Dirigenti e segretaria comunale di Avella diffidati dal Prefetto: non hanno dato documenti all’opposizione

 

avelladi Bianca Bianco

AVELLA- Il Prefetto di Avellino ha diffidato i dirigenti del Comune di Avella dopo la segnalazione inviata dai gruppi “Centrosinistra per Avella”ed “Avella Nuova”. Il provvedimento con cui l’autorità richiama i dipendenti comunali ai loro doveri giunge al termine di un lungo “tira e molla” tra opposizione e dirigenti. I consiglieri chiedevano di visionare gli atti e gli impiegati- secondo le recriminazioni della minoranza- non consentivano l’accesso.

LE RICHIESTE– Nel corso delle ultime settimane, i due gruppi di opposizione hanno avanzato agli uffici comunali la richiesta di accesso per diversi atti. Tra questi la documentazione relativa ai fondi per il finanziamento del centro di aggregazione (o teatro) “Domenico Biancardi”, i chiarimenti inerenti la procedura negoziata per la creazione e gestione del nuovo pozzo in località Castello, i chiarimenti inerenti il servizio carburanti e i certificati di destinazione d’uso di terreni e fabbricati, i chiarimenti inerenti la manutenzione delle strade, i lavori effettivamente realizzati a regola d’arte e provvedimenti per evitare reiterarsi degli interventi, i chiarimenti sull’ illuminazione di via San Francesco e sulla questione del muro di via San Pietro.

Un “muro di gomma” della burocrazia locale che ha spinto la minoranza a rivolgersi al prefetto. Quest’ultimo nei giorni scorsi ha diffidato i dirigenti del Comune di Avella per omissione nella consegna della documentazione richiesta e, conseguentemente, impedimento all’accesso agli atti. “Grazie alla solerte sollecitazione degli organi competenti- affermano Pellegrino Palmieri e Stefano Gentile- l’opposizione ha ricevuto una prima parte dei documenti, che tuttavia è stata consegnata in maniera lacunosa e confusa”. All’appello mancano infatti alcuni documenti. “Questa vicenda è emblematica- continuano i consiglieri- non solo dello stato di “anarchia amministrativa” ma soprattutto del modus operandi adottato da chi, invece di trasmettere in maniera trasparente gli atti dell’attività pubblica, preferisce agire in maniera totalmente opposta”.

 

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