante persone della Comunità baianese sono state segnate nel corpo e nella mente”.
Quanto scritto in riferimento alla tradizione del majo, è esteso ad altre feste popolari e tradizioni sacre dell’area, spesso celebrate in contraddizione con il messaggio evangelico che dovrebbero veicolare: “In molti casi- dichiara il vertice della Chiesa nolana-  le feste popolari del nostro territorio hanno solo la parvenza del sacro. Svuotate del loro contenuto cristiano esse non rendono credibile la fede agli occhi degli indifferenti e dei lontani. Guardando a quello che e accaduto a Baiano, bisogna , purtroppo, notare una certa distanza tra alcune espressioni della religiosità popolare e il messaggio cristiano”.
Proprio sul tema della contraddizione tra messaggio cristiano e tradizioni popolari, di recente i vescovi campani hanno scritto un documento attraverso il quale hanno chiesto che le feste religiose siano “purificate da infiltrazioni profane”. Per Baiano, monsignor Depalma chiede una “attenta riflessione e maturazione” della comunità  e di “manifestare la propria fede e devozione verso il Santo, attraverso opere di misericordia e di solidarietà che siano espressione di interesse e di attenzione verso i più sfortunati e bisognosi, ma anche verso le esigenze delle chiese che, a Baiano, versano in condizioni strutturali precarie. Soprattutto in considerazione dei tempi di crisi economica che viviamo,  lo sperpero di denaro rappresenta un vero affronto verso il disagio di tanti, che, anche nel silenzio, subiscono tali situazioni di povertà”.
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