L’ex boss Raffaele Cutolo: sono sepolto vivo ma se parlo crolla il parlamento

Raffaele Cutolo

Raffaele Cutolo

NAPOLI- “Sono un sepolto vivo, ma se parlo crolla il Parlamento”. Lo dice l’ex boss della Nuova camorra organizzata Raffaele Cutolo, in carcere a Parma in regime di 41bis (carcere duro per i mafiosi). Le sue parole, fatte filtrare dalla moglie Immacolata Iacone e dall’avvocato, sono riportate da Repubblica. Cutolo oggi ha 71 anni, negli anni Ottanta è stato il ras incontrastato e crudele della camorra campana, con tentacoli in tutta Italia. Fino alla politica romana. Oggi deve scontare 13 ergastoli.

“Io- dice Cutolo- sono sepolto vivo in cella. Se esco e parlo, crolla il Parlamento. Se parlo ballano le scrivanie di mezzo Parlamento. Molti di quelli che stanno adesso ce li hanno messi quelli che allora venivano a pregarmi”.

“Non vedo nessuno e nessuno mi vede- continua l’ex boss che vive un continuo isolameto, interrotto solo dalle viste della mogliecon la figlia nata 7 anni fa con inseminazione artificiale e dell’avvocato-  Soltanto mia moglie e mia figlia, un’ora ogni due mesi. L’unica concessione che ho avuto dallo Stato. Al mio difensore ho chiesto di non venire più. Non ho più carichi pendenti, il mio saldo con la giustizia è in pari. E il 41 bis ho smesso di impugnarlo, tanto è inutile”.

“Mi hanno usato e gonfiato il petto, da Cirillo a Moro che, a differenza del primo, hanno voluto morto e infatti mi ordinano di non intervenire. Poi mi hanno tumulato vivo. Sanno che se parlo cade lo Stato. Ma anche un albero che non dà più frutti serve sempre. Lo lasci lì l’albero secco, può fare legna”. “Salto anche l’ora d’aria. Se per respirare un’ora devo farmi perquisire e sottopormi a controlli umilianti, preferisco stare in cella. Allo Stato servo così. Pensano sia ancora legato alla Camorra. Ma quale Camorra?”.

Oggi vive sepolto nel  carcere in cui si trova anche Totò Riina. Nella sua cella, immagini di Giovanni XXIII e Giovanni paolo II, della made, della moglie e della figlia. Perennemente controllato (“Ho una telecamera nel gabinetto”), nonostante la durezza delle condizioni non si pente: “Mi sono pentito davanti a Dio, ma non davanti agli uomini. Cutolo è morto, resuscita per un’ora quando viene sua figlia e gli dà una carezza”.

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