Manfredi (Pd): “Primarie a Nola non siano blindate, tempi candidature troppo stretti”

Manfredi, a destra, con Michele Mezza

Manfredi, a destra, con Michele Mezza

di Carmela Iovino

NOLA- Primarie per la scelta del candidato sindaco di Nola, elezioni, Paolo Russo, ambiente. Massimiliano Manfredi, deputato del Pd, risponde alle domande del giornalelocale.it su alcuni temi di stringente attualità per l’area nolana e per la città di Nola. Tra questi anche quelli che lo hanno visto protagonista di polemiche con Forza Italia.

Tra pochi mesi a Nola si vota e si ricandiderà Geremia Biancardi. Un giudizio sui cinque anni di centrodestra a Nola.   

Noi non diamo un giudizio positivo sull’amministrazione Biancardi, è noto, anche perché è un’amministrazione in continuità con gli ultimi vent’anni di governo del centrodestra nella città di Nola, dove c’è stato il controllo assoluto della macchina comunale e dove hanno pesato, secondo me, anche i limiti di autonomia decisionale. Gli ultimi due anni, poi, sono stati anni particolarmente difficili per la città di Nola, c’è stata una serie di inchieste, a partire da “Mandatopoli” alla faccenda delle assicurazioni e l’ultima vicenda, che ci ha toccato di striscio, del sequestro della società che gestiva i parcheggi comunali, legata al clan Contini. Su Mandatopoli, a prescindere dalle responsabilità individuali che verranno accertate dalla magistratura, io credo che sia sbagliato che la politica dica: “Io non potevo sapere, né vedere”. E’ successo qualcosa di grave, su cui si approfondirà. C’è, poi, un altro fattore politico: non mi sembra che il centrodestra sia più monolitico come è stato in questa città per anni, c’è un dibattito interno molto forte, e io credo che Nola meriti un’amministrazione diversa, a prescindere dalla personalità di Biancardi. Nola deve decidere ora se mantenere la continuità degli ultimi vent’anni o provare un cambiamento. Nola è la città di Giordano Bruno, di San Felice e di San Paolino, che ha dato i natali a personalità che fanno onore alla Regione nel mondo. Nola è la città che ha avuto il riconoscimento Unesco per i Gigli. Paradossalmente l’Unesco è cartina di tornasole, è una grande opportunità per cambiare il volto della città o solo uno spot su cui fare volantino elettorale. Su questo la città si deve interrogare“.

A pochi giorni dalla presentazione delle candidature per le primarie del centrosinistra a Nola, circolano pochi nomi e qualcuno polemizza sul fatto che sono sempre gli stessi. Ci saranno sorprese?

Questo non lo so dire. Partiamo da un fatto: i gruppi dirigenti locali del centrosinistra hanno deciso autonomamente di seguire questa strada. Io sostengo e condivido le loro decisioni, ma ho posto solo una forte raccomandazione: le primarie hanno un senso nella nostra città se sono aperte alla città stessa, se c’è una competizione dei settori della città, a prescindere dall’appartenenza partitica, di segmenti ed energie della società che attraverso lo strumento delle primarie si mettono in discussione e finalmente “si sporcano le mani” per essa. Se, invece, devono essere soltanto una discussione interna per chi ha il predominio nei singoli partiti del centrosinistra, allora io ne do un giudizio negativo. Comunque, ho molta fiducia nel lavoro che sta facendo il nostro segretario, Francesco Pierno, e tutto il gruppo dirigente ma invito tutte le forze del centrosinistra a perseguire questo obiettivo. Non bisogna impiccarsi alle regole se poi queste non producono l’effetto sperato. Ad esempio, le forze politiche autonomamente hanno scelto che fare le primarie a marzo è corretto ma chiudere le candidature un mese e mezzo prima mi sembra un modo per comprimere la discussione. Però, ci tengo a dirlo, rispetterò e sosterrò qualsiasi decisione che il gruppo dirigente del Pd di Nola prenderà. Io sono uno strumento al servizio del cambiamento della città e se il centrosinistra a Nola è sempre stato minoritario si deve porre pure il tema di trasformare questo grande momento di partecipazione in una domanda alla città: se quei settori che criticano vogliono anche partecipare e impegnarsi“.  

Spesso affronta tematiche ambientali, soprattutto relative alla Terra dei Fuochi. Secondo lei quali sono gli strumenti per arginare la piaga di sversamenti e roghi in Campania?  

