L’eleganza del riccio, storia di due vite diverse e di un cambiamento

riccio1di Isabella Savinelli 

La storica dicotomia pirandelliana tra essere e apparire riecheggia nel capolavoro della docente di filosofia Muriel Barbery, autrice de “L’eleganza del riccio”, bestseller internazionale pubblicato nel 2007, tradotto in 39 lingue, insignito di numerosi premi. Romanzo delle essenze che si nascondono dietro le apparenze, critica velatamente l’insignificanza e la superficialità, premia, invece, chi come i ricci è ruvido e sicuro all’esterno, ma semplice e soprattutto elegante all’interno.

Il romanzo è ambientato a Parigi, in un elegante palazzo in rue Grenelle abitato da famiglie dell’alta borghesia dalla cui guardiola spicca la portinaia Renée: all’apparenza è sciatta, pigra, grassa, impicciona, scorbutica e teledipendente. In realtà, però, sotto mentite spoglie, nasconde un animo fine e molto colto: è un’autodidatta con una cultura straordinaria che preferisce dissimulare, si interessa di arte, di filosofia, di cinema, di musica classica e di cultura giapponese, conosce Marx, Kant. È vedova , porta dentro di sé un segreto e, in cuor suo, avverte molta solitudine ma maschera questa sua inquietudine facendosi beffe degli altolocati inquilini del palazzo. Nello stesso palazzo c’è Paloma, una dodicenne molto sveglia e brillante che, però, ha deciso di farla finita il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno, dando fuoco alla sua casa. Finge di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come la maggior parte delle sue coetanee, osservando segretamente con sguardo critico e severo l’ambiente che la circonda a partire dalla sua famiglia formata da un padre spregiudicato e falso moralista, una madre fragile e debole e una sorella superficiale. Proprio l’insofferenza nei confronti di questa mediocrità la porta a maturare il suicidio. Renée e Paloma si incontrano e si compensano grazie all’arrivo di un nuovo inquilino, Monsieur Ozu, capace di far trapelare il vero “io” delle due, responsabile della loro salvezza: sarà capace di liberare, anche se tragicamente, la portinaia dal peso del suo segreto e di svelare alla ragazzina le gioie della vita.

Due voci narranti per questo romanzo, due singolari esempi prima da capire, poi da seguire. Renée è una donna goffa e solitaria che riempie i suoi momenti di inattività con la lettura e la passione per la letteratura in cui ripone i suoi sogni e il suo bisogno di esplorare e di salvare se stessa. Paloma è una dodicenne che della sua età ha solo l’aspetto: oscura le sue eccellenti doti cognitive per non mettersi in mostra in quel mondo mediocre e falso e si abbandona a vere e proprie riflessioni filosofiche. Nonostante il grande spessore filosofico del libro, lo stile di Muriel Barbery è elegante e sofisticato al punto giusto, scritto con una moderata ricercatezza che non sfocia nell’esagerazione anche se, considerando i molti riferimenti ad “Anna Karerina” di Tolstoj, all’arte, alla letteratura filosofica e al cinema giapponese, non si accosta a una lettura leggera e spensierata.

Molti si sarebbero aspettati un preciso lieto fine e non l’improvviso e amaro epilogo scelto dalla scrittrice, ma di sicuro, chiuso il libro, al lettore verrà voglia innanzitutto di affacciarsi al profondo e appagante mondo della lettura e della cultura e di circondarsi di persone seppure imperfette, vere e profonde, andando al di là delle apparenze, vero leitmotiv del romanzo, e scegliendo persone come Renée che, come dice l’autrice, ha l’eleganza del riccio: “fuori è protetta da aculei, ma dentro è raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti”.

 

AUTORE: Muriel Barbery

TITOLO: L’eleganza del riccio

ANNO: 2007

EDITORE: e/o

PAGINE: 318

PREZZO: 12.90€

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