Roghi agricoli, è battaglia sulle ordinanze dei sindaci: il Vallo di Lauro le revoca, il Nolano no

Foto generica

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NOLA – Quel pasticciaccio brutto dei roghi agricoli. Un “via vai” di provvedimenti in contraddizione tra loro, dai quali non è dato capire se, posta la modifica legislativa che non vuole più punibili i falò di foglie e sterpaglie appiccati dai contadini, questi siano comunque vietati o di nuovo consentiti. Nel Vallo di Lauro si è intrapresa la direzione di vietarli tout court, e questo dopo la circolare del Prefetto di Avellino sul tema e la campagna mediatica dell’associazione “Mo basta”. Circolare che si rifà a sua volta ad un provvedimento della Regione Campania. Ma andiamo con ordine.

Di recente è stato modificato il dettato normativo dell’articolo 256 bis del decreto numero 152 del 2006. Questa norma prevedeva che i roghi (anche quelli agricoli) fossero penalmente perseguibili. Dopo le furiose polemiche degli scorsi anni, molte amministrazioni hanno dovuto adeguarsi alla legge disponendo, con ordinanze, il divieto assoluto di accendere cumuli. Nel Nolano, si arrivò a questo risultato dopo una lunga battaglia denominata “Controfumo” che toccò tutti i paesi dell’Agro. Già ad agosto-settembre del 2013, moltissimi centri emanarono ordinanze sindacali che scatenarono le ire dei contadini e delle associazioni di agricoltori. Quando però è scattata la modifica della legge, i paesi del Nolano (Nola, Tufino, Comiziano, San Paolo Bel Sito, Saviano ed altri si aggiungeranno) hanno revocato le disposizioni del 2013 riconsentendo i roghi agricoli ma in precise fasce orarie.

A stravolgere la situazione ancora una volta però è arrivata la circolare del prefetto di Avellino che ha di recente richiamato il Decreto Presidenziale del 7/7/2014 che  ha sancito che dal 7 luglio al 10 settembre 2014 sia in vigore “il divieto di bruciatura di vegetali, loro residui o altri materiali connessi all’esercizio delle attività agricole nei terreni agricoli, anche se incolti, e negli orti, giardini, parchi pubblici e privati”. Questo è il “gancio” che oggi consente agli ambientalisti anche del Nolano di chiedere la revoca delle ordinanze appena emanate. Scrive il Forum Ambiente: “Chiediamo urgentemente modifica e specifica nota sul periodo di divieto assoluto di abbruciamento di residui colturali fino al 10 settembre 2014 e adeguata pubblicizzazione e informazione del periodo di divieto a mezzo pubblica stampa, media informativi, e affissione di manifesti in tutto il perimetro comunale e a tutte le forze dell’ordine affinché non si verifichino situazioni di pericolo a cose e soprattutto a persone come prescritto dal DP 152 della Giunta Regionale del 7/7/2014. Abbiamo inoltre invitato il sindaco di Nola, e nei prossimi giorni estenderemo a tutti i
comuni azioni contro le ordinanze che non rispettano in divieto parte della norma stessa, a sollecitare e a promuovere tecniche compatibili con le buone norme agricole come il sovescio meccanico e a mano per le foglie e la pacciamatura per le ramaglie”. 

Se nell’Agro riparte dunque la campagna “Controfumo” (ma sinora nessun primo cittadino ha ritirato l’ordinanza), nel Vallo di Lauro ed a Monteforte Irpino la campagna “Mo basta” e di altre associazioni ottiene l’effetto sperato: nel giro di pochi giorni i Municipi irpini hanno revocato le ordinanze. L’11 luglio  il Comitato Mo Basta aveva  presentato una diffida ad adempiere  in base a quanto previsto dal Decreto Presidenziale numero 152 del 7 luglio. Lauro, Domicella e Quindici e Moschiano hanno subito aderito, ritirando i provvedimenti.

Ma accanto a chi lotta contro i roghi agricoli (come Forum ambiente area nolana e Mo basta) c’è pure chi chiede accertamenti, verifiche e disposizioni che partano da dati di fatto scientifici prima di vietare in maniera assoluta l’accensione di foglie e sterpaglie. E’ il gruppo “Chiarezza sui roghi agricoli”, nati su facebook e che si è già dato un manifesto in cui tra le altre cose afferma: ” Questo gruppo ha come principale obiettivo l’ottenimento di una campagna sperimentale da parte dell’ Arpac atta a determinare con ragionevole accuratezza la quantità di inquinanti imputabili all’abbruciamento di residui vegetali perchè non è possibile che un’ accozzaglia di persone una meno esperta dell’altra in combustione, cinetica chimica, termodinamica eccetera possa avere la presunzione di regolare la vita di centinaia di agricoltori. Obiettivo secondario di questo gruppo è quello di spingere le forze politiche e, poi, quelle dell’ ordine a fare tutto il possibile affinchè l’attività di abbruciamento venga regolarizzata in orari prestabiliti e in condizioni di cielo sereno in modo da non creare disagio a tutti i cittadini che non posseggono appezzamenti di terreno e che, comunque, non vogliono/possono respirare il fumo altrui”.

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