Camorra, blitz contro Casalesi: in cella figli di Sandokan

CASERTA- Nelle prime ore della mattinata, nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dai magistrati della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Casal di Principe hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’Ufficio Gip presso il Tribunale di Napoli, nei confronti di 42 indagati, gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, detenzione e porto illegale di armi, ricettazione con l’aggravante del metodo mafioso.

Tanti e gravissimi gli episodi contestati dalla Dda dal 2012 ad oggi, concernenti reati di estorsione, associazione a delinquere, minacce, lesioni. In particolare l’Antimafia si è concentrata sulla fazione

denominata clan “dei casalesi -fazione Schiavone”, individuando il reggente del gruppo criminale in Carmine Schiavone, figlio di Francesco alias Sandokan, al quale, dopo il suo arresto, è subentrato Romolo Corvino. Il sodalizio ha esteso negli ultimi anni il suo controllo all’agro aversano, compresi i comuni storicamente appannaggio della fazione Bidognetti, esclusa tuttavia dalle attività illecite.

 

Ecco cosa ha scoperto la Dda nel corso dei tre anni di indagine.  

STIPENDIO AI CARCERATI- Gli affiliati detenuti continuano a prendere lo “stipendio”  (dai 1.500 ai 2.500 euro), mentre gli affiliati ancora operativi sul territorio beneficiano di una parte dei proventi dei reati fine del gruppo (ovvero estorsioni su attività private e lavori pubblici, su quest’ultimi la tangente versata variava dal 3% al 5%, illecita concorrenza con l’imposizione di macchinette per giochi online), con importi variabili in base alle entrate. Nel corso dei controlli sono stati sequestrati i libri contabili dell’organizzazione (alcuni dei quali trascritti a mano dallo stesso Carmine Schiavone, così come accertato con una perizia calligrafica eseguita dal R.l.S. di Roma), con una situazione, aggiornata al marzo 2013, delle liste di affiliati che percepivano lo stipendio, nonché di imprenditori e commercianti estorti, con un volume di “affari” registrato, mensilmente, che ammontava a circa 200.000 euro di incassi dai soli proventi estorsivi (altri 100.000 euro mensili venivano incassate dai proventi delle imposizioni delle slot machine e dalle scommesse online), mentre per le spese “correnti”, relative al pagamento delle mensilità agli affiliati detenuti, era prevista la somma in uscita di circa 60.000 euro.

L’ARSENALE- Le forze dell’ordine hanno sequestrato nel corso di una serie di blitz un vero e proprio arsenale nella disponibilità del sodalizio (complessivamente 2 kalashnikov,  1 fucile d’assalto, 2 fucile a pompa,  1fucile sovrapposto, 1mitragliatrice e 4 pistole, oltre a vario munizionamento di diverso calibro).

LE ESTORSIONI- Ne corso degli ultimi due anni la fazione ha messo a segno oltre 20 estorsioni  in danno di imprenditori e commercianti, con importi variabili dai 1.500 ai 5.000 euro per ogni vittima (le estorsioni venivano incaricate dal reggente del gruppo, Carmine Schiavone, o nel corso dei “summit” direttamente nei confronti degli affiliati o attraverso la consegna di “pizzini”, alcuni dei quali individuati e acquisiti dai carabinieri, che contenevano il nominativo  della ditta da estorcere).

IL BUNKER-  Gli inquirenti hanno pure scoperto e sequestrato  a Villa Literno un nascondiglio – bunker utilizzato per la latitanza degli affiliati.

IL CODICE DEGLI AFFILIATI- Secondo il provvedimento cautelare, Carmine Schiavone, reggente del gruppo criminale, aveva un controllo, con referenti locali, su tutto il territorio dell’agro aversano, informazioni che gli consentivano di individuare gli imprenditori  I commercianti da estorcere. Oltre al controllo sul territorio il reggente del clan esercitava un vero e proprio comando su tutti gli affiliati, intervenendo nei loro confronti non solo per questioni relative alle dinamiche criminali, ma anche per aspetti legati alla vita privata ritenuti disdicevoli con lo status di appartenente al sodalizio (per esempio in un’attività di intercettazione ambientale Carmine Schiavone non esitava, unitamente ad altri affiliati, a pestare selvaggiamente un soggetto contiguo al clan, che intratteneva una relazione con  una donna, nonostante il suo divieto di frequentarla).

I 42 provvedimenti restrittivi eseguiti consistono in 39 custodie cautelari in carcere e in 3 arresti domiciliari.

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