Scarti, petrolio e amianto: ecco i veleni mai bonificati di Boscofangone

regilagni_nello copiadi Bianca Bianco

NOLANO-  Quando verranno bonificate le terre nolane come Boscofangone? Quando si darà attuazione ai progetti approvati a livello nazionale e regionale e che prevedevano già negli anni scorsi investimenti milionari per liberare anche l’Agro nolano dalle scorie? Oggi più che mai serve chiederselo, visto che tutti i piani di risanamento procedono a rilento e che milioni di euro sono stati sinora buttati al vento.  Boscofangone, ad esempio, inserita nell’Area Vasta “Regi Lagni”, non è stata ancora risanata nonostante la presenza certificata di rifiuti pericolosi, tra cui l’amianto, gli scarti di lavorazione, il fluff, le morchie.

LA TERRA DELLE BONIFICHE – Dopo l’esplosione del caso “Terra dei fuochi” si è (ri)cominciato a parlare di bonifiche. Il nodo del risanamento dei territori campani che per decenni hanno accolto i rifiuti delle fabbriche del Nord e quelli della camorra è diventato oggetto di dibattito parlamentare ed extraparlamentare. Mentre si discute su piani di intervento, sottolineando il pericolo di infiltrazioni della malavita, come sempre quando si tratta di affari miliardari, Legambiente esce con un dossier che svela i ritardi e le vicissitudini legati alla decontaminazione della ex terra felix.

MILIARDI E RITARDI– Ritardi che ci sono nonostante la spesa folle legata all’argomento: per tutto il territorio peninsulare interessato dalle bonifiche (ci sono anche Taranto, Gela, Crotone, Porto Marghera)  dal 2001 al 2012 sono stati messi in campo 3,6 miliardi di euro di investimenti, tra soldi pubblici (1,9 miliardi di euro, pari al 52,5% del totale) e progetti approvati di iniziativa privata (1,7 miliardi di euro, pari al 47,5% del totale), con risultati concreti davvero inesistenti.

LA BONIFICA DELL’AREA NOLANA– Per molte zone, anche per l’area nolana, la bonifica del territorio è, per usare il linguaggio di Legambiente, una “chimera”.  Il Nolano è inserito nel Sin (Sito di interesse nazionale) del Litorale Domitio Flegreo ed Agro Aversano. Questo sito di interesse fu istituito nel 1998 con legge numero 462 e poi perimetrato con decreto ministeriale del 10 gennaio del 2000 (successivamente ampliato con Decreto ministeriale nel 2001 e nel 2006 2006). Quindi ben 14 anni fa. L’area comprende 77 comuni delle province di Napoli (28) e Caserta (49) per una superficie complessiva di circa 1.800 chilometri quadrati, pari a oltre il 13% del territorio regionale. . Le aree comprese sono la parte settentrionale della Provincia di Napoli e l’Area Nolana, mentre per la provincia di Caserta sono compresi, tra gli altri, i territori di Castel Volturno e dei Regi Lagni. Una zona devastata dall’inquinamento e diventata sito di interesse nazionale dopo la denuncia di traffici  e smaltimenti illeciti da parte della camorra anche ad opera di Legambiente, un’area poi diventata “Terra dei fuochi”.

BOSCOFANGONE-  Il Sin e il successivo piano regionale di bonifiche della Campania (datato 2010 ed in corso di approvazione) hanno previsto anche  5 “Aree Vaste”, tra cui l’Area Vasta Regi Lagni che comprende Boscofangone a Nola, Pizzomontone ad Acerra  e Tre Ponti a Marigliano. Qui le caratterizzazioni hanno portato alla luce una contaminazione da metalli pesanti, diossine e idrocarburi (anche pesanti) per il suolo, mentre per le acque è stata riscontrata inoltre la presenza di fitofarmaci. A Boscofangone, Pizzomontone e Tre Ponti la criticità è l’abbandono incontrollato dei rifiuti, tra cui anche amianto, Fluff, alluminio e morchie, che genera i maggiori problemi. “Le attività di primaria importanza da attivare- sostiene Legambiente- sono ovviamente la messa in sicurezza di emergenza sia per i rifiuti che per la fascia fluviale che, dalle caratterizzazioni e dal monitoraggio eseguito dall’Enea e dall’Arpa Campania, è risultata di qualità ambientale “Pessima”, con una “condizione di forte degrado della qualità delle acque lungo l’intera asta”.  

DA NAZIONALE A REGIONALE– Eppure all’inizio del 2013 il Sin in cui rientra l’area nolana è stato declassato in Sito di interesse regionale perché “non più rispondente ai “requisiti minimi” di legge per essere incluso tra i siti di interresse nazionale”. Una scelta che Legambiente definisce “incoerente per la complessità, l’estensione e la specificità dell’area, tanto da indurre l’associazione a presentare ricorso al Tar e a richiedere il reinserimento del sito nel programma nazionale di bonifica. Soprattutto alla luce del decreto legge 10 dicembre 2013, numero 136, recante disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali e a favorire lo sviluppo delle aree interessate, in discussione in parlamento in queste settimane che riguarda in particolar modo quei territori, la loro caratterizzazione e la loro bonifica. Un appello su cui è intervenuto di recente anche il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando dichiarandosi d’accordo sull’esigenza di riportare quanto prima il Sito Litorale Domitio Flegreo e Agro Aversano all’interno del Programma nazionale di bonifica.  

UTOPICA BONIFICA-  Dopo 14 anni  ed  un declassamento, ecco cosa resta oggi dell’ex sito di interesse nazionale in cui rientra anche l’area nolana. I siti potenzialmente bonificabili sono duemila, ma per circa il 74% non è stata svolta alcuna attività; la messa in sicurezza e le attività preliminari hanno riguardato appena il 3,4%; per circa il 21,5% è stata svolta o è in corso la caratterizzazione;  per circa lo 0,3% è stata svolta o è in corso l’analisi del rischio,  per lo 0,8% è stata realizzata o è in corso la progettazione degli interventi di bonifica,  per lo 0,2% sono stati svolti o sono in corso gli interventi di bonifica. “A distanza di 15 anni dall’individuazione del sito- spiega Legambiente-  gli interventi per la bonifica sono praticamente fermi al palo”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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