Italia, un paese triste che deve ricominciare a credere: il libro di Feltri & Sangiuliano a Cicciano

Un momento della presentazione

Un momento della presentazione

di Carmela Iovino

CICCIANO- “La letteratura incontra la scuola e il territorio”, questo il nome del progetto itinerante voluto dalla Fondazione “Premio Cimitile”, presieduta da Felice Napolitano, per “promuovere il gusto alla cultura” e “avvicinare gli studenti e il resto della popolazione alla letteratura”. Ed è in nome di questi obiettivi che, nel Liceo statale “Enrico Medi”, si è tenuta la presentazione del libro “Una Repubblica senza Patria”, dei giornalisti Vittorio Feltri e Gennaro Sangiuliano. Ospiti del dibattito Pasquale Amato, dirigente scolastico dell’Istituto che ha ospitato l’incontro, Giovanni De Vivo, Presidente dell’associazione “D&F Events”, Felice Napolitano, organizzatore dell’evento, l’onorevole Pasquale Sommese, Assessore al Turismo e ai Beni culturali della Regione Campania, e Gennaro Sangiuliano, uno degli autori del saggio, nonché vicedirettore del Tg 1. A moderare la discussione Ermanno Corsi, già Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania.

“Un incontro con la storia”, definisce così, Corsi, l’evento, come recita il sottotitolo dell’opera presentata, “Storie d’Italia dal 1943 a oggi”, un “romanzo sociale” i cui protagonisti sono gli italiani e le loro storie dal secondo dopoguerra ai giorni nostri. Perché “una Repubblica senza Patria”? Secondo Corsi, la risposta l’ha data, a suo tempo, Cicerone: “La Patria è dove si vive bene”. Nel nostro Paese, invece, non si vive più bene e bisogna “recuperare il senso d’appartenenza alla stessa Nazione” e “ricomporre la rottura attuale”, mettendo da parte le divisioni interne al popolo italiano.

E’ l’autore del libro, però, a spiegare meglio il senso intrinseco di quell’espressione: “E’ l’incapacità del nostro Paese di dare ai suoi cittadini uno sbocco al loro genio e alla loro creatività”. Una Repubblica senza Patria, dunque, è un Paese che “non crede e non investe nei propri uomini”, rimanendo fermo, “arretrato” e “degradato”, uno Stato che “c’è e si fa sentire”, attraverso la sua asfissiante pressione fiscale, ma che non è Patria “perché non dà prospettiva e sbocco ai suoi giovani più promettenti”. Responsabile di ciò, secondo Sangiuliano, una crisi senza precedenti della classe dirigente, non solo politica, del Paese: “Dall’Italia del fare, dell’impresa reale – spiega – siamo passati alla burocrazia, dunque al niente”. “Il popolo italiano – prosegue il giornalista del Tg 1 – è ed è stato di grande valore ma gli italiani di oggi non sono all’altezza del loro passato”. E se la storia, come diceva Benedetto Croce, è “maestra di vita”, continua Sangiuliano nella sua disamina pessimistica della condizione attuale del vecchio “Belpaese”, è proprio da quel passato illustre che bisognerebbe ripartire per ritrovare quell’“Italia del fare” che esportava in tutto il mondo le sue eccellenze. Una visione cinica del presente, quella del giornalista, che, però, intravede comunque una speranza: “Per riprenderci, credo che le nuove generazioni debbano abbandonare le ipocrisie e darsi da fare, facendo un’auto-assunzione di responsabilità, perché lo Stato, la politica, siamo noi”.

Una visione più ottimistica, invece, quella dell’onorevole Sommese, rappresentante proprio di quelle Istituzioni fortemente criticate da Sangiuliano, la cui ricetta per ridare speranza sarebbe “credere”, “perché quando si crede in un obiettivo, lo si raggiunge”, e ripartire da quella cultura “ancora forte e ben radicata sul nostro territorio”, che potrebbe permettere di creare un nuovo “turismo valoriale”, puntando sulle “grandi ricchezze archeologiche, artistiche, enogastronomiche” dell’area nolana e di tutto il territorio regionale. Cultura, mentalità del fare, eliminazione delle divisioni interne: queste, dunque, secondo gli interlocutori del dibattito, le carte vincenti per restituire alla Repubblica italiana quel suo essere “Patria”, oggi andato perduto.

 

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