La finalissima con la squadra di Scampia a porte chiuse, furia don Aniello: non siamo Gomorra, basta discriminazioni

don Aniello Manganiello

don Aniello Manganiello

CAMPOSANO- (di Bianca Bianco- Il Mattino)“Non siamo la Gomorra del calcio”. La finalissima regionale tra Virtus Avellino e Oratorio Don Guanella si giocherà a porte chiuse. Motivi di agibilità e sicurezza dell’impianto sportivo “Annino Roca” di Rione San Tommaso hanno spinto l’amministrazione,  su richiesta della questura,  a interdire al pubblico il match valido per il passaggio in Promozione. Decisione imposta da esigenze strutturali, si giustifica il Comune, ma la circostanza che in campo contro la Virtus questo pomeriggio alle 16,30 ci saranno i ragazzi di un quartiere difficile come Scampia, e certi commenti girati sui social network e indirizzati proprio a quel quartiere da tempo protagonista delle cronache nere ed oggi scenario di una contestata e seguitissima serie tv realista su Sky ispirata al best seller di Roberto Saviano, hanno creato un “caso”. Il presidente e fondatore della forte compagine dell’Oratorio Don Guanella di Scampia è il sacerdote “anti-camorra” don Aniello Manganiello di Camposano. Prete anticonvenzionale  attentissimo alle problematiche sociali oltre che a tutelare i ragazzi di quel quartiere in cui per anni, prima di essere trasferito tra le polemiche, è stato pastore ma anche punto di riferimento e amico. Proprio don Aniello, appresa la decisione della questura e del comune di Avellino di chiudere le porte dell’”Annino Roca”, ha reagito con veemenza: “Spero che questa decisione non sia stata dettata da timori per la presenza di tifosi provenienti da Scampia. Non sarebbe la prima volta che ci troviamo a lottare non solo in campo con i nostri meriti sportivi ma anche fuori contro i pregiudizi e l’emarginazione. Se l’ordinanza è ispirata da esigenze di sicurezza strutturale, ben venga, ma mi chiedo perché altre partite si sono svolte a porte aperte nello stesso impianto”. A ferire don Aniello sono stati anche alcuni commenti, poi rimossi, comparsi sulla bacheca dei tifosi della squadra irpina. Riferimenti a Scampia come piazza di spaccio che non sono piaciuti al prete donguanelliano che proprio con l’oratorio e la squadra è riuscito a togliere dalla strada tanti giovanissimi destinati altrimenti a quel mondo: “La nostra associazione sportiva conta dieci squadre di diverse categorie, ha come progetto il calcio sociale per il recupero dei ragazzi in difficoltà e la diffusione della cultura della legalità. Siamo tutti volontari, saremmo andati ad Avellino in massimo sessanta tifosi per realizzare una festa sportiva che ci unisse in campo e sugli spalti, d’accordo anche con la società avellinese. Certe discriminazioni e certe emarginazioni sono una sconfitta per tutti”.  Per l’assessore delegato allo sport Giuseppe Giacobbe non esiste alcun caso Scampia: “L’ordinanza è stata decisa dopo la consultazione con la questura per questioni di agibilità che non hanno a che vedere con la provenienza dei tifosi ospiti ma solo con il numero. Erano previsti in 250, le tribune ne possono ospitare massimo duecento, quindi si giocherà a porte chiuse come avvenuto per altre partite”.

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