Sangiuliano (Tg1): “Giornalismo su web è futuro ma pochi verificano notizie”

da destra: Sangiuliano, Pasquale Sommese, Ermanno Corsi

da destra: Sangiuliano, Pasquale Sommese, Ermanno Corsi

di Carmela Iovino 

CICCIANO- Il ruolo del giornalista ai tempi del web. Ilgiornalelocale.it nel corso della presentazione del suo libro “Una Repubblica senza Patria” avvenuta a Cicciano presso il Liceo Medi, ha intervistato Gennaro Sangiuliano. Sangiuliano è un giornalista e scrittore italiano, vicedirettore del Tg1 dal 2009. È stato direttore del quotidiano “Roma” di Napoli dal 1996 al 2001 e successivamente, prima del suo ingresso in Rai, vicedirettore del quotidiano “Libero”. A lui abbiamo posto le nostre domande su questo difficile periodo di congiuntura per il giornalismo italiano e mondiale.

Nel suo libro racconta la storia d’Italia dal 1943 a oggi. Come è cambiato in questi anni il modo in cui gli italiani guardano al loro Paese? Un clima di sfiducia come quello attuale è riscontrabile in altri periodi storici?

Rispetto all’Italia del dopoguerra e agli anni ’50-’60, gli anni del cosiddetto “miracolo economico”, oggi l’Italia è pervasa da un senso di sfiducia, c’è un sostanziale degrado del sistema-Paese e c’è anche un declino della cosiddetta “classe dirigente”, che non è soltanto la classe politica, ma c’è un declino e un degrado di tutti coloro che assumono le decisioni in questo Paese. Vorrei adoperare una metafora di Giuseppe Prezzolini: lui diceva che quello italiano è un grande popolo, che ha dato contributi fondamentali alla storia dell’umanità (pensiamo al Rinascimento, al diritto romano…), però gli italiani di oggi sono inadeguati rispetto alla loro storia, sono dei nani rispetto agli italiani del passato. Questo è il senso del nostro tempo. Io credo che quella attuale sia la crisi più dura per il nostro Paese: è vero che quando uscimmo dalla seconda guerra mondiale l’Italia era piegata dalle bombe e dalle macerie del conflitto, però c’era una voglia di riscatto. Adesso, la voglia di riscatto potrebbero averla solo le nuove generazioni”.   

Lei è vicedirettore di una grande testata giornalistica dalla lunga storia. Oggi nascono ogni giorno siti di informazione on line: qual è la sua idea del giornalismo on line? E’ una risorsa o un limite?  

Il giornalismo on line è una risorsa secondo me. Io sono un anti-luddista: i luddisti erano coloro i quali bruciavano di notte i telai pensando di poter fermare il progresso delle macchine. Io penso che il progresso non si arresti mai, deve essere regolato ma non si può arrestare” 

Cosa consiglia a chi vuole fare il giornalista? 

“Gli consiglierei di fare studi giuridico-economici, perché sono questi che permettono di capire il mondo oggi”.  

Il giornalismo di oggi, più tempestivo e che corre sulla Rete, è meno o più credibile di un tempo? 

Il giornalismo odierno ha dei vantaggi perché è molto più immediato e rapido però perde molto in credibilità e possibilità di verifica: in Rete circolano tante cose imprecise e inesatte, se non addirittura false ed infamanti”.  

Si scrivono articoli che poi vengono condivisi sui social network. Facebook e Twitter sono utili o pericolosi per i giornali? 

I social network sono un ambiente collettivo di confronto perché consentono alla gente di confrontarsi, di scambiarsi idee, e quindi, poi, anche al cittadino comune di predisporsi a scrivere, ad esprimere i propri contenuti, e questo è un dato positivo perché consente la crescita collettiva della partecipazione”.  

Oggi sembra che ogni limite sia stato valicato dall’informazione, scrivere e condividere notizie è diventato un esercizio spregiudicato per alcuni. Ci sono limiti non valicabili in nome del diritto di cronaca o si è perso ogni orizzonte? 

L’informazione deve essere attenta a non distruggere le vite: abbiamo avuto il caso di quel ragazzo di Torino, che subito era stato indicato da alcuni giornali come il responsabile del triplice omicidio di Caselle. Addirittura alcuni giornali avevano pubblicato anche la sua fotografia paragonandolo ad altri fatti storici di cronaca, come il caso di Novi Ligure, quello di Pietro Maso e altri simili. Io immagino cosa possa aver vissuto quel ragazzo in quelle ore vedendosi “triturato” in quel modo. Bisogna sempre avere senso di responsabilità”.  

Se dovesse lasciare la Tv, tornerebbe alla carta stampata o preferirebbe il web? 

Adesso il giornalismo deve essere integrato. Io lavoro in Rai, sono orgoglioso di appartenere a una grande testata come quella del Tg 1, una testata che ha una storia nella vita di questo Paese, però continuo anche a scrivere, anche sui social network, quindi penso che gli strumenti di informazione vadano tutti ad integrarsi in un unico modello”.

 

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