Tutti con Pasquale, ad Avella la forza di un popolo ferma le ruspe: casa Abate è salva (per ora)- FOTO E VIDEO

AVELLA- (di Bianca Bianco) La forza di un popolo. Un popolo che per sette ore presidia un incrocio stradale per impedire l’abbattimento della casa di un loro concittadino. Ad Avella questa mattina è andata in scena la risposta civile, pacifica, commovente della cittadinanza: unita per impedire ai camion della ditta che dovrà abbattere la casa della famiglia di Pasquale Abate di raggiungere l’immobile in via Sant’Angelo. Tantissime donne, ragazzi, persino bambini in carrozzina: un presidio silenzioso, ogni tanto intervallato da parole ad alta voce, una grandissima dignità che come un muro ha protetto Pasquale, sua moglie ed i suoi tre bambini.

 

LA PROTESTA– Centocinquanta persone circa dalle 5,30 del mattino fino a mezzogiorno non hanno abbandonato un attimo questa famiglia che per una sentenza e per una serie di cavilli deve assistere alla demolizione della propria casa, un’abitazione costruita con grandissimi sacrifici. Ad organizzare il sit in i ragazzi della prolifiche associazioni locali: Pellegrino Palmieri, Ernesto Sasso, Sebastiano Fabrucci, Antonio D’Avanzo, Antonietta Pecchia (di Cittadinanza Attiva), Michele Amato del Comitato civico. Persone che hanno abbracciato la causa delle famiglia Abate e hanno riunito le forze sane del paese. Durante la manifestazione non si sono mai presi la scena, non hanno imbracciato megafoni né dettato slogan. Erano sentinelle silenti di una iniziativa di solidarietà alimentatasi spontaneamente nei giorni scorsi. Al fianco di Pasquale, che per molto tempo ha dovuto restare seduto all’ombra per evitare di sentirsi di nuovo male e che ha pianto lacrime amare con la moglie ed i figlioletti mentre la sua gente lo proteggeva, c’erano i familiari, gli amici, i vicini di casa, il parroco don Giuseppe Parisi,  che lo hanno sorretto fino alla fine. Nessuno ha lasciato il presidio finché non è stato certo che nessuno avrebbe toccato la casa rossa di via Sant’Angelo. Mentre il cordone umano salvaguardava Pasquale e la sua casa, il sindaco Domenico Biancardi faceva quello che un sindaco deve fare: ha urlato, sbraitato, si è messo la fascia tricolore, per giunta nel giorno del suo compleanno ha dato voce alla gente indignata per una vicenda che ricorda un racconto kafkiano ambientato nei meandri della giustizia, spesso cieca, italiana.

 

LA VICENDA– La famiglia Abate è proprietaria di una grande casa rossa alla fine di via Sant’Angelo, nella parte periferica di Avella, in campagna. Questa abitazione costruita grazie ad anni di sacrifici e privazioni, col sudore della fronte del capofamiglia e della moglie, oggi è un bene da abbattere perché costruito abusivamente, poi condonato ma con un atto non efficace a causa di alcuni cavilli burocratici e giuridici. L’immobile va abbattuto, hanno sentenziato i giudici: acqua e corrente sono stati già staccati, la famiglia vive in auto. Ma Avella si è ribellata. Prima il passaparola, poi l’iniziativa dell’associazione “Cittadinanza Attiva” hanno reso possibile la lunga mobilitazione di questa mattina.

 

TUTTI CON PASQUALE– Il folto drappello di manifestanti dalle cinque del mattino ha bloccato l’incrocio che conduce alla casa, opponendo resistenza al passaggio di un camion che trasportava le impalcature che serviranno per mettere in opera il cantiere dell’abbattimento. Resistenza passiva, che non ha ceduto di un millimetro nonostante la presenza, discreta ma visibile, dei carabinieri (erano presenti il maresciallo Gianmarco Piccione della stazione di Avella ed il capitano Giuseppe Ianniello della Compagnia di Baiano). Poi l’arrivo del sindaco Biancardi che ha avuto un aspro confronto con il capitano Ianniello ed il direttore dei lavori: “Non avete la documentazione in regola- ha urlato Biancardi- quindi non andate da nessuna parte. Non potete scavalcare la legge e il Comune”. Un confronto serrato concluso con una mediazione: sindaco, capitano e proprietari, seguiti dal lungo corteo di manifestanti, hanno raggiunto la casa di Abate. Una volta entrati, hanno verificato che ci fosse la documentazione necessaria, poi il confronto è continuato in comune. Alle 12,30 il presidio si è sciolto.

 

LA SOLUZIONE-  Al momento sarebbe stata raggiunta un’intesa. In base ad un primo accordo, l’immobile è stato consegnato dai carabinieri alla ditta che si occuperà della demolizione, i lavori potranno iniziare solo dopo il controllo sulla regolarità della documentazione. Nel frattempo, si dovrebbe arrivare comunque al 5 giugno, data di convocazione del Consiglio comunale in cui si discuterà della possibilità di acquisire al patrimonio comunale la casa di Abate così da sottrarla all’abbattimento. Una soluzione già sperimentata in altri comuni.

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