“Paese Futuro” contro “Paese Futuro”: storia di un progetto mai nato

La campagna elettorale di Paese Futuro

La campagna elettorale di Paese Futuro

di Nello Lauro

CICCIANO – C’era una volta “Paese Futuro”. Un progetto, secondo le intenzioni, innovativo che avrebbe cambiato la politica e i politici a Cicciano. Un anno dopo si scopre che tutto era una favola.  Anzi di meno. Senza sogni.  Senza progetti.  E senza (paese) futuro.  Un documento pubblico che sa tanto  di resa di conti e di chiusura di un rapporto (forse mai nato) tra la cabina di regia  diventata per un breve e litigioso periodo ufficio di gabinetto presieduto dall’ex vicepresidente della Provincia Nicola De Luca e quella che sarebbe diventato l’attuale governo cittadino.  Un progetto  – si legge – nato  a “gennaio 2013” con l’intento di proporre alla cittadinanza un progetto innovatore, dopo anni (tre elezioni anticipate) di cattiva amministrazione che aveva portato Cicciano ad essere un paese arretrato con programma elettorale condiviso che avrebbe dovuto prevedere la  partecipazione e il contributo di tutti i cittadini. Una proposta programmatica improntata sulla trasparenza, legalità, sobrietà, realismo, idealità, etica e morale, che ha consentito poi il grande successo elettorale per la lista” . Ma quel progetto non è mai partito e per questo il comitato promotore –  di cui fanno parte oltre De Luca, i candidati non eletti della lista e altri nuovi sostenitori –  sente troppo la responsabilità per il paese e per le future generazioni, di accendere un faro di riflessione su quello che sta accadendo tra gli eletti della lista “Paese Futuro condividendo le istanze della consigliere comunale Veria Vassallo”. E ora – continua il lungo documento  – il comitato promotore non può stare a guardare e far finta di niente: Paese Futuro avrebbe dovuto trasformare Cicciano in un grande esempio di Democrazia Partecipata e invece è sotto gli occhi di tutti il rifiuto alla partecipazione dei cittadini alle scelte programmatiche , economiche e sociali”.  Non si risparmia quasi nessun settore e quasi nessun assessore: dal bilancio partecipato, al piano parcheggi passando per le opere pubbliche alla riorganizzazione degli uffici comunali finendo al sindaco che non ha saputo  “bonificare la dialettica democratica” e “ormai arroccato nel palazzo opaco del potere insieme alla sua maggioranza”.  Una rottura totale. Definitiva. E la favola – mai cominciata – è finita. E tutti vissero ciccianesi e scontenti.

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