Strage 268, si prega per l’unica superstite dell’incidente di sabato. Polemiche dei sindaci sulla sicurezza

Giovanni e Mario

Giovanni e Mario

Resta in prognosi riservata la 23enne Maria Rosaria N., coinvolta nell’incidente sulla Statale 268 la notte del 4 gennaio. La ragazza era in auto con Giovanni Tortora e Mario Boccia, che hanno perso la vita. Nell’impatto tra la Ford Fiesta dei ragazzi e la Hyundai di due cittadini di nazionalità polacca, sono morti anche questi ultimi, madre e figlio. Si tratta di Jan Krzysztof Jankowalski, 25 anni e Dorate Kowalska, 45.

Dopo la terribile notte, l’ennesima per la famigerata Statale di 268, esplode la polemica dei sindaci dell’area vesuviana e nolana sulla sicurezza lungo l’arteria di 27,200 km. Una strada oggetto di provvedimenti di chiusura parziale da parte della magistratura in altre occasioni, una strada che è un cantiere infinito. Ma anche un percorso su cui spesso gli automobilisti non rispettano le regole, come quelle relative alla velocità ed ai sorpassi.

A fine novembre si tenne un summit in prefettura a Napoli (cui prese parte anche il sindaco do Nola, Geremia Biancardi). Dopo le 4 vittime di sabato, si alza nuovamente il grido d’allarme dei primi cittadini.

“Convocherò gli altri sindaci dei Comuni attraversati dalla strada statale 268 per valutare la chiusura di tutti gli svincoli fino a quando non verranno prese iniziative di messa in sicurezza della strada”, afferma per esempio il sindaco di Ottaviano Luca Capasso.

A fine novembre, proprio Luca Capasso era stato il promotore del summit in Prefettura, aperto a sindaci, comandanti di polizia municipale, polizia stradale, Anas e Regione per fare il punto della situazione sui lavori di raddoppio della corsia, fermi da tempo. “Ci fu spiegato che sarebbe stato possibile installare un nuovo sistema di rilevamento della velocità, denominato Vergilius. Io penso che, fino a quando non sarà completato il raddoppio, debbano essere adottati tutti gli accorgimenti possibile per moderare la velocità degli automobilisti e garantire maggiore sicurezza. Ma ci vogliono tempi rapidi e certi, altrimenti è meglio chiudere la strada”, spiega Capasso

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