“Io, transessuale a Nola emarginata da una città ipocrita. In chiesa no, a letto sì”

transNOLA-(di Rachele Peluso)  Marilena ha 35 anni, vive a Nola e fa la parrucchiera. Ha lunghi capelli neri, occhi scuri e pelle ambrata, un seno prorompente. Insomma una bellezza mediterranea. Marilena fino a dieci anni fa era Mario. Si Marilena o Mario, cosi come la volete chiamare è un trans. Aveva solo 11 anni quando perde il padre in un incidente stradale. Il fratello maggiore si trasferisce all’estero, in Germania, per trovare lavoro, e lei e la mamma tornano a vivere a Nola nella casa dei nonni materni. La ragazza ci racconta che già a quell’età in cui era maschietto, indossava le calze, si depilava con le lamette che rubava al nonno, metteva le gonne e imbottiva i reggiseni della mamma con l’ovatta per far finta di avere il seno. Da lì tutto un percorso per cambiare sesso, ovviamente mai accettato dalla mamma e da altri familiari che a quindici anni la mettono alla porta: “O si comporta da uomo o deve andarsene da casa”. Marilena, all’epoca Mario, è adolescente, ma sceglie di andare via di casa, inizia a vivere per strada, dorme nelle stazioni, per comprarsi da mangiare fa piccoli furti e inizia a vendere il suo corpo. Si trucca, si mette i tacchi e il reggiseno imbottito e inizia ad avere rapporti sessuali orali anche per poche lire con clienti che incontra di notte nelle stazioni. Dopo circa un anno, rientra in casa. La mamma è malata. Ha un cancro al fegato. Beveva come una spugna ci dice Marilena. Da dopo la morte del padre non si era mai ripresa. Dopo pochi mesi dal suo rientro la mamma muore. Mario ormai è solo. Ha bisogno di soldi. In paese nessuno lo aiuta. Troppi pregiudizi. Per un periodo fa le pulizie a casa di un avvocato, ma i soldi sono pochi, non bastano. E poi lui aveva sempre un solo obiettivo: operarsi per diventare donna. Si prostituisce in casa, con donne e con uomini pur di fare soldi. Intorno ai 20 anni inizia le cure ormonali, cadono i peli, la voce roca diventa leggermente più flebile. Finalmente arriva l’operazione al seno. Ora si sente finalmente nelle sue vesti. Mario è divenuto Marilena. Il tanto cercato cambiamento è avvenuto. Ma è stato solo un cambiamento fisico. I soldi mancano, il lavoro anche e la solitudine è un peso insopportabile. Marilena continua a prostituirsi e cosi vive la sua vita, ai margini di una città, di una società che continua a ghettizzarla ed emarginarla. Fa un corso di parrucchiera ma  non ha clienti. Fa la piega a quelle poche amiche trans come lei che conosce. E aggiunge: “le persone perbene non farebbero mai farsi fare la piega da una trans, ma un pompino si”. Marilena oggi vive un momento di forte sconforto morale. E’ sempre più sola. Sta valutando di togliersi il seno e ritornare maschio, per essere accettata. In realtà Mario prima e Marilena dopo, non ha mai trovato un equilibrio interiore e adesso lotta per questo.

 

Hai  avuto un’infanzia e un’adolescenza piuttosto complicata, cosa non faresti se tornassi indietro?

 

“Eviterei di nascere. Ma questo a quanto pare non è possibile. Se tornassi indietro mi sarei operata molto prima, non avrei nascosto a me stessa ma soprattutto agli altri il mio voler essere donna. Ricordo che avevo più o meno  nove anni, ero a scuola e con le forbici volevo tagliarmi il pene. Poi ho desistito…”.

 

Nel corso degli anni ti sei prostituita, secondo te perche’ gli uomini vanno con i  trans e cosa ti chiedono?

 

“Nel corso della mia vita ho visto tante tipologie di uomini. All’inizio avevo rapporti orali di notte nelle stazioni, con uomini ubriachi, puzzolenti che mi davano anche solo mille lire. Da me vengono tutti, i poveri disperarti con problemi sessuali e i professionisti cosiddetti perbene. Ingegneri, avvocati, medici, manager in carriera. Gente che deve sempre mantenere una parvenza di stile, un tono ma che ha bisogno di trasgredire per stare bene. Penso che vengano con me perchè in me trovano sia la dolcezza femminile e materna che la virilità tipicamente maschile. E’ gente insicura. Mi fanno quasi pena”.

 

Cosa ti chiedono questi uomini?

“Tutto. Le cose più strane. Le fantasie che non hanno il coraggio di confessare nemmeno a se stessi. Anche pratiche di sesso pericoloso o estremo”.

 

E tu hai paura?

 

“A volte sì. Ma non ho altra scelta. Non ci penso. Chiudo gli occhi e procedo. Mi faccio chiamare da tutti Marilì…I loro nomi non li conosco. Non mi interessa”.

 

Come ti vedi tra dieci anni?

“La vita che faccio non mi piace. Sono fortemente demoralizzata e sola. A volte penso di voler ritornare maschio per essere accettata da questo mondo di merda in cui viviamo. Un mondo fatto di ipocrisia e falsità. Pensa, io non posso andare in chiesa perchè sono “diversa”…perchè tutti mi considerano una criminale, faccio schifo a tutti e poi quelli che trovi in chiesa la domenica mattina, di pomeriggio sono nel mio letto. Quale la differenza tra me e loro? Tra dieci anni non mi vedo…vivo alla giornata”.

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