Pestaggio senzatetto a Nola, ore contate per gli aggressori

Il senzatetto che abbiamo ribattezzato 'Sasha'

Il senzatetto che abbiamo ribattezzato ‘Sasha’

NOLA- (di Bianca Bianco e Nello Lauro) Si stringe il cerchio intorno al branco che ha massacrato il senzatetto Sasha la notte del 17 marzo. Nelle scorse ore diverse persone sono state ascoltate presso il commissariato di polizia di Nola. Gli uomini che hanno pestato a sangue il 44enne della Repubblica Ceca che dormiva nella casetta del passaggio a livello delle ferrovie dello stato non sono più fantasmi e le forze dell’ordine stanno stringendo la loro rete intorno al gruppo che in quella sanguinosa serata ha ridotto il vagabondo Sasha in fin di vita infierendo  anche sul suo cane.  Al momento non ci sono fermi né arresti, ma il quadro investigativo si fa più chiaro ogni ora che passa. Gli elementi in mano agli investigatori sono diversi.

IL SUPERTESTIMONE- E’ un esponente delle forze dell’ordine che abita in una casa che si affaccia sulla stazione ferroviaria e che quella sera, con grande coraggio e sangue freddo, ha affrontato il branco che stava massacrando Sasha dopo avere assistito alla scena del pestaggio dal terrazzo di casa. L’uomo è sceso in strada ed ha chiesto ai giovani di fermarsi, quelli per tutta risposta hanno superato i binari (passando sotto una telecamera a quanto pare disattiva) ed hanno raggiunto il viale della casa del testimone minacciandolo in dialetto. Poi però sono stati messi in fuga. Ha visto che si trattava di giovani vestiti come normali teen ager e che c’erano degli scooter. La sua versione dei fatti è stata resa anche dinanzi gli inquirenti, suffragata dalla testimonianza del fratello e di altri residenti della zona che hanno assistito alla scena.

SASHA- Il senzatetto che abbiamo ribattezzato Sasha dormiva quando è stato assalito. Ma ha potuto raccontare, pare con una certa riluttanza,  agli investigatori quei tremendi attimi in cui ha rischiato di perdere la vita.

LA STAZIONE E LE TELECAMERE- Qui la polizia ha effettuato rilievi per verificare la presenza di tracce del passaggio della furia del branco. Sangue, impronte digitali e soprattutto frame di telecamere di videosorveglianza. Secondo quanto riferito da una fonte al giornalelocale.it, la telecamera piazzata nei pressi del passaggio a livello era disattiva. Proprio sotto il suo occhio elettronico è passato il gruppetto inferocito dai richiami del testimone oculare. La polizia avrebbe però acquisito altre immagini di altre telecamere in zone limitrofe.

IL MOVENTE- Quello accreditato in un primo momento era la xenofobia. Gli inquirenti hanno valutato che ad agire sia stata un’orda motivata dall’odio. A portare su questa strada gli investigatori è stata anche una inquietante coincidenza: il 17 marzo un rogo ha distrutto un rifugio di extracomunitari a piazza D’Armi, 20 stranieri che bivaccavano in quella zona sono stati messi in salvo. Altra pista seguita, quella della droga.

Sulla base di questi elementi e di altri acquisiti nelle ore successive al pestaggio, la polizia sarebbe già sulle tracce degli autori della vile aggressione. Un’aggressione che ha sconvolto la città di Nola che in questi giorni si sta rendendo protagonista di una gara di solidarietà animata da cittadini comuni che spontaneamente, disinteressatamente, stanno raccogliendo quello che serve a Sasha o semplicemente stanno andando in ospedale a trovarlo, consolarlo, farlo sentire meno solo.

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