Rifiuti, Nuzzo nuovo commissario del Consorzio di Bacino: salverò gli 800 dipendenti, giusta la battaglia del Nolano contro Ato

Gavino Nuzzo

Gavino Nuzzo

CAMPOSANO- (di Nello Lauro) Di nuovo in pista con un incarico importante. Gavino Nuzzo ex sindaco di Camposano è il nuovo commissario straordinario Consorzio Unico di Bacino delle Province di Napoli e Caserta, l’ente che si occupa di rifiuti (raccolta, spazzamento e gestione delle varie discariche provinciali).

La tua missione quale sarà? 

“Sarà quella di salvare e occupare i dipendenti.  Ne abbiamo 1300: quelli della provincia di Napoli hanno circa 14 mesi di stipendio arretrati mentre quelli della provincia di Caserta circa 10 mesi. Incontrerò i sindacati, perché io sono per la concertazione, facendo capire che insieme dobbiamo cercare di risolvere i problemi senza manifestazioni eccessive. In più si deve fare un po’ tutta l’analisi dello stato attuale della situazione”.

Si possono salvare tutti i dipendenti o qualche taglio si deve fare? 

“La cosa importante è che bisogna avere anche la partecipazione degli enti locali perché il problema si può risolvere, è una sfida che si può vincere anche in previsione dei 32 milioni di euro che saranno stanziati, approvati già dal Ministero: con questi faremo fare dei corsi di formazione. Inoltre alcuni sono già in età pensionabile, quindi circa 200 andranno in pensione nel giro di 6-7 mesi; altri 200 sono già in servizio presso la Sapna provinciale quindi dai 1300 scendiamo quasi a 800. Ma l’anomalia qual è? Se la norma prevede che questi devono essere assorbiti dagli enti locali, gli enti locali, i sindaci si lamentano che non ci sono risorse finanziarie per assorbirli ma contemporaneamente (altra anomalia) fanno gare di appalto per l’esternalizzazione dei servizi – la raccolta e lo spazzamento – a ditte esterne dove non prevedono nemmeno nel capitolato d’appalto la stabilizzazione di questi lavoratori. Quindi andrebbe fatto un intervento, lasciando la piena autonomia ai sindaci, di dire attraverso il prefetto che nelle eventuali gare di appalto per l’esternalizzazione di tali servizi di prevedere almeno una penalità per chi non stabilizza i lavoratori”.

I 16 sindaci del Nolano hanno promosso un ricorso al Tar per non far parte di questo Ato perché sono virtuosi rispetto ad altri comuni. 

“Loro pongono una questione fondamentale che io condivido, quella della tariffa unica dell’Ato che poi in effetti voleva essere l’obiettivo anche della Gori. Io credo che o si faranno dei mini comparti territoriali dove in base al risultato raggiunto dal territorio nella raccolta differenziata ci sono le varie premialità, altrimenti secondo me hanno ragione nel non volere entrare in un vortice che rispetto all’area nolana ha risultati finali peggiori”.

Il consorzio come può dare una mano in questa situazione di emergenze? Siamo ancora in una fase di emergenza? 

“L’emergenza apparentemente non c’è ma c’è ed è rappresentata  dagli enormi costi che noi oggi sosteniamo per lo smaltimento dei rifiuti che si portano ancora in Olanda, in Germania.  I numerosi costi che stiamo pagando (piazzole, ecoballe) – si parla di una cifra che si aggira sui 240 milioni di euro all’anno che noi paghiamo – sono costi che si ripercuotono sul cittadino. Una delle situazioni più serie è quella del comune di Napoli dove ancora oggi il sindaco non ha deciso cosa vuole fare della sua città quindi quando andiamo a parlare di Ato il costo di chi gestisce male ricade anche su chi gestisce bene”.

Di quanti comuni vi occuperete?

