Fujenti Madonna dell'Arco

Fujenti di Madonna dell’Arco, lacrime e sangue: si rinnova il secolare rito del Lunedì in Albis

fujenti madonna dell'arcoSANT’ANASTASIA- (di Nello Lauro) Lacrime, stanchezza, svenimenti, visioni. Un groviglio di emozioni forti, estreme che rendono il giorno del Lunedì d’Albis speciale, struggente, ricco di pathos. Fedeli esausti con gli occhi spiritati con il cuore a mille pulsazioni quando varcano il sacro portone della chiesa. La pietà popolare al santuario della Madonna dell’Arco esplode ogni anno, da oltre cinque secoli, il lunedì dopo Pasqua, in ricordo di quel lunedì del 1450 in cui avvenne il primo miracolo. Alcune manifestazioni di fede, che ebbero origine alla fine del Cinquecento, non sono mutate molto con il passare degli anni. Si calcola che il lunedì in albis oltre duecentomila persone affluiscano da tutta la Campania e da altre regioni. Tantissimi anche da Nola, Cicciano e dagli altri Comuni dell’area nolana. Caratteristica di questa giornata è la partecipazione al pellegrinaggio di numerosi gruppi di “battenti” (cioè coloro che si battono mentre camminano in processione a devozione della Vergine) o “fujenti” (cioè coloro che corrono durante il loro pellegrinaggio al santuario) di ambo i sessi. Vestiti di bianco con fasce rosse alla vita e azzurre a tracolla, preceduti da bandiere e stendardi tutti con l’immagine della Madonna dell’Arco, vengono a piedi (talora scalzi), spesso con molte ore di cammino alle spalle. Di solito, i gruppi di devoti che si recano al santuario della Madonna dell’Arco allo scopo di portare a compimento il proprio voto, partono nelle prime ore del mattino, dopo essersi radunati davanti alla chiesa parrocchiale o presso la sede dell’associazione. Il pellegrinaggio alla Madonna dell’Arco il lunedì dopo Pasqua, con la sua schiettezza e semplicità popolare, con le sue esuberanti manifestazioni, ha esercitato un potente fascino sull’animo degli artisti. Le loro opere si possono ammirare nei più importanti musei di Napoli, Parigi, Angers, Cardiff.