Sulla Terra dei fuochi il decreto-legge è un ottimo punto di partenza ma solo un punto di partenza in quanto per questo tema serve un intervento di sistema. Al Ministro Orlando va dato il merito di aver iniziato un cammino che in venti anni non si era iniziato. Il decreto in partenza presentava molte criticità ma è stato fortemente migliorato dalla Commissione e dall’Aula, e mi auguro che venga approvato in maniera definitiva mercoledì.      E’ stato introdotto, ad esempio, il capitolo della sanità, con un fondo di 50 milioni per lo screening sanitario epidemiologico gratuito per i cittadini delle zone interessate, sia campane che di Taranto, perché in questo provvedimento c’è anche l’Ilva; sono state introdotte delle norme di salvaguardia per la filiera agro-alimentare con il superamento della direttiva 252 che non prevedeva la differenziazione tra acque irrigue contaminate e non e la valutazione di impatto sui prodotti nostri in base al regolamento comunitario 178/2002,  e una mappatura unica che permetterà di comprendere quali sono i terreni coltivabili e non. Si farà un’operazione-verità certa e questo è il modo migliore e più sicuro per dare certezze non solo al mondo ambientale, ma anche a quello agricolo e produttivo, perché purtroppo mentre noi viviamo questo dramma la nostra Regione vive un attacco speculativo da parte di territori che poi sono gli stessi che, in parte, hanno anche contribuito ad avvelenarla, che puntano a prendere le nostre quote di mercato. Poi c’è un provvedimento, frutto anche di emendamenti che ho fatto, che permetterà che una quota dei proventi dei beni confiscati nel distretto giudiziario di Napoli costituirà un fondo per le stesse bonifiche e questo ha un valore simbolico perché rappresenterà un risarcimento per i territori avvelenati e sarà anche una dimostrazione che la legalità conviene“.

La sua presenza oggi nel Liceo “Enrico Medi” di Cicciano è stata preceduta dalle polemiche e dalle interpellanze di Paolo Russo che definisce questa scuola “politicizzata” perché è stato invitato lei e non un altro rappresentante della Commissione antimafia. Come risponde a Russo?

 “Devo dire la verità, la cosa mi ha un po’ colpito, innanzitutto perché ho rapporti di collaborazione con il collega nonostante la profonda differenza politica. Ad esempio in questi giorni stiamo lavorando con ruoli diversi al miglioramento del decreto legge sulla terra dei fuochi,  stando peraltro a contatto per diverse ore al giorno. Poi so che in questa scuola sono venuti anche altri personaggi politici. Inoltre, io sono l’unico membro della Commissione Antimafia del territorio quindi parlando di legalità l’attinenza c’era, se avessero fatto un seminario sull’agricoltura avrebbero invitato probabilmente Paolo. Tra parentesi, ho visto che qui è stato presentato  il libro di Feltri, direttore de “Il Giornale”, e di Sangiuliano, e non per questo io ho fatto un’interrogazione parlamentare. Mi è capitato spesso, appena eletto, di non essere invitato a iniziative ufficiali dove era presente l’onorevole Russo e se dovevo fare delle rimostranze le ho fatte agli organizzatori. Mi auguro che gli stessi interpellanti, dato che tengono molto alla legalità, facciano piuttosto un’interrogazione parlamentare sulla questione della società dei parcheggi coinvolta con il clan Contini per comprendere se nonostante ci trovassimo sotto la soglia dei 90mila euro (e quindi non era richiesta la certificazione antimafia) e con proroghe per tre anni, sono state fatte tutte le verifiche necessarie da parte di chi doveva. Comunque questa storia dell’interrogazione chiudiamola qui,  senza fare ulteriore pubblicità ad un problema che non esiste“.  

Anche Tufino è diventato un ring politico che contrappone Forza Italia e Pd sulla questione dei 15 lavoratori licenziati. E’ stato accusato da Forza Italia di non essere stato al fianco dei dipendenti licenziati. Come risponde?  

Io i lavoratori li ho incontrati, gli ho detto quello che pensavo e non ho prodotto né manifesti né comunicati, né quando li ho incontrati né quando sono stati assunti. Ho spiegato loro che il Pd è vicino a tutti i lavoratori. Il tema era comprendere se la loro assunzione fosse regolare oppure no e questo io non lo posso sapere. Ci sono dei rilievi del Ministero della funzione pubblica, l’amministrazione che li aveva assunti era di un altro colore politico e quella attuale non ha fatto altro che chiedere ai dirigenti se tutte le procedure erano state attuate. Non posso essere io quello che decide sotto questo aspetto. Ho incontrato i lavoratori e sicuramente la questione è seria, gli sono stato vicino, innanzitutto dicendogli la verità su quello che pensavo. Su questa vicenda sono mesi che si fanno manifesti, da parte delle varie forze politiche, sulla pelle di questi lavoratori, ma questa non è una cultura che appartiene a me né al Partito Democratico. Io quello che potevo fare, sostenendo anche delle richieste del sindacato, l’ho fatto. Li ho incontrati diversi mesi fa, ho letto gli atti con loro e gli ho detto quello che pensavo ma non ho fatto una conferenza-stampa sull’accaduto. Mi auguro che la vicenda possa risolversi in maniera positiva“.

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