
di Bianca Bianco
Il 7 gennaio 2015 due fratelli di origine algerina, nati in Francia ed addestratisi tra le frange jidahiste in Siria , irrompono nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo e uccidono dodici persone, tra cui Stéphane Charbonnier (Charb), direttore e disegnatore, ed i vignettisti Jean Cabut (Cabu), Georges Wolinski, Bernard Verlhac (Tignous). Nello stesso giorno che ha terrorizzato la Francia, esce nelle librerie il profetico e per alcuni anti-islamico romanzo di Michel Houellebecq “Sottomissione”. Una coincidenza fatale. Proprio quella settimana, Houellebecq era protagonista di una delle vignette di Charlie Hebdo: travestito da Merlino, prediceva la svolta musulmana della nazione francese. Alla luce di quanto avvenuto poco dopo l’uscita nelle edicole, la sua profezia letteraria ha ghiacciato il sangue a molti. Ed è partita la corsa ad acquistare questo che è l’ultimo romanzo del narratore francese già noto per libri come “Le particelle elementari” e “La possibilità di un’isola”. Ma il libro di Houellebecq ha davvero previsto tutto?
Il romanzo “Sottomissione” (il titolo è la traduzione della parola Islam), ambientato nel 2022, ha per protagonista il docente universitario Francois. Un uomo che si definisce “di assoluta normalità”. Laureato con una tesi sullo scrittore francese Huysman, esponente del naturalismo francese, a 45 anni è un annoiato professore dell’università di Parigi che passa da una storia di letto all’altra con le proprie studentesse, abbandonando la fiducia nella possibilità di un amore sincero. Mentre vive le sue elucubrazioni personali, tra un pasto precotto ed una apparente distanza dalle evoluzioni politiche della sua nazione, Francois assiste in una quasi snervante apatia (per il lettore) a ciò che avviene nella repubblicana e laica Francia. Alle elezioni presidenziali arrivano al ballottaggio Marine Le Pen, rappresentante della destra nazionalista del Fronte nazionale, ed il leader moderato della Fratellanza Musulmana, Ben Abbes, sostenuto al voto dai socialisti. In un clima di disordini sociali e guerriglia sistematicamente ignorati dalle tv nazionali ed estere (questo è il passaggio meno credibile del romanzo), Francois decide di allontanarsi per un mese da Parigi e di assistere da un luogo romito e lontano dai sanguinosi scontri all’esito elettorale. Vince la Fratellanza musulmana. Francois torna a Parigi e, nonostante l’eclatante risultato elettorale che trasforma il Paese in una enclave europea del mondo islamico, sembra non rendersi conto del feroce cambiamento sociale in atto: un cambiamento che spinge gli ebrei, tra cui la sua amata Myriam, a trasferirsi in Israele. La Francia cambia: la Sorbona, sostenuta dai petrodollari sauditi, accetta solo docenti convertiti, le donne non possono lavorare, le ragazze indossano il velo, è introdotta la poligamia. Economicamente, la svolta è positiva: se le donne non lavorano, i loro posti vanno agli uomini e si abbassa il tasso di disoccupazione. Si introduce un ‘comunismo’ islamico che promuove le piccole imprese. In un contesto simile, con l’applicazione di una sharia moderata e un’economia a gonfie vele, l’Europa non solo accetta la Francia islamica ma si adegua accettando nell’Unione i paesi maghrebini e la Turchia. Anche in Belgio vince la Fratellanza. Mentre tutto ciò accade, Francois si interroga noiosamente su se stesso e sul proprio futuro come il suo “eroe” letterario Huysman andando incontro ad un finale che lascerà a bocca aperta molti lettori.
Houelebecqu è dunque profetico? Forse no. Sicuramente ha introdotto nel romanzo una paura diffusa: quella dell’avanzata musulmana nella laica Francia (ma la paura riguarda altri paesi). Non (solo) un’avanzata politica, ma soprattutto sociale e, nei casi estremi, terroristica. Il libro ha una peculiarità estremamente forte. Francois non giudica quanto avviene, lo descrive passivamente. Houellebecq produce pagine davvero controverse, in cui sembra descrivere un Islam piacevole perché poligamo e esotico, senza commentare o far commentare ai suoi personaggi il mutamento della condizione femminile, per esempio. Le donne per Francois (e per Houellebecq) sono raffinati strumenti di piacere, ancora più raffinati se non hanno parte nella vita sociale del Paese. L’Islam è una condizione politica che il cittadino comune può accettare, e non una trasformazione radicale della propria storia. La storia della Francia, la sua laicità, sono passaggi da archiviare senza sussulti rivoluzionari. Una teoria che rende il libro- a tratti geniale a tratti molto noioso- sostanzialmente inaccettabile.








