Serie A, la crisi c’è e sulle maglie spariscono gli sponsor

di Stefano Mastini (MaiDireCalcio.com)

Sul quotidiano La Stampa di oggi, a firma di Matteo De Santis, c’è un articolo relativo al marketing della Serie A. La nostra massima serie non spicca, al solito, per le doti di comunicazione e a farne le spese sono, ovviamente, le squadre. Soggetto principale dell’indagine in questione sono gli sponsor che “galleggiano” sul petto delle compagini del nostro campionato, se è vero infatti che a giro per l’Europa è quanto mai difficile trovare spazi liberi sulle casacche altrui lo stesso non può essere detto per le rappresentanti del “belpaese”.

SERIE A SENZA SPONSOR Cesena, Fiorentina, Genoa, Lazio, Palermo, Roma e Sampdoria. Queste le squadre rimaste senza sponsor principale a meno di una settimana dall’inizio della Serie A. In Spagna, nella Liga iberica, solo Valencia e Levante possono “vantare” qualche spazio libero, mentre è quanto mai difficile rintracciarne altri sulle casacche che sfilano in Premier LeagueBundesliga e Ligue1. Lo scarso appeal del nostro campionato si riflette in questi particolari che tanto piccoli non sono, soprattutto nell’era del calcio come azienda, dove uno sponsor in più, uno sponsor in meno, può far “ballare” qualche milione di € fondamentali, magari, per poter operare un colpo “last minute” o per investire su di un giovane di belle speranze. Le big romane, Roma e Lazio, sono anni ormai che rimangono senza marchio principale, i giallorossi e i biancocelesti non sarebbero infatti disposti a “svendere” il proprio marchio, mentre si piegherebero ben volentieri a tale situazione di fronte ad un ingaggio di sponsorizzazione importante (si parla di un’offerta minima di 14/15 mlnd i €). Lotito, dal canto suo, ha ribadito per anni il concetto del “Non sminuisco il valore del nostro marchio solo per metterci uno sponsor”.

SERIE A ED APPEAL INTERNAZIONALE Il movimento della Serie A è in rapida discesa da anni, il concetto di marketing legato alle casacche da gioco, molto ben sviluppato all’estero, è da definirsi, quanto meno, embrionale nel nostro paese, se ci mettiamo poi influsso della crisi il “gioco è fatto”. Le entrate delle “nostre” sono legati quasi ed esclusivamente ai diritti televisivi, decisamente notevoli rispetto alle altre europee (ad onor del vero), mentre latitano i flussi in entrata relativi ai diritti d’immagine dei vari giocatori o proventi dai moderni Social Network, macchine di “consenso di massa”. Il dileguarsi continuo di Top Player e la tristezza della condizione degli stadi nostrani fanno poi il resto, rendendo il tutto decisamente più difficile per le compagini della nostra Serie A, con conseguente abbassamento, o meglio non incremento, dei bilanci, il che si rispecchia, inevitabilmente, nel “calmiere degli ingaggi”, minor possibilità di spesa e scarso coraggio nell’investire, principi fondamentali del concetto di “recessione” che la stessa economia europea, e italiana in primis, sta vivendo con le “belle conseguenze” che tutti noi ci troviamo a dover gestire. Parafrasando, al contrario, un famoso discorso, di un ancor più famoso personaggio nostrano, “La crisi c’è, le magliette sono vuote, i bilanci pure”.

fonte: MaiDireCalcio.com

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