“Tutti i comuni della provincia di Napoli dove il personale potrebbe anche dare un contributo diverso. Ad esempio nei casi di emergenza come quello dell’alluvione che si è verificata a metà giugno, perché non utilizzare questo personale anziché chiamare altre persone e spendere altri soldi? Abbiamo questa risorsa, queste persone stanno dalla mattina alla sera senza fare molto quindi a parte quei dipendenti che prestano servizio presso i comuni con le attività di spazzamento si dovrebbe trovare una soluzione anche per utilizzare questi lavoratori anche con una compartecipazione della spesa,  così il consorzio andrebbe comunque ad abbattere una parte di costi”.

E i comuni che già hanno le persone impiegate in questo tipo di attività? 

“Il problema è: dove c’è il fabbisogno, dove c’è l’esigenza? Qua parliamo di 800 persone ripartiti per tutti i comuni di Napoli e Caserta quindi la loro incidenza sui comuni è bassissima. Teniamo presente che oggi c’è il blocco dei concorsi, delle assunzioni e dalle analisi, dagli studi tutte le amministrazioni hanno bisogno di operatori ecologici per spazzamento e per raccolta differenziata. Perché succede questo? Non è un fatto economico sicuramente perché l’esternalizzazione del servizio costa molto di più”.

La situazione del Nolano… 

“Da quello che so ci sono diversi comuni che hanno fatto ricorso all’esternalizzazione del servizio, come Nola, Saviano, Camposano. Molti sindaci si sono lamentati perché dicono che hanno un contratto (Ambiente e Servizi) che costa molto rispetto a quello degli enti locali: ma anche questo va chiarito. Questi lavoratori sono equiparati ai dipendenti degli enti locali e quindi non c’è un incremento di costi. Quindi a conti fatti rispetto ad un servizio esterno conviene ricorrere ai dipendenti del bacino”.

I problemi del bacino sono tanti… 

“I problemi sono tantissimi e c’è bisogno di 1,2 milioni almeno al mese per garantire lo stipendio a tutte queste persone. Io userò il pugno duro con tutti quegli enti locali che sono debitori di molti soldi nei confronti del consorzio valutando tutte le possibilità anche quelle di pignorare i loro immobili”.

Alcuni comuni dicono che il consorzio è un ente inutile con servizi scadenti, dipendenti che fanno poco e troppi soldi per mantenerlo. 

“Non è assolutamente vero perché basta che prendiamo qualche esempio in Campania. Quando io ero sindaco di Camposano usufruivamo dei lavoratori del consorzio, pagati dal consorzio, il mio comune  integrava con il pagamento di una sola ora lavorativa. Se poi prendiamo in considerazione i comuni ischitani, sono più di dieci anni che utilizzano i lavoratori del consorzio per spazzamento e raccolta: quindi se ben utilizzati e ben stimolati questi lavoratori sono sicuramente una risorsa”.

Quanti siti ha il consorzio tra Napoli e Caserta? 

“Sono 9. Ma oltre a questo c’è un altro problema: tutte le sedi sono in fitto ma non è concepibile quindi chiederemo ai sindaci se hanno qualche struttura da mettere a disposizione; inoltre c’è un parco automezzi fermo che ci comporta spese da sostenere: io cercherò di fare un bando per venderli per recuperare qualcosa; sono quei mezzi, ora fermi da qualche anno, utilizzati dal commissariato di governo durante l’emergenza rifiuti”.

E’ solo un fatto politico che il consorzio è stato abbandonato al suo destino? 

“Non credo sia un fatto politico. Credo che sia cambiata la situazione. Tutti i lavoratori sono stati assunti quando c’era un’emergenza forte in atto (Giugliano, Tufino…). Oggi c’è invece da gestire una situazione”.  

I comuni la vedono sempre dal punto di vista campanilistico: a mettere uno del consorzio meglio mettere uno del proprio comune. 

“Allora potrebbero fare così: li scelgono tra i loro compaesani perché abbiano una collocazione. Possiamo inoltre insieme ai sindaci fare un accordo con la Regione per dare degli incentivi”.

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