ILMIRACOLO DEL1450 – L’inizio del culto è legato ad un episodio avvenuto verso la metà del XV secolo; era un lunedì di Pasqua, il giorno della cosiddetta ‘Pasquetta’, cioè la famosa gita fuori porta di una volta e nei pressi di Pomigliano d’Arco, alcuni giovani stavano giocando in un campetto a “palla a maglio”, oggi diremmo a bocce; ai margini del campetto sorgeva un’edicola sulla quale era dipinta una immagine della Madonna con il Bambino Gesù, ma più propriamente era dipinta sotto un arco di acquedotto; da questi archi vengono i nomi di Madonna dell’Arco e Pomigliano d’Arco. Nello svolgersi del gioco, la palla finiva contro un vecchio tiglio, i cui rami ricoprivano in parte il muro affrescato, il giocatore che aveva sbagliato il colpo, in pratica perse la gara; al colmo dell’ira il giovane riprese la palla e bestemmiando la scagliava violentemente contro l’immagine sacra, colpendola sulla guancia che prese a sanguinare. La notizia del miracolo si diffuse nella zona, arrivando fino al conte di Sarno, un nobile del luogo, con il compito di ‘giustiziere’; dietro il furore del popolo, il conte imbastì un processo contro il giovane bestemmiatore, condannandolo all’impiccagione. La sentenza fu subito eseguita e il giovane venne impiccato al tiglio vicino all’edicola, che però due ore dopo ancora con il corpo penzolante, rinsecchì sotto lo sguardo della folla sbigottita. Questo episodio miracoloso suscitò il culto alla Madonna dell’Arco, che si sparse subito in tutta l’Italia Meridionale; folle di fedeli accorsero verso il luogo del prodigio, per cui fu necessario costruire con le offerte dei fedeli, una cappella per proteggere la sacra immagine dalle intemperie. Un secolo dopo il 2 aprile 1589, avvenne un secondo episodio prodigioso, era anche questa volta un lunedì dopo Pasqua, ormai consacrato alla festa della Madonna dell’Arco e una donna certa Aurelia Del Prete, che dalla vicina S. Anastasia, oggi Comune a cui appartiene la zona di Madonna dell’Arco, si stava recando alla cappella per ringraziare la Madonna, sciogliendo così un voto fatto dal marito, guarito da una grave malattia agli occhi. Mentre avanzava lentamente nella folla dei fedeli, le scappò di mano un porcellino che aveva acquistato alla fiera, nel cercare di prenderlo, sfuggente fra le gambe della gente, ebbe una reazione inconsulta, giunta davanti alla chiesetta, gettò a terra l’ex voto del marito, lo calpestò maledicendo la sacra immagine, chi l’aveva dipinta e chi la venerava. La folla inorridì, il marito cercò invano di fermarla, minacciandole la caduta dei piedi, con i quali aveva profanato il voto alla Madonna; le sue parole furono profetiche, la sventurata cominciò ad avere dolori atroci ai piedi che si gonfiavano e annerivano a vista d’occhio. Nella notte tra il 20 e 21 aprile 1590, notte di venerdì santo, ‘senza più dolore e senza una goccia di sangue’ si staccò di netto un piede e durante il giorno anche l’altro. I piedi furono esposti in una gabbietta di ferro e ancora oggi sono visibili nel Santuario, perché la grande risonanza dell’avvenimento, fece affluire una grande folla di pellegrini, devoti, curiosi, che volevano vederli; con loro arrivarono le offerte, si rese necessario costruire una grande chiesa, di cui fu nominato rettore S. Giovanni Leonardi da parte del papa Clemente VIII. Il 1° maggio 1593 fu posta la prima pietra dell’attuale Santuario e già dall’anno seguente subentrarono a gestirlo e lo sono tuttora, i padri Domenicani. Il tempio sorse tutto intorno alla cappellina della Madonna, la quale fu anch’essa restaurata ed abbellita con marmi, nel 1621; l’immagine dopo questi lavori, fu in parte coperta da un marmo, per cui per tutto questo tempo è rimasta visibile solo la parte superiore dell’affresco, il mezzo busto della Madonna e del Bambino; recentissimi lavori hanno riportato alla luce e alla venerazione dei fedeli l’intera immagine. Vari prodigi si sono ripetuti intorno alla sacra effige, che riprese a sanguinare nel 1638 per diversi giorni, nel 1675 la si vide circondata da stelle, fenomeno osservato anche da papa Benedetto XIII.

ANNO DOMINI 2015–  Quest’anno le porte del Santuario si spalancheranno alle ore 4 del mattino e da quel momento avrà luogo una delle più suggestive manifestazioni di religiosità popolare del Mezzogiorno, uno degli eventi religiosi più sentiti dalla popolazione vesuviana: numerosissime squadre di battenti, da ogni parte del territorio circostante, manifesteranno per le proprie strade, nei propri quartieri, l’amore e la devozione per la Vergine dell’Arco, prima di giungere al Santuario. “Mi auguro che da parte dei fedeli venga colto, anche quest’anno, il vero significato di questo pellegrinaggio che assurge a simbolo indiscusso del legame tra la Madre ed i suoi figli. Quello dei battenti è un rito fortemente sentito quanto toccante – ha dichiarato il Priore Alessio Romano – ed anche se non viene condiviso da larga parte del resto dei credenti per via di taluni eccessi, quanto per manifestazioni di fede ritenute esagerate e talvolta fin troppo energiche, è appunto un modo vero e vivo di trasmettere la fede; è un richiamo di amore, la riconferma della familiarità con la Vergine dell’Arco che è Madre di tutti: ciascun figlio, appunto, manifesta il proprio amore per la sua madre in modi diversi, i battenti sono i figli che lo manifestano nel modo che gli è più intimo e congeniale. Anche quest’anno, siamo sicuri di riuscire ad accogliere al meglio tutti i fedeli, abbiamo messo a punto ogni dettaglio nell’organizzazione di questa giornata: colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che collaboreranno, al nostro sostegno, in questa giornata movimentata ma emotivamente forte, fortissima”.

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