Stir di Tufino

Puzza dallo stir di Tufino, cittadini esasperati: stiamo vivendo un inferno

NOLA- E’ allarme ambientale nell’area nolana, cittadini di Nola, Casamarciano e della frazione Schiava di Tufino sono sul piede di guerra. Centinaia di residenti costretti da giorni a tapparsi in casa a causa dei miasmi provenienti dall’impianto stir di Tufino, uno dei due impianti di tritovagliatura della provincia di Napoli (l’altro è quello di Giugliano) collocato a ridosso del casello autostradale della A16 ed a pochi metri da quattro centri abitati. Non è il primo anno che scatta la rivolta degli abitanti della zona, anche in questa fine d’estate però i cittadini devono confrontarsi con una problematica lunga venti anni. La puzza che proviene dai compattatori di Napoli, area nolana e area stabiese in sosta in attesa di sversare, e quella che fuoriesce dalla fossa che accoglie la spazzatura prima di essere tritovagliata, rende impossibile tenere finestre aperte e godersi la frescura della sera. “Siamo ostaggio dello stir- lamentano-, ogni sera ci chiudiamo dentro, ormai è un inferno”. Lo stir di Tufino è stato costruito sulle colline del comune nel 2003 e rappresenta uno degli strumenti della provincia, che lo gestisce attraverso la SapNa, per evitare la crisi dei rifiuti che ha funestato soprattutto la città di Napoli negli scorsi anni. Qui infatti vengono a sversare i camion della municipalizzata partenopea Asìa; da anni è però oggetto di scontro. Lo scorso ottobre gli amministratori di Tufino effettuarono un blitz per verificare il tipo di rifiuto sversato da Napoli e altri Comuni in cui la differenziata ha percentuali basse scoprendo la presenza di “tal quale” (immondizia non differenziata) e persino pneumatici, olio, calcestruzzi. L’impianto fu chiuso con ordinanza del sindaco di Tufino e poi riaperto per ordine del prefetto di Napoli per evitare caos ed emergenze. Da allora però pare che nulla sia cambiato, e così ritengono gli attivisti di “Lista civica Tufino” che hanno formalmente chiesto al Comune ed all’Arpac un monitoraggio costante della struttura. “Tra fumi anche di notte e miasmi dallo Stir non si respira più a Tufino. Eppure basterebbe un po’ di attenzione, un divieto più rigido per i contadini e un controllo all’impianto Stir. Non chiediamo certo la luna- lamentano i rappresentanti dell’associazione. L’ultimo scandalo sullo stir di Tufino risale a febbraio quando si scoprì che il sistema venduto da un’azienda del Nord alla provincia di Napoli per trasformare fango maleodorante in terriccio secco era solo un bluff e non serviva a niente. Ci fu una inchiesta, l’ennesima. E la puzza c’è ancora.

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