Tentarono di ammazzare Felice Graziano, due arresti a Quindici e Piazzolla di Nola

NOLA-  Il personale della Squadra Mobile della Questura di Avellino ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei confronti di Cava Biagio, nato a Quindici il 16/10/55 e di Giugliano Giuseppe, nato a Piazzolla di Nola il 31/3/56.

L’ordinanza è stata emessa per i reati di tentato omicidio e di porto e detenzione illecita di armi, aggravati dal metodo mafioso; trattasi dell’agguato commesso per attentare alla vita di Graziano Felice (all’epoca dei fatti capo della associazione mafiosa omonima, poi divenuto collaboratore di giustizia), avvenuto a Quindici il 18/5/2005.

Il tentato omicidio è maturato e si inserisce nel contesto della contrapposizione tra le due associazioni mafiose Cava e Graziano: esso costituisce la risposta del clan Cava alla cosiddetta “Strage delle donne“, avvenuta nel 2002, in cui furono uccise da parte di esponenti del clan Graziano tre donne della famiglia Cava, tra cui una figlia e una sorella di Cava Biagio, mentre un’altra figlia rimase paraplegica in conseguenza delle ferite riportate.

L’organizzazione dell’agguato e le modalità furono stabilite da Biagio Cava, mandante del tentato omicidio; Giugliano Giuseppe, unitamente ad Acunzo Aniello (che ha resto dichiarazioni auto ed eteroaccusatorie), ebbe il ruolo di esecutore materiale.

Per tale delitto venne utilizzato un veicolo Fiat Fiorino furgonato di colore bianco, di provenienza furtiva, sul cui tetto fu realizzato in modo artigianale un foro, poi coperto con una cassetta della frutta. L’agguato fu portato a termine presso l’abitazione di Graziano Felice, sita nel centro del paese: giunti sotto l’abitazione della vittima, gli autori notarono che questi era affacciato al balcone, per cui il Giugliano (che era alla guida del veicolo) rallentò la marcia. Uno degli indagati, sporgendosi dal foro realizzato sul tetto del veicolo, sparò un colpo d’arma da fuoco, utilizzando un fucile-mitragliatore kalashnikov, che non colpì la vittima, ma si conficcò sotto il balcone; il Graziano reagì esplodendo alcuni colpi di pistola, che colpirono il furgone nel lato posteriore, nel mentre si allontanava velocemente dal posto.

Il progetto omicidiario nei confronti di Graziano Felice da parte del vertice dell’associazione camorristica Cava era già concreto da alcuni anni, come emerso dalle indagini e dal processo relativi alla associazione camorristica Cava. La esatta ricostruzione dell’agguato è stata resa possibile dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia ma anche dall’attività investigativa svolta dal personale della Squadra Mobile della Questura di Avellino.

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