A Nola la prima zona franca del Sud Italia, lavori in corso a Boscofangone: sorgerà su un’area di 100mila mq

Il cartello che annuncia l'inizio dei lavori

Il cartello che annuncia l’inizio dei lavori

NOLA- Prende sempre più forma la zona franca dell’Interporto di Nola. I lavori, come annunciato dal giornalelocale, sono iniziati quest’estate e puntano a trasformare l’area adiacente al Cis in uno snodo importante per i traffici commerciali internazionali.

COS’E’ LA ZONA FRANCA–  E’ una zona di scambio con trattamento fiscale agevolato per chi lo utilizza, In Europa sono rari i casi di zone franche come quella che nascerà a Nola. Più diffusi i porti franchi (come Linz, il Danubio a Vienna, la zona franca del porto di Fiume in Croazia, Le Verdun in Francia). In Italia una zona franca è a Campione d’Italia, al confine con la Svizzera, che gode di un regime fiscale particolare e vantaggioso.

LA ZONA FRANCA DEL CIS– La zona franca dell’Interporto campano nascerà su un’area di 100mila metri quadrati, nei pressi del Cis, del Vulcano Buono e dello snodo manutentivo di Nuovo Trasporto Viaggiatori. Avrà una potenzialità di movimentazione a regiome di 100mila teus. L’ok per la zona franca è arrivato dall’agenzia per le dogane lo scorso maggio, il progetto è stato redatto dagli studi Ukmar e Giordano.

I LAVORI– In corso sia quelli per la costruzione dell’area sia quelli commerciali. Infatti come informa il Sole 24 ore nei giorni scorsi una delegazione dell’Interporto Campano ha avviato i primi incontri nelle principali zone franche d’Europa e del mondo con lo scopo di mettere le basi per rapporti commerciali che guardino al di là dei confini europei. Da Rotterdam, prima tappa, si andrà a Brema, Barcellona e Tangeri, per poi spostarsi a Dubai, Pireo, Instambul, Shangai, Singapore, Corea e Giappone.

LA POLEMICA– Impegnato con la delegazione a trovare contratti, alleanze e joint venture, Gianni Punzo, patron dell’Interporto, ricorda al quotidiano economico milanese le difficoltà di questo tipo di realtà in Campania: “Città come Rotterdam, Barcellona e Tangeri, si sviluppano sulla risorsa “mare”, dragando e trasformando rapidamente i propri porti per accogliere le “navi madre di 18mila teu”. Mentre noi, a Napoli, discutiamo di poltrone lasciando da due anni senza guida il porto: la principale risorsa economica del nostro territorio. Così rischiando di perdere investimenti e operatori”.

Print Friendly, PDF & Email



Utenti online