Roghi agricoli, Regione bacchetta il Nolano e scrive ai sindaci: vietare i falò

 

Foto generica

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NOLA- La Regione Campania “bacchetta” il Nolano: adeguare subito le ordinanze anti roghi alla direttiva Caldoro e revocare i provvedimenti con fasce orarie. Questa l’ultima notizia su un tema caldo nell’Agro, terra a vocazione agricola, che quest’anno si è caratterizzato per la grande confusione sulle discipline da applicare. Ma facciamo un passo indietro. L’anno scorso, dopo una pressante campagna informativa, molti sindaci del comprensorio hanno deciso di vietare tout court l’accensione di sterpaglie e foglie da parte dei contadini. Una netta virata contro gli “affumicatori” chiesta da cittadini esasperati e suffragata dalla legge regionale che inseriva il rogo agricolo tra quelli penalmente sanzionati. A luglio di quest’anno il dietro front: la regione ha modificato il testo, ed oggi accendere i residui vegetali non è più reato. Dopo la modifica, gli amministratori locali si sono precipitati a revocare i divieti adottando ordinanze che consentivano ai coltivatori di bruciare ma solo entro certi orari. Ma la loro marcia indietro è durata solo un mese perché sempre la regione ha emanato una direttiva in cui vieta tassativamente di accendere falà in campagna fino al 10 settembre per evitare rischi di incendi boschivi. Nel Nolano, territorio agricolo ma in massima parte non boschiva, si sono adeguati pochi comuni (tra cui Saviano). Ed ecco che a quindici giorni dalla scadenza della direttiva, arriva la bacchettata di palazzo Santa Lucia. Con una missiva inviata ai comuni di Nola, Comiziano, Tufino, San Paolo Bel Sito, si chiede di revocare le fasce orarie e vietare i fumi. Fino al 10 settembre. Ma, sostengono alcuni, questo divieto potrebbe essere prorogato oltre la prima metà di settembre. Di sicuro non mancheranno le polemiche e sarà un autunno caldo, soprattutto per i contadini.

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